la novità
Contro lo spam telefonico. Il call center, prima di parlare, deve presentarsi
Con iOS 27.2 è arrivato anche in italiano “Chiedi il motivo della chiamata”. L’iPhone interroga i numeri sconosciuti prima di far squillare il telefono. Negli Stati Uniti la funzione è attiva da oltre un anno, ma i primi dati ridimensionano l’idea di una rivoluzione. In Italia potrebbe comunque diventare una difesa importante contro il telemarketing selvaggio

Foto Ap via LaPresse
A quanti squilli corrisponde la fine della civiltà occidentale? Tre, forse quattro: il tempo necessario perché il pollice scivoli sul vetro temperato dell’ennesimo iPhone, pronto a ricordarci che il mercato dell’energia elettrica è libero, liberissimo, tanto da chiamarci a ogni ora del giorno. Ci eravamo preparati ai cavalieri dell’Apocalisse, e invece è arrivata una voce registrata che ci propone, con urgenza quasi mistica, un cambio di tariffa per il gas o per la luce.
L’iPhone ha imparato a
chiedere il motivo della telefonata
Da questa settimana, almeno per chi ha aggiornato il proprio iPhone, c’è una piccola novità. Non così grande, nel mondo Android esiste da più tempo, ma con iOS 27.2 Apple ha portato anche in italiano “Chiedi il motivo della chiamata”, la funzione che permette di rispondere al posto nostro quando a chiamare è un numero sconosciuto, o meglio non presente in rubrica. Il telefono chiede perché ci stanno cercando e il chiamante deve dichiararsi: la sua risposta viene trascritta sul display e soltanto dopo il proprietario decide se accettare la telefonata. Una specie di portiere digitale, con una domanda che in Italia potrebbe avere un futuro: “Scusi, lei chi è e cosa vuole?”.
La funzione era stata presentata nel giugno 2025 con iOS 26 ed è arrivata sugli iPhone americani a settembre dello stesso anno. Per l’italiano, invece, è servito aspettare oltre un anno. Ma il ritardo non rende meno interessante l’idea. Attenzione, però: l’iPhone non riconosce automaticamente un call center, non certifica l’identità di chi chiama e non distingue una telefonata commerciale da quella del medico che vuole spostare un appuntamento. Raccoglie quello che il chiamante dichiara e lo mostra a chi deve decidere. Se dall’altra parte c’è un operatore in carne e ossa, dovrà spiegare chi è. Se c’è un sistema automatico, dovrà almeno provare a superare la domanda. Non è un blocco dello spam, ma un filtro interattivo. E già questo, per chi riceve venti telefonate al giorno, non è poco.
L’esperienza americana
Negli Stati Uniti, dove il Call Screening è disponibile da settembre 2025, i primi numeri non raccontano la disfatta dei call center. Un’analisi pubblicata da Nooks, società che lavora con strumenti per le vendite telefoniche, ha preso in esame oltre mille clienti e milioni di chiamate effettuate nelle prime due settimane dal lancio. Soltanto il 2,5% delle telefonate ha incontrato un assistente vocale: il tasso di connessione è diminuito di appena 0,1 punti percentuali, una variazione giudicata dall’azienda dentro la normale oscillazione statistica. È un campione di operatori commerciali, non una fotografia di tutti gli utenti americani, ma basta a raffreddare le profezie sull’estinzione del telemarketing. Il problema, del resto, non è scomparso oltreoceano. Nel 2025 la Federal Trade Commission ha ricevuto oltre 2,6 milioni di reclami per telefonate indesiderate.
E in Italia? Qui il call center selvaggio ha già imparato a cambiare numero, prefisso e travestimento. Il Registro delle opposizioni è diventato un passaggio obbligato per chi non vuole essere disturbato, ma non ha eliminato il problema anche perché chi lavorava nell’illegalità lì era rimasto.
Nel frattempo AGCOM ha introdotto il filtro anti-spoofing, che agisce a monte della rete e blocca le chiamate provenienti dall’estero che utilizzano numerazioni italiane contraffatte o non conformi. I risultati non sono irrilevanti: nei primi otto mesi del 2026 il filtro ha fermato circa 191 milioni di chiamate, il 7,2% del totale considerato, con una media di 790 mila al giorno. Le chiamate dall’estero con un numero mobile italiano contraffatto sono diminuite del 95% rispetto al periodo precedente all’estensione del blocco alle numerazioni mobili. Ma il filtro AGCOM colpisce una tecnica precisa, non ogni telefonata commerciale. Restano le chiamate generate sul territorio nazionale e quelle che non rientrano nelle categorie bloccate.
Cosa aspettarci da questa
novità
È qui che il piccolo interrogatorio di Apple può trovare spazio. I due strumenti non si sostituiscono: uno lavora sulla rete e impedisce a una parte del traffico contraffatto di arrivare al destinatario; l’altro agisce sul dispositivo e chiede a chi è riuscito a passare di spiegare le proprie intenzioni. Il filtro interattivo non promette di chiudere i call center, ma mette il cittadino nella condizione di scegliere prima di rispondere. È una delle difese più efficaci oggi a disposizione del singolo proprio perché non dipende soltanto da una lista di numeri sospetti: costringe chi chiama a presentarsi.
Resta da vedere come reagirà l’inventiva nazionale. Le agenzie più scaltre si adatteranno, gli altri forse continueranno a mandare in linea voci registrate che non sanno rispondere alla domanda. Qualcuno proverà a presentarsi come “servizio clienti”, qualcun altro come un vecchio amico. Per una volta, però, il primo a dire pronto non sarà il cittadino. Toccherà al call center.