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I numeri brevi non fermeranno la coda lunga dello spam telefonico
La buona volontà non manca, ma una maggiore trasparenza per chi opera legalmente non limiterà le chiamate dei soggetti fuori dalla legge. Continua la rincorsa tra legislatore e le frodi telefoniche, una storia piena di scelte e contromisure
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4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:10 AM

Foto di Marília Castelli via Unsplash
L’ultima scelta dell’Agcom contro il telemarketing selvaggio è elegante: un numero breve chiamante di tre cifre per distinguere a colpo d’occhio i call center che stanno dentro le regole da quelli cattivi. Insomma, un codice per gli “operatori buoni”, che dovranno farsi certificare e comparire sul display con cifre identificabili, invece dei soliti numeri anonimi e ambigui.
Funzionerà?
In parte sì. Se la banca, l’operatore telefonico o il fornitore di energia chiamano da un numero riconoscibile, diventa più semplice separare i customer care dalle chiamate pubblicitarie. Ma proprio perché è una corsia preferenziale per i virtuosi, si lascia intatto il terreno dei cattivi: chi camuffa il numero o chiama da una stanza di Limassol non ha alcun interesse a farsi riconoscere.
Lo spam telefonico non vive sulla trasparenza, ma mascherando la realtà. Il Registro delle Opposizioni lo aveva già mostrato: chi è in regola lo rispetta, gli altri no. E le chiamate non sono diminuite come si sperava.
Chi chiama per frodarci, infatti, sfrutta le debolezze del sistema telefonico. La tecnica chiave è lo spoofing: l’ID chiamante viene alterato e sul display compare un numero diverso da quello reale, magari con il prefisso di zona del destinatario. È così che funzionano le truffe più grossolane: il chiamante sembra familiare, le difese si abbassano e si finisce a dettare codici o confermare operazioni mai richieste.
Tante soluzioni, pochi risultati
Negli ultimi anni l’Autorità è intervenuta anche sul piano tecnico, introducendo filtri antispoofing che bloccano le chiamate dall’estero camuffate da numeri italiani. Il sistema, operativo dal 2025, intercetta milioni di tentativi al giorno. Il risultato è quasi ironico: sono (quasi) spariti i falsi numeri italiani, le compagnie adesso verificano che siano reali prima di inoltrarci la chiamata, ma sono aumentati gli squilli da prefissi veri ma lontani, dal Regno Unito alla Spagna, dalla Grecia alla Francia.
Cipro è diventata una capitale di questa geografia del fastidio. Nell’isola operano strutture organizzate che macinano migliaia di chiamate al giorno vendendo soprattutto finti investimenti online. Non usano quasi mai il prefisso +357, preferiscono simulare numeri nazionali e internazionali. Il principio resta lo stesso: sembrare vicini per colpire da lontano.
Da qui il limite della delibera Agcom: migliora l’identità dei soggetti legittimi, ma non tocca né gli strumenti né il modello di business di chi opera fuori dalle regole. Chi è già fuori continuerà a chiamare da numeri esteri o a mascherarsi meglio. Insomma, si è creato un bollino di qualità telefonico: utile, persino rassicurante. Ma finché non si interviene sulle filiere dei call center offshore e sulla responsabilità delle aziende che esternalizzano l’aggressività commerciale, il sistema resta asimmetrico. Anche per un motivo molto concreto: nonostante le contromisure, il blocco totale è difficile. Le chiamate da numerazioni straniere non vengono fermate neanche quando sono spam, inoltre il roaming (legittimo) impone di lasciare passare numeri italiani usati davvero dall’estero e i truffatori cambiano continuamente pelle, adattandosi di continuo ai filtri tecnici.
Il caso spagnolo
Per capire cosa quanto sia difficile intervenire alla radice basta guardare alla Spagna. Dopo un registro delle opposizioni più rigido del nostro, Madrid ha scelto un’altra strada parallela: nel settore energia ha vietato le chiamate commerciali senza consenso esplicito e imposto prefissi dedicati agli operatori. E soprattutto ha messo in discussione il punto decisivo: il contratto. È allo studio una norma che rende di fatto impossibile concludere accordi per telefono. Il contatto può esserci, la firma no. Va fatta in presenza. È una logica diversa: non si certificano solo i buoni, si toglie convenienza ai cattivi. Se il contratto telefonico non vale la fatica, ogni chiamata diventa un costo.
La catena però resta intatta, a Roma come a Madrid, soprattutto nei settori più redditizi e pericolosi. Se un tempo l’obiettivo erano soprattutto i contratti di luce, gas o telefonia, oggi le frodi telefoniche si spingono soprattutto su offerte ad alto rischio, dai falsi investimenti finanziari ai bitcoin, con il risultato di far perdere somme rilevanti ai consumatori. Alla fine i buoni si faranno riconoscere, ma i cattivi continueranno a nascondersi.