Il Vannaccismo esoterico che frulla induismo e nazismo con l’AI

Fashwave, cultura incel, occultismo nazista: attorno a Vannacci prende forma un nuovo immaginario costruito con l’intelligenza artificiale. Miguel Serrano e il Kali Yuga entrano così nel repertorio memetico della campagna elettorale

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Nemmeno Giorgio Galli e Nicholas Goodrick-Clarke, tra i primi accademici a essersi dedicati allo studio del “nazismo magico”, avrebbero potuto scommettere che grazie all’intelligenza artificiale e alle piattaforme social si sarebbe finiti a parlare in Italia di occultismo nazista, come fosse una categoria politologica da usare per la campagna elettorale. Accade infatti che inizino a circolare massivamente sulle piattaforme social video realizzati con intelligenza artificiale nei quali il generale Roberto Vannacci diventa una sorta di cavaliere bianco della crociata memetica e post-ironica dei troll che maggiormente si abbeverano ad un certo immaginario che negli Usa ha dato vita alla Online Right e alla fashwave: un retrofuturismo che abbina atmosfere pop e estetiche naziste.
In questi video, non realizzati dal partito di Vannacci ma che non pochi scambiano per autentico materiale di Futuro nazionale, anche perché campeggia sempre su di essi in bella vista il logo del partito, il protagonista è il generale nelle vesti di supereroe sospeso a metà tra subcultura incel e adepto dei segreti culti nazionalsocialisti. E così tra sganassoni a maranza e femministe, irruzioni dentro studi di psicoterapia, accusata di disgregare la famiglia, ecco apparire in un video Miguel Serrano, nelle vesti di maestro occulto alla cui sapienza il generale Vannacci corre ad abbeverarsi nel cuore di un tempio tibetano e sulle note di una canzoncina che evoca il Kali Yuga, età oscura della decadenza.
Miguel Serrano, per chi non lo sapesse, è stato un diplomatico cileno, corrispondente di Carl Gustav Jung, cultore di dottrine orientali e uno dei più “eminenti” propugnatori di una dottrina che mescolava induismo e nazismo, leggendo in Adolf Hitler l’ultimo Avatar di Visnù. Praticamente uno al cui confronto Julius Evola pare Arnaldo Forlani. Il tutto potrebbe essere rubricato alla voce “bizzarrie di un tempo in cui l’AI slop sta frullando l’indicibile”, non fosse che la vasta circolazione dei materiali, oltre alla confusione prima citata, inizia a raggiungere parlamentari e dibattito politico.
Abbiamo così il senatore della Lega Claudio Borghi che avverte l’esigenza di polemizzare con l’account che fa circolare su X i video del “vannaccismo esoterico”: nella sua risposta all’utente, Borghi dice “a parte quei due fulminati che colgono i vari riferimenti evolian-hitlerian-esoterici (io ho studiato Evola ma perché mi interessava come artista-precursore dell’astrattismo in Italia) se guardi chi se la ride per le tue sloppate troverai molti fan M5s prima ora”. Il problema non sono però tanto Evola dadaista o il singolo video che ricalca nei fatti la Great Meme War trumpiana del 2016, quando i meme – all’epoca gli AI slop non andavano per ovvie ragioni tecnologiche – pullulavano di militi delle Waffen-SS, di soli neri e di altra parafernalia estratta di peso dai rituali del maniero di Wewelsburg o dai testi di Karl Maria Wiligut, il “Rasputin di Himmler”, quanto il fatto che tutta questa roba faccia massa critica e si accompagni a un certo rumore di fondo proveniente dalle chat vannacciane dove il clima viene definito “agghiacciante”, da uno degli stessi teorici del partito, Luca Sforzini.
Sforzini, che ha cercato di rappresentare un’ala più liberale, sembra essere stato messo in minoranza da gente che confonderebbe la mistica nazista Savitri Devi con una onlyfanser ospite de La Zanzara. Anche altri più moderati, come Luca Bellotti, abbandonano la barca, lasciando il tutto nelle mani del massimalismo. Vannacci non sembra scomporsi. Non stigmatizza e non prende posizione, nonostante sui video in cui viene presentato come profeta incel e come allievo di occultisti nazisti ci siano il suo volto e il logo del suo partito. La post-ironia, ovvero l’utilizzo di materiali controversi in modo postmoderno al fine di rendere evanescente il confine tra intento serio e posa scherzosa, è sempre scivolosa.
Manca ancora un po’ al voto e siamo già arrivati alle bianche nevi del Tibet viste come porta d’ingresso nell’Agartha nazista. Probabilmente gli stessi parlamentari dovrebbero riporre i cellulari per un po’, se non sanno resistere alla tentazione di dover interagire, sia pure per fini polemici, con il motore invisibile che alimenta questa melassa. Di questo passo, se a settembre 2026 siamo a Miguel Serrano, nel marzo 2027 di cosa parleremo? Di come applicare la “Crociata contro il Graal” di Otto Rahn al caro-benzina o di “Siege” di James Nolas Mason per pratici suggerimenti di sicurezza urbana?