Lezioni di galateo da Musk

Redazione

Le dichiarazioni scomposte di Elon Musk sulla possibilità di togliere dal listino americano la sua Tesla attraverso il rastrellamento di azioni con l’aiuto di fondi di investimento ancora sconosciuti è l’esempio di cosa non si deve fare quando si sta seduti al tavolo dei mercati. Musk ha anticipato l’idea con un tweet mercoledì motivando un’indagine per approfondimenti da parte della Sec, l’autorità di Borsa americana, per non avere comunicato con gli investitori secondo le regole e lo stesso board della compagnia di auto elettriche ha chiesto approfondimenti.

 

Gli azionisti dovranno scegliere se cedere le proprie quote o continuare a scommettere su Musk e i suoi progetti in una Tesla non più quotata e quindi meno stressata dalle tensioni dei mercati. Musk cerca di sfuggire dalla pressione esercitata da analisti e investitori, preoccupati dalle difficoltà di produzione che Tesla ha dimostrato negli ultimi mesi. Buona parte del problema sta nell’incapacità di Musk di rispettare il galateo della finanza che è fatto di regole scritte e di prassi che, se violate, possono essere sanzionate. E a rimetterci non è solo il manager ma anche gli investitori che rappresenta. A maggio Musk aveva abbandonato una conference call perché gli analisti gli chiedevano come mai il suo modello di auto elettrica di fascia media, quindi più popolare, la Model 3, non riuscisse a vendere come da lui previsto.

 

Musk ha detto di non volere rispondere a domande “noiose e stupide”. Questo atteggiamento strafottente è costato in prima battuta a Tesla un ribasso del titolo dell’8 per cento circa, pari a un miliardo di capitalizzazione. E in secondo luogo Musk si è esposto molto perché non volendo offrire chiarimenti – avrebbe potuto farlo anche in modo elusivo come spesso fanno i ceo – ha dato modo di ritenere che Tesla stia sanguinando. Le intemerate su Twitter invece spingeranno gli investitori a testare opportunità di guadagno con vendite allo scoperto, scommettendo al ribasso sul titolo Tesla.

 

Musk ha dimostrato di avere difficoltà a cavarsela con la filiera dell’automotive, l’aveva definita complessa. Le case auto tradizionali lo insidiano. Era riuscito a tenere in piedi il suo castello promettendo fantasticherie agli analisti e agli investitori. Era un gentiluomo affabile al tavolo dei mercati, ma lo vuole abbandonare sputando nel piatto. Una lezione per chi, come il governo legastellato, con una dichiarazione blandisce gli investitori e con un’altra li mette in ansia.

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