Perché nella Silicon Valley c'è tanta attesa per le prossime mosse di Telegram

Alessandro Berrettoni

Che sarà la più grande Ico di sempre già era nell’aria, ma l’hype crescente intorno al fund raising per la start up di moneta digitale di Telegram lo sta dimostrando. Molta della Silicon Valley che conta sta pensando di investire sulla app di messaggistica russa. La modalità è quella dell’initial coin offer, un modo per le compagnie di raccogliere denaro attraverso la tecnologia blockchain, l’architrave delle criptovalute. Non si tratta di vendere azioni o patrimoni, ma di emettere token virtuali da immettere sul mercato.

 

Secondo quanto scrive oggi il Financial Times, l’applicazione russa vorrebbe arrivare a raccogliere almeno un miliardo e 200 milioni di dollari, per costruire un sistema di economia virtuale all’interno dell’app per poi lanciare la propria criptovaluta: Gram. Le società di investimenti Kleiner Perkins Caufield & Byers, Benchmark e Sequoia Capital starebbero pensando di investire 20 milioni ciascuna. In pratica Telegram è intenzionata a creare una rete blockchain (Telegram Open Network, TON) dando la possibilità di creare e gestire un portafogli elettronico più facilmente utilizzabile rispetto alle altre monete attuali.

 

I fondi di investimento stanno già rispondendo alla chiamata, Telegram è utilizzata già da 170 milioni di utenti, ma secondo le dichiarazioni del fondatore Pavel Durov, punta a raggiungerne un miliardo entro il 2022. Molti consensi ma anche scetticismo, sia per i rischi latenti sulla sicurezza che per le ragioni della raccolta di fondi, in un momento in cui mancano altri flussi di entrata. Ma l’asticella è puntata molto in alto. Dopo aver fondato Vkontakte, Durov ha lasciato la Russia nel 2014 e ha stabilito il quartier generale di Telegram a Dubai. Nel giro della finanza californiana si parla molto del piano dell’applicazione anti WhatsApp, che ormai si è consolidata dal lato degli utenti, ma che con la creazione di Gram vuole stabilire i confini di un’economia virtuale dove “i suoi utenti possono fornire una massa critica per spingere le criptovalute verso l’adozione diffusa”.

 

Anche perché Telegram, con la sua attenzione alla crittografia, è già il social di riferimento per le comunità “crypto”. Steven Nerayoff, che ha lavorato con Ethereum per la sua offerta iniziale di moneta, ha descritto bene questo sentimento: “E’ una tattica vecchia scuola, à la Warren Buffet, investi in ciò che conosci”. Adesso se ne sono accorti anche i fondi di investimento tradizionali, incuriositi dalle potenzialità di TON. La rete virtuale, promette Durov, sarà pronta a metà 2019. “Fare profitto non sarà mai il nostro obiettivo finale”, ha detto il fondatore, nel frattempo diventato milionario. Intanto arrivano i dollari, poi vediamo.

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