Sempre le storie romane (le storiacce ancor di più), a un certo punto si mutano in una saga del soprannome – nell’epiteto ora felice, ora greve. Persino la politica, nella città eterna, ciclicamente annaspa, e in parte si compiace, in un groviglio che, filologicamente, sta a metà tra curva ultrà e ciclo cinematografico der Monnezza.