Lui, si scoprì quel giorno dopo cinque ore di ascolto-radio, era una voce. La sua. Voce che veniva prima di tutto e significava tutto e dava finalmente credibilità a quella che, in seconda media, era sembrata una leggenda: “I radicali parlano ore di fila, anche otto-nove-dodici-quindici ore, per fare ostruzionismo”, aveva detto la professoressa.