In miniera. In galera. Nelle stive dei gommoni. Con gli schiavettoni nei galeoni come i negri di Amistad. A calci in culo fino a Belluno. Gasati come siriani a Budapest, marchiati come profughi a Breclav. L’altra notte. E verrebbe da scrivere “alla luce delle fotoelettriche”, come nelle cronache dei disastri d’antan. Se questa è l’Italia, se questa è #labuonascuola