I costi per il paese di un Golden power illimitatoSe tutto diventa strategico, nulla lo è più. I superpoteri del governo rischiano solo di danneggiare le impresediAlberto Saravalle e Carlo Stagnaro10 APR 21
Proteggere il lavoroLe incoerenze della legge e quelle della Consulta. Contro la fake news sui licenziamentidiPietro Ichino3 APR 21
Il whatever it takes che manca per risolvere il dramma CovidIl problema della pandemia è da considerarsi risolto o in via di soluzione in quei paesi che hanno saputo gestirlo. Non per gli altri. Fra questi, purtroppo, ci siamo noidiIgnazio Angeloni6 MAR 21
L'altro orizzonte possibileDraghi, il recovery, l'Europa: Italy is backSui vaccini è dura, la crescita non va e i contagi salgono. Ma essere ottimisti è possibile. Cinque ragioni utili per capire perché le stelle dell’Italia si sono finalmente allineate. Guida al rimbalzo che saràdiClaudio Cerasa3 MAR 21
Veteroliberisti einaudiani senza vergogna: un manifestoChi vuole il privato, si aiuti col pubblico. Chi vuole il pubblico, governi da privato. Tutti oggi vogliono riformare il capitalismo, con il socialismo di stato non era possibile riforma alcuna, perché la polizia politica non si lascia mai riformare, ma con i mercati tutto è possibilediGiuliano Ferrara27 FEB 21
Tra scioperi e inchiesteNello specchio dei riderChi esulta per l'inchiesta contro gli "schiavisti" della Gig economy e chi si lamenta perché vorrebbe la pizza a casa senza pagare. E se tra lotta di classe e liberisti avesse anche stavolta ragione Renzi, con il tanto bistrattato Jobs Act?diMaurizio Crippa27 FEB 21
Uno stato da DraghiC’è il debito buono, sì, ma c’è anche lo stato buono: quello che crea competizione. Cosa farà Draghi su prescrizione, Alitalia, Atlantia, licenziamenti e rete unica? Un filo conduttore, con qualche notiziadiClaudio Cerasa27 FEB 21
Un paese irriformabileIstituzioni, progetti, Europa. Non basta una crisi per salvare l’Italia. Sfogo di un riformista non ottimistadiMichele Salvati6 FEB 21
L’Hamilton riluttanteHenry Adams lo descrisse come il momento più drammatico dei primi anni della politica dell’Unione. L’11 luglio 1804 i duellanti dissero all’unisono “Presente!” e alzarono le loro pistole. Dopo gli spari, Alexander Hamilton cadde a terra dicendo: “Sono un uomo morto”. Così, per mano del suo rivale a New York, l’allora vicepresidente Aaron Burr, si concluse la vita del padre fondatore della nazione di immigrati, nato nelle Indie OccidentalidiAlessandro Aresu e Andrea Garnero3 FEB 21
L’Hamilton riluttanteHenry Adams lo descrisse come il momento più drammatico dei primi anni della politica dell’Unione. L’11 luglio 1804 i duellanti dissero all’unisono “Presente!” e alzarono le loro pistole. Dopo gli spari, Alexander Hamilton cadde a terra dicendo: “Sono un uomo morto”. Così, per mano del suo rivale a New York, l’allora vicepresidente Aaron Burr, si concluse la vita del padre fondatore della nazione di immigrati, nato nelle Indie OccidentalidiAlessandro Aresu e Andrea Garnero3 FEB 21