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da New York •
Quei tredici secondi in più di Yeman Crippa alla Maratona di New York
L'italiano conquista il secondo posto dietro lo svedese Andreas Almegren. Con questo risultato si qualifica di diritto per la Maratona delle Olimpiadi di Los Angeles 2028: "Al di la del risultato ho colto l’unicità di questa maratona"

Yeman Crippa sul traguardo della Maratona di New York (foto Getty Images)
C’è mancato poco. Yeman Crippa non ha vinto la maratona di New York per soli 13 secondi e 13 centesimi. Lo ha battuto lo svedese Andreas Almegren, campione del mondo della mezza maratona, ma al debutto nella distanza regina della corsa di durata. Uno sprint fulminate cui Crippa non ha saputo rispondere. Valore di un secondo posto a New York 60.000 dollari, più ovviamente gli eventuali premi degli sponsor personali, c’è di che essere anche economicamente contenti.
Non ci può essere delusione per essere stato protagonista nella più famosa e partecipata maratona del mondo nel giorno in cui la corsa dei “Five Boroughs”, che attraversa tutta la città da Staten Island a Central Park, compiva 50 anni. Una gara veloce, tanto che il vincitore ha eguagliato il quarto tempo di sempre e Crippa ha segnato il quinto. Con questo secondo posto Crippa si qualifica di diritto per la Maratona delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. “Non posso negare che quando siamo entrati nel parco e siamo rimasti in tre ho pensato che potevo anche vincere, ma quando Almegren a 800 metri dall’arrivo è scattato ho capito che non sarebbe successo, non ce l’ho fatta a tenerlo. Lui anche se era alla prima maratona sulla mezza ha un record personale di un minuto e venti secondi migliore del mio. Oggi è più forte ,ma non ho nulla da rimproverarmi. Sono felice per la gara che ho fatto e la qualificazione per Los Angeles è importante”. Insomma si può vincere la maratona più iconica del mondo anche senza averne corsa una prima, si può vincere anche se bianco ed europeo, lasciando keniani ed etiopi giù dal podio. Terzo si è classificato Kamohelo Mofolo dal Lesoto.
Negli ultimi 30 anni Almegren è solo il terzo europeo a conquistare New York Marathon, lo hanno preceduto l’ultimo italiano a vincere qui, Giacomo Leone nel 1996, e l’olandese, nato in Somalia, Abdi Nageeye nel 2024, due europei sul podio non apparivano dal 1988 quando Salvatore Bettiol arrivò secondo alle spalle del britannico Steve Jones.
“È stata un ‘esperienza fantastica. Al di la del risultato ho colto l’unicità di questa maratona. Per la prima parte ho sentito tutto il tifo del pubblico, un vero e proprio boato, ma poi quando sono rientrato a Manhattan dopo il Bronx, ero troppo concentrato sulla mia gara e mi sono isolato completamente”, ha raccontato al Foglio Yeman Crippa, che aveva vinto a Parigi quest’anno, ma la sua prima Major (New York, Londra, Berlino Boston, Chicago, Sydney) due anni fa a Londra lo aveva visto ritirarsi al trentesimo chilometro dopo una partenza brillante.
La sera, dopo una settimana di riso e pollo, finalmente una cena americana, una bella bistecca, la cosa più complicata sarà trovare un posto che possa accogliere tutto il team di sedici persone. Lunedi poi il console generale di New York Cesare Pastorelli, con la collaborazione del delegato Coni negli Stati Uniti Mico Licastro, lo ha invitato al Consolato su Park Avenue per celebrare questo risultato eccellente. Ma il pensiero è già rivolto al prossimo anno. “Dobbiamo scegliere una maratona primaverile, tra marzo e maggio, su un percorso veloce”, ha spiegato al Foglio Massimo Pegoretti, l’allenatore, “un passaggio fondamentale per migliorare il personale, magari ritornare in possesso del record italiano, e anche per preparare al meglio i mondiali di Tokyo”.
Ottimo in campo femminile l’undicesimo posto di Giovanna Epis, nella prova che ha visto tornare al successo la keniota Sheila Chepkirui già prima due anni fa.Come sempre oramai da anni, gli italiani sono stati il gruppo più numeroso tra gli stranieri oltre 2.200. In passato hanno partecipato a questa maratona anche 3.000 (3.123 nel 2018) connazionali, ma anche se oramai siamo arrivati a quasi 60.000 partenti, per gli italiani, e tutti gli europei in generale, New York è diventata una trasferta economicamente impegnativa: tra volo, alloggio, cibo e soprattutto il costo del pettorale, che è quasi impossibile acquistare se non si passa attraverso le agenzie viaggi autorizzate che vendono pacchetti “tutto compreso”.
Massimo Ambrosini dopo aver festeggiato ieri il successo nel derby nel Pub dove si ritrovavano i tifosi milanisti ha concluso la sua maratona in 3 ore 26 minuti e 24 secondi un ottimo tempo per un amatore: solo a Valencia, ma nel 2019, era stato più veloce. Linus dj che è tornato a New York quindici anni dopo la sua ultima apparizione sulle strade della Grande Mela ha chiuso in 4.30.19 circa un ora in più di quando era un frequentatore assiduo di questa strade, comunque soddisfatto.
È arrivato con il buio Giacomo Poretti che ha camminato per 42 chilometri e 195 metri scortato dal suo preparatore Simone Leo uno abituato a correre le ultra maratone di centinaia di chilometri. Hanno tagliato il traguardo dopo otto ore e quaranta minuti. Ovviamente molti tra i 2.200 italiani lo hanno riconosciuto, incitato, fotografato e fermato per un selfie: “Ancora non mi rendo conto dell’impresa che ho fatto a settant’anni” ha detto dopo l’arrivo con la medaglia al collo.