Nelle lacrime di Andrea Kimi Antonelli

Il pilota italiano ha vinto il Mondiale di Formula 1. Nel suo pianto c'era la dimostrazione che la gioia è capace di rendere umanissimo anche un uomo che non si fa problemi a correre a oltre trecento chilometri all'ora con una monoposto

2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 12:56
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Cantava Claudio Lolli in Villeneuve che "i piloti per esempio / Sanno di essere per metà uomini e per metà macchine / e per questo certo sono più uomini degli altri / ma certamente, certamente molto più macchine". Sono cambiati i tempi da quando correva Gilles Villeneuve, è mutato tutto, tranne una cosa: soltanto uomini e soltanto macchine però i piloti non lo possono essere. Se le monoposto sono ancora la continuazione del pilota o se il pilota è diventato la continuazione della macchina è qualcosa di discusso. Il connubio però è reale.
Al termine del Gran premio del Messico, Andrea Kimi Antonelli ci ha fatto capire che i piloti non sono più uomini degli altri - nonostante guidino automobili velocissime tra altre automobili velocissime -, ma sono uomini e basta. Capaci di commuoversi. I suoi occhi hanno iniziato a inumidirsi di gioia durante l'ultimo giro, si è concesso lacrime e singhiozzi dopo aver superato la linea d'arrivo. Un pianto di soddisfazione e incredulità. La stessa che lo ha seguito salendo sul podio mentre guardava, da campione del mondo, chi gli stava accanto, ossia due pluricampioni del mondo come Max Verstappen e Lewis Hamilton. "Una stagione incredibile, come è incredibile condividere questo podio con Hamilton e Verstappen".
Il mito di Andrea Kimi Antonelli è Ayrton Senna, ma il pilota italiano Senna non lo ha mai visto correre, non ha vissuto gli anni del brasiliano al volante, ha conosciuto solo il mito postumo. È stato testimone delle vittorie dell'olandese e dell'inglese. Trovarsi su un podio assieme a loro, gli ultimi grandi campioni della Formula 1, a festeggiare un Mondiale che nessuno aveva mai vinto prima di 20 anni e 68 giorni, dev'essere stato davvero qualcosa di "incredibile".
Andrea Kimi Antonelli è il più giovane pilota che è riuscito a vincere un Mondiale di Formula 1, in una notte di inizio novembre, ha fatto in modo di rendere esplicito in mondovisione che la gioia può essere incontenibile, è capace di rendere umanissimo anche un uomo che non si fa problemi a correre a oltre trecento chilometri all'ora su una macchina che è non plus ultra della tecnologia motoristica mondiale.