Andrea Kimi Antonelli è il campione del mondo della Formula 1

A Città del Messico il pilota italiano finisce al terzo posto e festeggia il titolo tra Max Vestappen e Lewis Hamilton, in un podio con undici titoli mondiali. Buone ragioni per scommettere che il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1 non sarà un vincitore episodico

2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 06:47
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Andrea Kimi Antonelli festeggia il Mondiale di F1 (foto Ap via LaPresse)

Gli hanno fatto da staffetta su quel lunghissimo, infinito rettilineo. Undici titoli mondiali, sono diventati dodici. Ma non improvvisamente, lo sono diventati alla fine di un viaggio iniziato a marzo e concluso in gloria il primo giorno di novembre. I quattro di Verstappen, i sette di Hamilton. Ed il primo, stupendo, di Andrea Kimi Antonelli. Si diceva alla vigilia che a questo Mondiale Piloti mancava il “drama”, visto che il vantaggio di Antonelli era gigantesco. Eppure, il grande disegno finale della Formula 1 gli ha comunque regalato una chiusura in gloria, perché su quel podio il “nostro” ragazzo ci stava davvero a pennello.
Al termine di una gara iniziata due volte, con le incognite di una prima curva dove il ragazzo ha tenuto fede al suo disegno. Ovvero, parole sue, “star fuori dai casini”. Da oggi Lando Norris cede il suo scettro ad uno che promette di non risultare un vincitore episodico, uno di quelli che cantano e suonano solo per una stagione. Come Nico Rosberg, in pista ad intervistare i tre del podio. Come hanno fatto tanti altri piloti, capaci di diventare campioni ma non di essere in grado di ripetersi. Kimi Antonelli, per fare diversamente da loro, ha ovviamente dalla sua parte la giovanissima età. Ma non è solo questo. Ha una squadra fortissima, una guida solida da parte di un Team principal come Toto Wolff e una chiara supremazia sul suo compagno di squadra. Sono tutti elementi che, combinati ad un enorme talento, danno una sufficiente certezza di poter contare di averlo in battaglia per altri, numerosi, titoli.
Di Kimi si è già detto tanto, praticamente tutto. “È stato bravo, abbiamo fatto un bel podio”, ha detto suo padre senza dare grande spazio alle emozioni. E forse in queste parole, sagge e non retoriche, si comprende tanto del segreto del successo di questo figliolo. Le radici della famiglia appaiono solide e ogni dichiarazione non sembra mai di maniera. Senza la classe, nessun pilota diventerebbe mai Campione solo per avere a fianco una bella famiglia. Ma se sei così forte e, tornando a casa trovi quel che Marco e Veronica Antonelli ti hanno preparato in termini di sostegno, ecco che il combinato disposto crea i presupposti affinché nessuna vittoria sia episodica. Prepariamoci ad averlo sulla bocca di tutti per molti anni, sicuri del fatto che la miscela che unisce il suo talento alla struttura manageriale ed industriale della Mercedes possano rappresentare la polizza assicurativa contro il, comprensibile, rilassamento che potrebbe togliergli qualche decimo di secondo.
La grandezza di tutto questo ha radici profonde, da quando Toto vide in lui qualcosa di non visibile al resto dei talent scout. Ma anche da quel giorno a Monza, fine agosto 2024, quando il ragazzino in una prova libera nella quale guidava l’auto di Lewis Hamilton si andò a schiantare alla parabolica. Quel giorno furono in tanti, comprensibilmente, ad avere più di un dubbio. Non l’ebbe la Mercedes, che nel pomeriggio di quel giorno di fine estate disse al mondo che proprio quel ricciolino che era andato a muro sarebbe diventato il titolare del sedile del sette volte campione del mondo, che aveva annunciato mesi prima di voler andare in Ferrari. Quel giorno fu messo il collante definitivo per costruire qualcosa che poteva essere una bella storia in potenza e che poi è diventato un percorso consistente e vincente. A Città del Messico ha vinto Verstappen davanti ad Hamilton. Red Bull e Mercedes sono state davanti alla Mercedes. Significa che non solo merito della macchina. Certo, si dirà, Kimi poteva amministrare e non sarebbe servito a nulla mettersi a caccia di quei due. Anzi, forse arrivargli dietro, per una volta, è stato quasi un tributo del nuovo Re ai vecchi monarchi. Quasi un messaggio in codice, tipo: “Oggi io divento Campione del Mondo e voi lo siete stati, finora, molto più di me. E lascio a voi i primi gradini del podio. Ma, ricordatevi, adesso il mondo è mio, oggi siete davanti a me e mi fate da staffetta. Ora la mia giovane rivoluzione si è compiuta. E niente sarà più come prima”. Nei prossimi giorni scopriremo quante gare mancano realmente alla fine della stagione. Intanto, per certo, si va nel prossimo week end in Brasile. Dove Kimi potrà omaggiare Ayrton Senna. Continuerà ad avere il numero 12 sulla livrea in onore del campione paulista. Da ieri è iniziata una storia nuova, per il Motorsport e per il nostro Paese. Che continua ad aspettare la Ferrari, e nell’attesa di una traversata del deserto ormai ventennale, si gode la freschezza di questo prodigio della natura nato nella terra dei motori.