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Alfabeto Antonelli, il campione che piace a tutti
A 20 anni Kimi Antonelli ha già la maturità di un adulto anche se si diverte ancora a scherzare come un bambino e non ha perso la leggerezza della sua età. La famiglia, gli amici, Senna, Toto Wolff, le tagliatelle e la Mercedes: un viaggio nel suo mondo
31 OTT 26

(Foto Getty)
Da Bologna al mondo. Un viaggio lunghissimo che in realtà è stato brevissimo perché in poco più di 20 anni Andrea Kimi Antonelli è arrivato dove nessun italiano era riuscito ad arrivare da 73 anni. Gli bastano due punti e, se batterà pure la “maledizione di Montezuma” che lo ha colpito appena sbarcato in Messico, diventerà campione del mondo. Messico e nuvole: la fiesta è proprio qui, dove arriveranno anche papà, mamma e sorellina a festeggiare insieme a tutta l’Italia, che ha trovato un nuovo Sinner, un nuovo Tomba, un nuovo Valentino. E allora viaggiamo un po’ nel suo mondo:
A come AKA. Andrea Kimi Antonelli. La sua sigla, il suo autografo. Il suo biglietto da visita. Con Kimi, un secondo nome diventato primo, Un nome nato dal consiglio da un amico pilota di papà (Enrico Bertaggia) che chissà perché ha deciso di suggerire un nome da pilota.
B come Bologna. La sua città e anche la sua squadra del cuore. Chissà se la prossima volta potrà ancora andare in piazza a festeggiare una vittoria con i suoi amici.
C come compagni di scuola. Quelli che ha portato in pista a Imola e con i quali ha voluto sostenere l’esame di maturità. Come tutti gli altri, anche se lui era già salito sul suo primo podio in Formula 1.
D come dodici. Il numero scelto in omaggio a Senna, da sempre il suo modello in pista e fuori. Un 12 che lo ha sempre accompagnato sulle monoposto e che non tradirà neppure quando potrà indossare l’uno da campione del mondo.
E come empatia. Quella dote che gli permette di entrare nel cuore della gente. È riuscito a farsi voler bene anche dai campioni che ha battuto in pista. Non è da tutti arrivare in un sport, diventare un vincente e farsi amare.
F come Ferrari. La sua fortuna è stata quel no della Ferrari quando era un bambino. Ma in futuro, chissà. Chi nasce a Bologna, in fin dei conti nasce ferrarista. Basta che sia una Ferrari vincente. Certo il colpo vero sarebbe portare a Maranello Kimi e Toto.
G come genitori. La sua forza. Marco e Veronica lo hanno cresciuto con principi sani e regole giuste e ora lo proteggono come fanno con la sorellina Maggie che non hanno mai fatto sentire gelosa. “Ma non dite che siamo una famiglia da Mulino Bianco”, dicono.
H come Hamilton. Il sette volte campione del mondo di cui ha preso il posto in Mercedes senza farlo rimpiangere. Ma anche colui che gli ha lasciato un gran bel messaggio sui muri del motorhome.
I come ingegneri. Ci scherza, ci ride, ma poi quando c’è da fare sul serio Kimi diventa una fonte preziosa e come un pilota esperto sa spiegare ai tecnici come migliorare l’auto.
J come jolly. Quello che ha pescato la Mercedes quando lo ha ingaggiato che non aveva ancora 12 anni. Lo ha seguito passo dopo passo investendo una decina di milioni nella sua formazione. Uno degli investimenti meglio riusciti nello sport. E come dice Toto Wolff: “Con Kimi non abbiamo preso rischi, sapevamo dove sarebbe arrivato”.
K come kart. L’inizio di tutto quando aveva appena imparato a camminare. Non ci è più sceso.
L come lasagne. Se non sono tagliatelle o tortellini, ecco le lasagne (che ha portato a tutto il team nei gran premi italiani). D’altra parte bolognesi si nasce.
M come mamma. La mamma è sempre la mamma anche per un campione del mondo. Per mamma Veronica che non guarda le gare in tv, ma le segue sullo schermo dei tempi, lui sarà sempre “topo”. Al massimo Andy. Insomma il suo bambino.
N come numeri. I suoi numeri di quest’anno sono impressionanti: 9 vittorie 3 secondi posti e 3 terzi posti in 18 gare. Una media sensazionale.
O come obbiettivo. Voleva arrivare in Formula 1. Fatto. Voleva vincere il Mondiale. Praticamente fatto. E adesso? Semplicemente continuare a vincere. Lo aspetta già un nuovo contratto da trenta milioni. Tanto per cominciare.
P come papà. Marco è più di un genitore. Nella storia della Formula 1 non si sono mai visti un padre e un figlio così uniti, così complici fin sullo schieramento di partenza, pochi minuti prima del via.
Q come qualità. Ne ha tante. È veloce, simpatico, intelligente, intuitivo. Un elenco che potrebbe continuare all’infinito o quasi.
R come record. L’ultimo che stabilirà sarà quello del più giovane ad aver vinto il campionato del mondo a 20 anni, 2 mesi e 7 giorni. Nel frattempo è diventato il più giovane a condurre un Gran premio, il più giovane autore di un giro veloce, il più giovane in pole in una Sprint, il più giovane in pole in un Gran premio, il più giovane leader del Mondiale, il più giovane autore di un Grand Chelem, il più giovane vincitore del Gran premio di Monaco e di quello d’Italia. E certamente abbiamo scordato qualcosa.
S come San Marino. Il posto dove ha trasferito la residenza per ovvi motivi fiscali. Più vicino a Bologna di Monte Carlo che lo vorrebbe tra i suoi sudditi.
T come tagliatelle. Quelle della mamma sono le migliori del mondo, l’ideale per festeggiare la prima vittoria in Formula 1 e quando finalmente tornerà a casa anche la conquista del Mondiale. E se uno si stufa restano sempre i tortellini.
U come uomo. A 20 anni ha già la maturità di un adulto anche se si diverte ancora a scherzare come un bambino e non ha perso la leggerezza della sua età. Uomo chiama donna, ma per ora Kimi ha altre priorità e la prima fidanzatina è durata un attimo.
V come Verstappen. Uno che come lui vede solo i motori e correrebbe ogni giorno della settimana. La sfida del futuro? Possibile. Ma comunque vada resteranno amici.
W come Wolff. Toto. Il suo secondo padre, il suo capo, il suo sponsor, il suo pigmalione. Mister Mercedes una volta era un “nemico” dell’Italia, oggi è uno dei nostri migliori amici.
X come XXL. Non è la sua taglia, ovvio, basta vederlo quando si mette in posa accanto ai giganti della Nba. Ma di extralarge ha certamente il talento che ha saputo coltivare con costanza e dedizione.
Y come yacht. Non ce l’ha ancora, ma quest’estate lo ha noleggiato per andare in vacanza con gli amici e il papà, trasformato un deejay per l’occasione. Pochi giorni ed è sceso per andare a girare in kart anche in Sardegna.
Z come zeta. La sua generazione. Un nativo digitale che preferisce le auto radiocomandate e le pistole ad acqua al telefonino. Come racconta chi lo ha cresciuto: lui preferiva leggere i dati dei suoi giri in pista ai giochi o ai social sul telefonino.