L'ora più buia della Lazio si è trasformata in una travolgente leggerezza

Dall'esordio choc contro il Mantova fino al primo posto in solitaria in Serie A dopo dieci giornate. La ricetta vincente di Rino Gattuso è ancora un enigma tutto da scoprire

2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 11:30
Immagine di L'ora più buia della Lazio si è trasformata in una travolgente leggerezza

I giocatori della Lazio esultano per la vittoria contro il Cagliari in campionato (foto Ansa)

Se settantasette giorni fa ci avessero detto che alla decima giornata di campionato la capolista in solitaria sarebbe stata la Lazio, forse neanche il più ottimista degli scommettitori ci avrebbe puntato. Il riferimento temporale è la sfida contro il Mantova, quando i biancocelesti vennero sconfitti per due reti a zero, eliminati al primo turno di Coppa Italia dopo essere arrivati in finale solo qualche mese prima. Arrivarono piogge di critiche su Rino Gattuso e sulla squadra, con i tifosi che avevano già annunciato di disertare le partite in casa per la protesta contro la società e pronti ad attraversare l'ora più buia degli ultimi anni. Eppure, ventotto punti dopo quella disfatta, la Lazio è prima, da sola.
Gli elementi da analizzare sono tanti, anche se Gattuso, come suo solito, prova a renderla semplice: "Il duro lavoro paga sempre", ha detto nella conferenza stampa post partita contro il Cagliari, battuto per due a uno. Ed è proprio la partita contro la squadra allenata da Fabio Pisacane che può essere vista come una cartina tornasole di come gira l'attuale prima della classe.
Al cinquantaseiesimo escono Nuno Tavares e Mattia Zaccagni, due degli assoluti protagonisti di questo inizio di stagione. Il Cagliari era riuscito a neutralizzare la catena di sinistra degli avversari con una difesa bassa, un'attenzione alle distanze tra reparti ai limiti della perfezione e una disposizione in campo che lasciava pochissimi spazi di manovra. Gattuso ha optato per mettere dentro Alfonso Pedraza e Andrea Pinamonti. A sette minuti dal novantesimo arriva l'assist del primo per il gol del secondo. Altri tre punti e sesta vittoria consecutiva. Ma non solo.
In questo inizio di stagione Gustav Isaksen è letteralmente imprendibile. Sul web circolano montaggi della sua faccia su quella di Arjen Robben, storico esterno destro del Bayern Monaco che giocando a piede invertito tentava sempre di rientrare per provare a calciare, riuscendoci ogni volta.
Come sta riuscendo tutto anche all'esterno danese. Il gol che ha fatto contro i sardi ha ricordato quello di Lionel Messi contro il Real Betis: palla che dalla sinistra viene scaricata lentamente e senza neanche stopparla parte un tiro a giro in torsione col mancino sul secondo palo. Non si ha mai la sensazione che quel pallone possa entrare, eppure entra. Messi la rese ancora più difficile inventandosi un dolcissimo pallonetto, Isaksen ha preferito la forza, ma rimane comunque un gesto tecnico pregiato.
In generale, sembra che la squadra vada oltre le richieste del suo stesso allenatore, che non è di certo uno che concede pause ai suoi giocatori. Sempre nella conferenza post partita, Gattuso ha detto che con un pareggio sarebbe stato pure contento. E invece niente, ha vinto anche questa.
È difficile capire (per una volta, possiamo anche non farlo) l'alchimia che si è creata a Formello che sta facendo viaggiare a ritmi mai visti questo club. È difficile farlo guardando la sola tattica o le sole prestazioni individuali. È difficile farlo guardando tutto l'insieme perché sembra che sfugga qualcosa. Forse è più facile guardando i post sui social di Davide Frattesi e dell'olandese Kenneth Taylor mentre comprano bustine di carte dei Pokémon ed esultano per aver trovato la carta più importante dell'ultima edizione o per aver aggiunto alla collezione un Dragonite molto raro. E immaginarceli che tra una trasferta e l'altra, in pullman, alla vigilia di una partita importante, possano giocare a fare i collezionisti, rende il calcio un pensiero piacevole, il lavoro della domenica che si è contenti di fare perché riesce molto bene.