Il timbro di Diego Moreira sul derby

Proprio nel momento migliore dell'Inter, l'esterno del Milan è riuscito a cambiare il corso della partita, dando il via, su punizione, alla festa rossonera

2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 13:32
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Andate e ritorni, come cambia il calcio in meno di una settimana. Era solo mercoledì, cinque giorni fa, quando il Milan decimato cadeva in casa contro il Bologna, e l’Inter apparentemente in salute passava con qualche fortuna a Venezia. Il derby di sabato sera ha ribaltato questa prospettiva, proprio a partire dalle rispettive infermerie: i rossoneri hanno recuperato repentinamente -un po’ a sorpresa - sia Mario Gila che Adrien Rabiot e soprattutto Diego Moreira, ricavandone convinzione nelle proprie qualità, come dimostra la partita eccellente di Koni de Winter opposto a Marcus Thuram, e la “normale” gestione del palleggio di Luka Modrić (normale per lui, ovviamente).
Dal canto loro, i nerazzurri non avevano rivelato preventivamente l’entità dei disturbi di Francesco Pio Esposito e Ange-Yoann Bonny, entrambi quasi fuori causa da un incontro già privo di Lautaro Martínez: Christian Chivu si è così trovato a dover rivedere la disposizione in campo, affidandosi alla freccia Djed Spence e disegnando un ruolo ibrido per Andy Diouf, ormai sempre più a suo agio lungo la fascia destra. Il risultato, del tutto meritato, non è solo diretta conseguenza dei rientri in campo, ma nessuno è portato a pensare che essi non abbiano influito, anche a leggere il tabellino.
Se Gila ha garantito il solito contributo di efficacia difensiva, e Rabiot è notorio possa segnare da ogni posizione e con qualunque schema (modalità di andare a rete peraltro “replicata” l’indomani dal laziale Gustav Isaksen), l’uomo del match è stato sicuramente Moreira. L’esterno belga, che a suo dire si trova indifferentemente bene a destra come a sinistra, ha confezionato due assist e ha sigillato il risultato in proprio, nel momento più favorevole all’eventuale rimonta interista dopo il gol dell’1-2 segnato da Alessandro Bastoni. Mancavano solo due minuti e spicci alla fine del primo tempo: se questo fosse terminato con il minimo scarto, la ripresa avrebbe potuto essere differente.
Invece il numero 22, sotto gli occhi dell’omologo Kakà in tribuna (ben diverso il ruolo, e per ora anche l’impatto nella storia milanista), a volte immarcabile per l’anarchia con la quale non concede riferimenti alla difesa avversaria spostandosi attraverso il campo da un “out” all’altro, ha confermato di essere uno che cambia le partite con la sua presenza. Era stato così lo scorso 1° luglio a Seattle, quando - entrato tardivamente - assieme a Romelu Lukaku e Youri Tielemans riportò in carreggiata il Belgio spegnendo il sogno di un Senegal fin lì debordante. È stato così a San Siro.
Alla doppietta che ha sottratto alla Lazio i due unici punti perduti in campionato, ha aggiunto una pennellata da calcio piazzato e un altro scalpo celebre: a blindare il risultato dalla rivalsa dei campioni d’Italia ha pensato prima Mike Maignan con un riflesso straordinario a sventare l’incursione dello stesso Spence (parata che ricorda quella recentissima di Ivan Provedel a Venezia), poi appunto Moreira che con una fiondata mancina da venti metri, in posizione centrale, vanifica il salto della barriera e il tuffo di Josep Martínez, insaccandosi a mezza altezza senza perdere forza.
È il timbro alla decima giornata, che sorride due volte a Gennaro Gattuso: nel pomeriggio la sua Lazio dopo poco meno di seimila giorni ritrova il brivido della vetta solitaria, regolando un Cagliari in fase discendente dopo un grande avvio. Alla sera, Kerim-Sam Alajbegović in formato Bosnia-Qatar -perché i mondiali restano nell’aria anche dopo essersi conclusi da mesi- dà nuove dimensioni alla disfatta nazionale nei Balcani, nobilitando con il suo sinistro la vittoria juventina contro il Napoli e salvando almeno per il momento la panchina di Luciano Spalletti. Uno che dice di insistere con due centravanti (si fa per dire), ma i gol e gli assist li trova dalle ali, citofonare Edon Zhegrova.