Samuel Mbangula e la dolcezza della finta

L'esterno belga ha risolto da solo la trasferta di San Siro, facendo piombare anche il Milan nella finora inedita vertigine della sconfitta in campionato

29 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:40
Immagine di Samuel Mbangula e la dolcezza della finta
Calcio nel weekend, calcio infrasettimanale, calcio di coppa e di campionato, calcio di nazionale. Per trovare aria nel calendario, i forzati guardano a giugno, quando nemmeno la Nations League li andrà a cercare. E con l’overplaying scattano le rotazioni, per chi se le può permettere. Del resto, Harry Kane non avrebbe segnato settanta gol in dodici mesi e in tutte le competizioni, senza una stagione extralarge né l’assenza di alternative a lui pari nell’attacco del Bayern e dell’Inghilterra.
Il futuro Sir ha finalmente avuto giustizia di una carriera severa e incompleta, ed è ora che anche in zona Juventus venga finalmente capito che il padre di tutti gli errori, quelli che in serie hanno portato al (rosa) pallido 2-0 subìto per mano del Genoa, è stato l’esonero di Thiago Motta e lo smantellamento della linea di giovani hungry e foolish che aveva avallato. Forse non avrebbe fatto il clamore di Cesc Fàbregas e del suo budget, ma quella è la cantera, e quello è stato il suo Bologna.
Non lo dicono solo i risultati deficitari di Igor Tudor e Luciano Spalletti, il tourbillon di centravanti sacrificati, le confusioni di moduli, schemi, ruoli affidati al povero Weston McKennie, prendersi in giro da soli annunciando due punte e partendo invece con due trequartisti d’ala. No, il bug juventino sta anche alla scrivania, di chi si è illuso bastassero due ottimi uomini mercato come Giovanni Carnevali e Ricky Massara per tornare di nuovo quasi competitivi, a livello dell’Inter e della Roma.
Lancette indietro a Lipsia, ottobre 2024: la Juve di Thiago espugna in dieci lo stadio tedesco, mostrando un gioco scintillante che esalta le individualità. In difesa brilla Nicolò Savona, davanti alla difesa dirige il gioco Nicolò Fagioli, i cambi all’ala garantiti da Samuel Mbangula: tutti dal settore giovanile, come un certo Matías Soulé, il galactico Dean Huijsen o il capo del centrocampo Enzo Barrenechea. Tutti giubilati all’altare delle plusvalenze, una volta resi orfani del mister.
La vedovanza nel calcio è una brutta bestia. Non solo obbliga allo specchio retrovisore, ma impedisce a volte di guardare la realtà effettiva: si può essere vedove di una forma di gioco, di accorgimenti tattici, della particolare sintonia tra un dato allenatore e un suo alfiere di punta. A Bologna forse è capitato di rimpiangere il tecnico italobrasiliano, oppure già quel Vincenzo Italiano che l’ha sostituito, confermando la squadra in Europa e donandole una coppa che resterà negli albi.
Ma se Raffaele Palladino, sostituto seriale in corsa dei suddetti, ha qualche chance di provare a rimanere un po’ di tempo nei cuori rossoblu, dovrà dire grazie anche a Mbangula, sì quello scaricato dal direttore generale Damien Cobolli al pari degli altri della nidiata: l’esterno belga, schierato un po’ a sorpresa per le condizioni precarie di Nicolò Cambiaghi, ha risolto da solo la trasferta di San Siro, facendo piombare anche il Milan nella finora inedita vertigine della sconfitta in campionato.
In particolare, il suo secondo goal personale - per il provvisorio 2-3 emiliano - diventa la copertina del mercoledì in Serie A, tra risultati attesi, resistenze attive (il Torino contro il Como, il Cagliari a Roma, il Venezia di fronte all’Inter) e i citati tonfi, non certo imprevisti. Al minuto 61, col match in parità, Sam riceve da Ferguson nella trequarti centrale: affida la sfera proprio a Cambiaghi, che apre in corridoio per l’inesauribile Juan Miranda lungo la fascia, pronto al cross di prima intenzione.
In mezzo, Jens Odgaard interpreta al meglio il suo ruolo di manovra, liberando spazio come piace a Pep Guardiola, doppio collega blaugrana di Fàbregas e Motta. La tavola, con preciso gioco palla a terra, è apparecchiata proprio per Mbangula: sarebbe un rigore in movimento, se il quasi ventitreenne non dovesse liberarsi della sorveglianza di Koni de Winter e Sankhoun Diawara. Che paiono essere in vantaggio, almeno uno dei due a chiamarsi il pallone e l’intervento in anticipo.
La finta dell’11 bolognese è impercettibile, dolce, istantanea. Un minuetto di danza, che le riprese di spalle restituiscono in tutta la sua manfrina: i difensori a vuoto, come i pari ruolo di Reggina e Ajax in controtempo rispetto a Zinédine Zidane. Le treccine di Mbangula si manifestano davanti a Mike Maignan quando tutto è già compiuto, manca solo lo sparo sotto la traversa. A vincere la partita, vendicare i Thiago boys e far pentire Madama di quell’improvvida operazione col Werder Brema.