Tasos Douvikas e l'importanza di fare quel che serve fare

Cesc Fàbregas ha chiesto all'attaccante greco di fare il centravanti e basta, quello vecchia maniera. E l'attaccante greco ha ascoltato, si è adattato, continua a segnare

26 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 14:46
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Il centravanti del Como Tasos Douvikas esulta dopo un gol (foto Ap via LaPresse)

In un calcio nel quale gli attaccanti devono fare tutto ed essere i primi in qualsiasi cosa – primi difensori, primi pressatori, primi incursori – e nel quale si trovano a vagare a tutto campo e spesso lontano dal loro luogo di pertinenza, un centravanti che staziona in area di rigore e fa ciò che gli dovrebbe riuscire meglio, rischia di apparire come un alieno. E fa sorridere che un attaccante del genere giochi in una delle squadre più applaudite e lodate per modernità del gioco.
Nel Como di Cesc Fàbregas, Tasos Douvikas fa il centravanti. Si muove da centravanti, ragiona da centravanti, aspetta da centravanti. Perché quello del centrattacco è spesso un ruolo d’attesa. Soprattutto segna da centravanti. Quasi sempre dall’area di rigore, ogni tanto di piedi, ogni tanto di testa, molto spesso facendosi trovare puntuale all’appuntamento con i palloni concessi a lui dai compagni che giocano sulle fasce o al centro, sempre alle sue spalle.
Ha segnato due gol nella prima mezza stagione di Serie A. Quattordici la scorsa. È a quota cinque in campionato e due in Champions League in questa. Tutti gol molto spesso decisivi.
Tasos Douvikas non brilla nel gioco del Como per bellezza e neppure per eleganza. È però ciò che serve, ciò di cui non si può fare a meno. È l’ultima ruota di un carro che funziona magistralmente, eppure quella decisiva, perché permette di tramutare in gol l’azione.
L’attaccante greco non era così. Era abituato a muoversi tanto, a prendere lidi periferici per permettere inserimenti altrui. Anche quando segnava gol a decine in Eredivisie con la maglia dell’Utrecht, era solito abbandonare spesso l’area di rigore per sfruttare le sue ottime doti di accelerazione. Questo gli chiedevano René Hake, Rick Kruys, Henk Fraser e Michael Silberbauer, i quattro allenatori che si sono susseguiti sulla panchina della squadra olandese. Questo gli avevano chiesto tutti.
Foto LaPresse
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Cesc Fàbregas invece ha preferito fargli fare ciò che in pochi ormai fanno fare agli attaccanti: tu pensa a segnare, fai la punta che al resto ci pensano i compagni. E lui, dopo un po’ di spaesamento, ha iniziato a farlo. Certo è dovuto passare per lo spaesamento tipico di chi è stato abituato a passare tra un punto A a un punto B percorrendo curve e controcurve senza che nessuno si prendesse la briga di constatare che è invece il segmento di retta che unisce i due punti la linea più breve.
Tasos Douvikas in questo sistema a ridurre è riuscito ad adattarsi magnificamente, a diventare centravanti e basta: uno che segna e fa vincere la sua squadra.
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