Andrea Kimi Antonelli non è ancora campione del mondo ma potrebbe già esserlo

L'italiano domina ad Austin e gli mancano due punti per la matematica certezza di aver vinto il Mondiale della Formula 1. Non è escluso però che tutti i cinque Gran premi che si devono ancora disputare saranno effettivamente corsi. Bene le Ferrari

26 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 07:19
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Foto Ap via LaPresse

Forse noi ancora non lo sappiamo, ma può essere che Andrea Kimi Antonelli sia già campione del mondo piloti 2026. Lasciamo stare i calcoli, la vittoria di ieri ad Austin chiude definitivamente ogni velleità per Russell ed Hamilton. Al ragazzo di Bologna mancano soltanto due piccoli punti per avere la certezza matematica dell’iride. Ma questi calcoli li stiamo facendo considerando sicura la disputa di tutte le prossime cinque gare. E, anche in considerazione di quel che sta accadendo e potrebbe accadere in medio oriente, non è escluso che le prove che effettivamente verranno disputate non saranno cinque. E, in questo caso tutt’altro che remoto, Kimi sarebbe già campione dopo Austin. Ma Kimi è e sarà campione a prescindere dai punti, dai calcoli e dalla geopolitica.
Anche in Texas è andato in scena un monologo al limite della perfezione. Partenza dalla pole, una sola sosta e via così fino alla fine senza flettere mai. Quelli dietro mettevano ogni tipo di mescola eppure lui, vero metronomo, non perdeva niente. Impressionante, davvero, come Antonelli sappia sussurrare alle gomme rendere tutto apparentemente semplice. Giro dopo giro, con una precisione da consumato leader. Per qualche minuto si è anche verificato l’incastro per dargli il titolo sin da subito. Eravamo nelle fasi iniziali della corsa e, durante i primi pit stop, Hamilton era quinto e Russell decimo (penalizzato di cinque secondi per un track limit e una ruotata a Piastri rientrando). Qualche secondo per assaporare qualcosa che poi si potrà godere per tempo immemore. Non diciamo nulla sul paragone con il suo compagno di squadra, Russell, costretto a remare in un film dell’orrore per portare a casa uno sciatto ottavo posto. Con un distacco vicino al minuto con una identica strategia ad una sosta. Il minimo sindacale per allungare l’agonia per un’altra settimana.
Già, perché per l’inglese deve essere qualcosa che va oltre l’imbarazzo. 123 punti di distacco in 18 gare, più le sprint. Quasi sette punti presi in media ogni weekend. Per uno che aveva vinto la prima gara della stagione, in Australia (sembra passata un’era geologica), e che con una certa arroganza non considerava il suo giovane compagno come uno del quale preoccuparsi. Forse George, per trovare pace durante un inverno che per lui sarà durissimo, dovrebbe riguardarsi come Kimi è partito a Austin contro Verstappen con una mescola di gomme di svantaggio. Ecco, quella è l’immagine che più di ogni altra sintetizza questo momento di Kimi e che magari Russell potrebbe usare come stimolo motivazionale per provare ad abbozzare la rivincita.
Chiusura dedicata alla Ferrari. Ottimo weekend, molto consistenti in prova, meno prestazionali in qualifica, eppure molto solidi in gara. Principalmente con Leclerc, che ormai ha messo nel mirino il secondo posto nel mondiale piloti pur essendo al momento quarto. Russell, Hamilton e Verstappen gli stanno davanti per 9, 8 e 3 punti. Ma il momento del monegasco è davvero eccellente e la sensazione dopo Austin è che il valletto di Kimi in classifica sarà uno di loro due. Appuntamento a Città del Messico domenica prossima, dove non ci sarà bisogno di far calcoli visto che ormai il verdetto è scritto.