Sport
Il Foglio sportivo •
Come Andrea Kimi Antonelli sta diventando leggenda con leggerezza
Il pilota italiano della Mercedes è a un passo dal Mondiale di Formula 1 che l’Italia aspetta da 73 anni. I segreti di un predestinato
24 OTT 26

Kimi Antonelli, 20 anni compiuti il 25 agosto, può diventare campione del mondo già in questo fine settimana ad Austin grazie ai 102 punti di vantaggio su Russell. Nella foto Mercedes il tuffo di Monte Carlo
Lo stiamo aspettando dal 23 agosto del 1953, più di 73 anni, 26.726 giorni domani, per chi ama questi conti. L’ultima volta che l’Italia ha festeggiato un suo pilota campione del mondo di Formula 1, la tv non era in bianco e nero, proprio non c’era, le trasmissioni regolari in Italia non erano ancora cominciate. Quando Alberto Ascari vinse il suo secondo titolo Mondiale guidando una Ferrari, non c’erano neppure la Fiat 500, l’Autostrada del Sole o la Coppa dei Campioni. C’era un uomo solo al comando, Fausto Coppi, che quell’anno vinse Giro e Mondiale, ma quello è un altro sport e un ciclista così non lo abbiamo avuto più. Adesso che, oltre alla tv, ci sono anche i social e la Coppa dei Campioni è stata sostituita dalla Champions League, è arrivato il momento di riempire quel vuoto. Se non sarà domani in Texas, sarà la prossima settimana in Messico o quella dopo ancora in Brasile. Abbiamo atteso 73 anni, che cosa sarà mai qualche settimana in più. Il vantaggio di 102 punti accumulato in 17 gare, permette a Kimi Antonelli di dimenticarsi la scaramanzia che lo accompagna da sempre. Ormai anche lui ammette che, tempo qualche settimana, e il Mondiale potrebbe essere suo. “Ci siamo quasi. Speriamo un paio di settimane di chiudere il discorso”, ha confessato a Wembayama, un gigante della Nba alto quasi il doppio di lui...
Quando conquisterà il titolo, diventerà il campione più giovane della storia, polverizzando il primato di Sebastian Vettel che nel 2010 vinse il suo primo titolo a 23 anni, 4 mesi e 11 giorni. Kimi ne avrà 20 e 2 mesi domani a Austin quando si giocherà il primo match ball. Anche se ottenere 23 punti in più di George Russell e tenere Hamilton a più di 125 punti di distacco (non dovrebbe far meglio del quinto posto in caso di successo del bolognese) più che un match ball è un’impresa quasi impossibile. Sarà più semplice tra una settimana in Messico e ancora di più tra due settimane a casa Senna, a San Paolo, dove l’incoronazione diventerebbe la chiusura ideale del cerchio, visto che Kimi ha sempre raccontato che Ayrton è il suo idolo, il suo modello in pista e fuori. Lo ha sempre fatto con la leggerezza e il sorriso che lo accompagnano da quando ha iniziato a correre con i kart. Quando le persone attorno a lui, a cominciare da Toto Wolff, chiedevano di lasciar perdere certi paragoni, Kimi si presentava in pubblico con cappellino e maglietta dedicati ad Ayrton. Per lui non era un peso, ma un’ispirazione. Sarà la leggerezza dei suoi 20 anni a fare la differenza, ma Kimi è arrivato ad Austin con meno tensioni di quelle che aveva l’anno scorso quando ha dovuto sostenere l’esame di maturità a Bologna tra un Gran premio e l’altro nella sua prima stagione in Formula 1. Non ha mai perso il sorriso e la cortesia con cui si è presentato al mondo. Non è cambiato neppure oggi che è famoso quasi come Harry Potter, uno dei suoi soprannomi. Là fuori c’è la storia, anzi la leggenda che lo aspetta.
Kimi sta rivoluzionando la storia del motorismo non solo in Italia dove ormai avevamo quasi perso la speranza di avere un italiano campione del mondo. Sta ringiovanendo il pubblico della Formula 1, riaccendendo la passione tra i giovani che lo vedono come uno di loro, uno che ce l’ha fatta partendo da Bologna e da una famiglia normale, non di quelle stabilmente presenti nelle classifiche dei super ricchi di Forbes. Ci sono in rete, ripescate per l’occasione, delle interviste al Kimi bambino che raccontava come il suo sogno fosse quello di diventare campione del mondo di Formula 1. Aveva le idee chiare fin dal giorno in cui papà Marco decise di fargli provare un kart. Per anni abbiamo chiamato “predestinato” un ragazzo di Monaco che corre in Ferrari, quando il vero predestinato ce lo avevamo noi. Costruito, ma soprattutto protetto, da una famiglia che ogni tanto sembra uscita da quella pubblicità del Mulino Bianco. Genitori che lo accompagnavano in pista, ma lo costringevano a studiare, a portarsi i libri nei box dei circuiti. Papà Marco e mamma Veronica che avevano paura di non riuscire a realizzare il suo sogno fino a che all’orizzonte, consigliato da Giancarlo Minardi e da suo figlio, non è apparso Toto Wolff, il mega boss della Mercedes che ha deciso di seguirlo e finanziarlo da quando aveva 12 anni. Senza Wolff non avremmo Kimi sul tetto del mondo. Lui ha avuto il coraggio e la visione di metterlo subito su una Mercedes al posto di un certo Lewis Hamilton. “Non è mai stata una scommessa”, ha detto, spiegando che sapeva quello che faceva perché Kimi lo aveva studiato, conosciuto e apprezzato, in pista e fuori. Aveva visto in lui l’uomo del futuro, quello che la Ferrari non aveva intuito avendo già Leclerc tra le mani. Una fortuna per Kimi e per l’Italia che ancora una volta deve ringraziare i tedeschi. L’ultima volta che una macchina italiana dominò il mondo a guidarla c’era un pilota tedesco. Oggi è un pilota italiano a far vincere una macchina tedesca (di nome, più che di fatto) in una squadra inglese guidata da un austriaco con moglie scozzese che faceva la pilota. Corsi e ricorsi…
Grazie a Toto e alla Mercedes, Kimi ha saputo sfruttare l’indubbio talento che lo accompagna da sempre e gli ha permesso di vincere quasi in ogni categoria. Un talento che ha assecondato lavorando sulla testa (il suo punto di forza) e il fisico (in un anno ha messo su un collo alla Tyson e migliorato la resistenza per restare sempre lucido). Non era obbligato a vincere (lo era più di lui il compagno Russell), ma sapeva di non poter sbagliare. Ha cominciato male nelle prove in Australia, ma poi non ha più sbagliato un passo infilando cinque successi di fila come mai era capitato a nessuno. Cina, Giappone, Miami, Canada, Monte Carlo: dall’estremo oriente alla vecchia Europa passando per l’America. Kimi ha vinto dovunque e in ogni modo possibile. Da dominatore (come a Monaco), in rimonta (come a Monza), da opportunista e ragionatore (come a Madrid). Ha vinto alla Senna e alla Prost, tanto per scomodare altri paragoni scomodi. Sapendo che tra qualche anno cominceremo a fare i paragoni con lui, il ragazzo che sta diventando leggenda. Con il sorriso e la leggerezza che accompagnano i suoi 20 anni.