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Il lungo viaggio di Franck Haise dalla provincia francese all'Europa League
Chi è l'allenatore del Rennes che affronta la Juventus nelle coppe europee. Dal Club Mayennais al campionato sfiorato con il Lens, tra svolte sorprendenti e ottimi vini
22 OTT 26

Foto Ap via LaPresse
La partita è talmente trascurabile che nessuno si ricorda più né il giorno in cui si è disputata né il nome dell’avversario. È l’autunno del 2003. Lo Stade Mayennais è impegnato sui campi martoriati della quinta divisione del calcio francese. Franck Haise sta dando vita alla sua solita battaglia in mediana. Solo che qualche minuto prima dell’intervallo viene folgorato da un’intuizione. La terra di mezzo non è più il suo habitat naturale. Mentre rientrano negli spogliatoi il centrocampista si rivolge a Marc Deniau, il suo compagno di reparto. "Io smetto", dice convinto. E siccome Haise è contemporaneamente allenatore e giocatore del Club Mayennais, decide di sostituirsi durante l’intervallo. "Non c’era frustrazione nella sua voce – ricorda Deniau – aveva capito che ci sarebbe stato più utile guidandoci dalla panchina". È una scelta che lì per lì non sorprende nessuno. Ma che cambierà la storia di almeno un paio di club.
Sì perché oggi Franck Haise è l’allenatore del Rennes che cerca il proprio posto al sole nella Ligue Phase di Europa League. Ma è anche un tecnico che ha rischiato di entrare nella leggenda.
La sua parabola da giocatore lo ha portato a stabilirsi nella periferia del pallone francese. Rouen (la città della cattedrale che alla fine dell’Ottocento ossessionò Claude Monet), Laval, Beauvais, di nuovo Laval, Angers e quindi Stade Mayennais. Gioca mediano, poi terzino sinistro, infine torna ancora davanti alla difesa. Nella Loira si dipana il suo romanzo di formazione. Il club non ha praticamente budget. E Haise riesce comunque a salvarlo. Per tre anni di seguito. "Ricordo una partita contro una squadra di alta classifica – racconta Deniau – Dopo quindici minuti rimanemmo in dieci e all’intervallo eravamo addirittura in nove. Eppure vincemmo 1-0. Una cosa del genere poteva accadere soltanto con lui. Con Franck Haise non molli niente".
Ogni anno il Rennes bussa alla porta di Haise. E si sente sempre rispondere che non è il momento. Le cose cambiano nel 2006. Franck ha 35 anni e una voglia matta di tornare al calcio professionistico. Così finisce per dire sì ai rossoneri. Allena le giovanili. Per sei stagioni. A 41 anni l’orologio biologico di Franck segna il momento di una nuova sfida. Saluta il Rennes, riparte dal Changé. È l’imbocco di una strada piena di curve. A Lorient allena la seconda squadra, poi diventa vice, infine tecnico ad interim tra l’ottobre e il novembre del 2016. Assaggia la Ligue 1 solo per 2 partite. Una sconfitta e un pareggio. Poi si accasa nella seconda squadra del Lens.
La grande occasione arriva nel 2020. A stagione in corso si siede sulla panchina della prima squadra. Nel suo staff inserisce uno psicologo e un’insegnante di yoga. Dopo le partite organizza degustazioni di vino alla cieca per lo staff e la dirigenza. Poi comincia a levigare la sua idea di calcio in cui il collettivo viene prima ancora della tecnica di base. "Il gruppo ideale non esiste già: si crea". La sua squadra deve iniziare a controllare il gioco già "dalla costruzione avversaria". Il meccanismo funziona. Prima conquista la promozione, poi due settimi posti consecutivi. Il 2022/2023 diventa qualcosa di simile a un capolavoro. Il Lens chiude secondo. A un solo punto dal Paris Saint-Germain campione di Francia. Nell’anno successivo Haise è contemporaneamente allenatore e general manager del Lens. Mercato, Champions League, riunioni dirigenziali e obblighi pubblici finirono per svuotarlo. Franck non dorme più. Pensa di prendersi una pausa. Poi decide di allenare e basta.
Le altre due tappe della carriera sono Nizza e, di nuovo, Rennes. Ed è qui che l’allenatore che ama le giacche sartoriali e il cinema vuole costruire una nuova identità. La sua competenza gli vale il soprannome "L’Enologo". In Francia dicono che sorseggi un ottimo vino quando è felice per avere vinto e quando è infelice per avere perso. È una passione che gli deriva da suo nonno, che vendeva formaggio. Franck non beve, degusta. E accumula bottiglie pregiate. Il primo acquisto è stato uno Smith Haut Lafitte 1986. Quello più "folle" un Cheval Blanc 1990 pagato 370 franchi. Nel 2011, invece, vende due Haut-Brion e un Cheval Blanc per finanziare quattro biglietti aerei per il Qatar. E la sua speranza, stasera, è che la Juventus non gli mandi un rosso di traverso.