Santander, dove il calcio non finisce mai e ha festeggiato due volte

Il Racing dopo quattordici anni è tornato nella Liga. La città si è fermata per la festa, poi è arrivata anche quella per la vittoria del Mondiale della Nazionale
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Foto Epa via Ansa

Sono stati mesi calcisticamente folli a Santander, la città del nord della Spagna che si affaccia su una baia del Golfo della Biscaglia. Sono state due le occasioni storiche per scendere in strada a festeggiare: prima l’euforia per la promozione in Liga del Racing dopo quattordici anni e poi la gioia per il Mondiale vinto dalla Spagna.
Il Racing de Santander, fondato nel 1913, è un club pionieristico in Spagna: era presente nel 1929 alla prima edizione in assoluto della Liga, assieme, tra le altre, ad Athletic Bilbao, Real Sociedad, Barcellona, Espanyol e alle due formazioni di Madrid (l’Atleti allora si chiamava Athletic Club de Madrid). Quel primo campionato lo vinse il Barcellona, mentre il miglior portiere fu Ricardo Zamora, che giocava nell’Espanyol. Il Racing era allenato dall’irlandese Patrick O’Connell, disputava già le partite casalinghe a El Sardinero e riuscì in qualche modo a salvarsi. Il rientro del Racing nella massima serie, dopo stagioni di sofferenza e di peregrinazioni tra C e B, ha il sapore della storia.
Nel corso della scorsa stagione si era capito che poteva essere l’anno giusto, ma i tifosi – scottati parecchie volte negli ultimi tempi – hanno realizzato cosa stesse succedendo solo il 16 maggio, con la vittoria sul Valladolid e la contestuale sconfitta dell’Almería. In campionato, contro le squadre di alta classifica, il Racing ha sempre dimostrato il suo valore, perdendo però punti in partite nelle quali non sarebbe stato lecito aspettarselo.
La città si è fermata per la festa: un bus con a bordo i calciatori, con la scritta “El Racing es de Primera” ha girato per il centro tutta la notte. Rispetto alle celebrazioni del passato, ormai lontane nel tempo, anche la componente femminile del tifo è stata protagonista. Al Sardinero si nota sempre di più la presenza delle donne, molte delle quali risultano anche socie del club.
Con il Real Valladolid è sempre una sfida speciale. Non si tratta di un derby in senso stretto, ma la rivalità è molto sentita, complice la vicinanza tra le due città (ad appena un paio d’ore di distanza). D’estate, infatti, moltissimi abitanti di Valladolid scendono in Cantabria per godersi il mare: Santander è considerata a tutti gli effetti la “spiaggia della Castiglia e León”.
Il Racing è a tutti gli effetti la squadra dell’intera regione cantabrica: nei giorni di gara arrivano tantissimi pullman carichi di tifosi dai vari paesi della zona. In città non ci sono rivali interni, c’è solo il Racing. L’unico vero derby regionale è quello con la Gimnástica de Torrelavega: quando le due squadre si incrociano nella stessa categoria la rivalità si accende, ma quando militano in serie diverse prevale la sportività.
È stata molto sentita anche la festa per la vittoria mondiale della Spagna. È mancato ovviamente il giro in bus dei calciatori (che a Madrid sfilano per tradizione attorno alla fontana di Cibeles), ma le giornate che hanno preceduto la finale sono state splendide a Santander, con i maxischermi posizionati in città molto frequentati - soprattutto quello al Centro Botín, il complesso d’arte e cultura affacciato sul mare e progettato da Renzo Piano. Santander, capoluogo della Cantabria, si trova a circa 80 chilometri dal confine con i Paesi Baschi (Bilbao dista poco più di un’ora d’auto), ma qui non ci sono tensioni indipendentiste e per la Nazionale spagnola si tifa storicamente molto volentieri.
Un tempo, decenni fa, a Santander capitava quasi di tifare più per il Real Madrid che per il Racing. Oggi le cose sono cambiate e l’identità locale ha preso il sopravvento, anche se tra le due squadre resta una vicinanza storica: qui, se proprio bisogna scegliere una grande, si simpatizza più per le merengues che per il Barcellona. Questo legame speciale con la Casa Blanca si è consolidato negli anni anche grazie ai tanti campioni che hanno fatto la storia di entrambi i club: l’ala sinistra José Emilio Amavisca è cresciuto nel Racing prima di consacrarsi con la maglia blanca, senza dimenticare leggende assolute come Gento, Santillana e Marquitos, campioni del Real Madrid che hanno mantenuto fortissimo il legame tra la Cantabria e la capitale.
Santander è anche la città in cui si organizza da decenni un torneo di calcio in spiaggia. Si gioca fuori dall’alta stagione turistica, sulla spiaggia principale della città (El Sardinero), da dove si intravede pure lo stadio omonimo. Otto campi da calcio vengono tracciati sulla sabbia la domenica mattina, nelle ore in cui la marea lo permette: il “Fútbol Playa Veteranos Santander” si disputa infatti seguendo il ciclo delle maree. Su questi campi si sono fatti le ossa molti ragazzi destinati a diventare campioni, giocando su una superficie dura che sforna giocatori decisamente tosti. Vi partecipano anche molti ex calciatori del Racing: l’ultima edizione è stata vinta proprio dalla squadra di Quique Setién e Pablo Casar.
Calcio tradizionale e calcio in spiaggia: Santander è dunque una città profondamente futbolera. Difficilmente altri sport hanno fatto breccia tra i cantabrici, anche se un tempo c’era un club di pallamano (ora scomparso) chiamato Teka – dal nome del famoso marchio che è stato sponsor anche sulle magliette del Real Madrid. A proposito dello sponsor Teka, il Racing è stato un pioniere: è passato alla storia per essere stato il primo club in Spagna ad avere una maglia sponsorizzata. Successe nel 1981 e il primo sponsor fu proprio Teka, azienda di elettrodomestici con sede in Cantabria. All’epoca la normativa federale non regolamentava la pubblicità sulle divise da gioco, ma la società richiese e ottenne un permesso speciale dalla Real Federación Española de Fútbol. Oggi il Racing è considerato uno dei club all’avanguardia per il suo stretto rapporto con le nuove tecnologie.
In una formazione che da quest’anno vede in rosa anche l’italiano Matteo Prati (centrocampista classe 2003 e da anni nelle nazionali giovanili), i punti di riferimento sono il colombiano Gustavo Puerta (reduce dall’ultimo Mondiale nordamericano) e soprattutto il trequartista Sergio Canales, nato proprio a Santander e cresciuto calcisticamente nel club. Canales, dopo aver girovagato per la Spagna (passando anche dal Real Madrid) e il Messico, è tornato dopo quattordici anni di assenza per rinforzare la squadra di cui è tifoso. Frenato da tanti infortuni in carriera, El Mago Cántabro spera di diventare una bandiera definitiva. Intanto l’obiettivo principale resta la salvezza.
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