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Fermo immagine #6 •
Il momento nel quale Malen ha deciso Como-Roma
Il peso dell'espulsione dell'attaccante giallorosso in una partita poco appagante sotto il profilo delle occasioni. Gongola l’Inter, facile vincitrice per 3-0 contro il Parma

“È ora di smetterla coi fotogrammi, falsificano la realtà”, ha detto Gian Piero Gasperini dopo l’espulsione di Donyell Malen in Como-Roma. E qui, che di fotogrammi trascritti ci si occupa, si medita di lasciare baracca e buuu razzisti, perché tanto ormai presto sarà una sola grande intelligenza artificiale, che parte dalla provincia e arriva fino in Nazionale. È vero, “il calcio non è fatto di fotogrammi ma di azioni”, ma contempla anche regole e sanzioni, in un paese dove chi vìola le prime non è certo di ricevere le seconde. Avrebbe ragione, il tecnico romanista, non fosse che questa rubrica tratta gli screenshot applicandoli all’ucronia, al what if, inseguendo il flesso della parabola: e allora sì, l’intervento più o meno proditorio, a piedi uniti, del centravanti olandese ha determinato il big match, il punteggio in classifica, l’intera giornata favorevole all’Inter.
Lo ha detto chiaro il momentum della diretta televisiva: dopo un primo tempo aggiudicato ai punti ai giallorossi, per le due importanti occasioni di Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini a fronte del solo contropiede di Assane Diao (graziato Wesley), l’avvio della ripresa si stava mettendo sugli stessi binari fino al 53esimo, il minuto del fattaccio. Di lì in poi, l’onda del lago è stata solo per i padroni di casa, seppur incapaci - in superiorità numerica - di fare poco più che il solletico a un ottimo Pierluigi Gollini. Nella partita, nella giornata dei tanti pareggi fra inseguitrici, nell’economia anche psicologica della settimana europea entrante, il cartellino rosso sventolato in faccia a “Bobby” assume quindi un rilievo determinante, a cominciare dalla risposta alla domanda che non solo a Roma è praticamente d’obbligo: cosa sarebbe stato del prosieguo, se fosse stato disputato in undici?
Non è automatico che gli ospiti avrebbero trovato la zampata offensiva giusta, anche se l’espulso stava combattendo fisicamente con due sentinelle come Jacobo Ramón e Trevoh Chalobah, il migliore in campo. Ma è lecito pensare che la Roma al completo avrebbe potuto fare un'altra ripresa, non costretta dalle circostanze, per quanto poco in sofferenza anche nei quaranta minuti rimanenti. È stato proprio l’atteggiamento da “torello”, altrimenti lodevole, a costare caro al numero 14: Manu Koné recupera il pallone a centrocampo, in verticale per il cannoniere che lo addomestica e prova a involarsi a testa bassa, usando anche il corpo e le braccia. Supera Ramón ma viene chiuso dall’ottimo Máximo Perrone, la palla scivola verso l’esterno e per riprenderla Malen va in scivolata d’anticipo, mentre accorre Bruno Kaiki. L’impatto è inevitabile, l’arbitro è ben piazzato.
Il cartellino rosso viene estratto senza dubbi, mentre il laterale brasiliano rotola: Malen trasecola, nell’inquadratura Chalobah e Perrone ancora invocano il provvedimento. Il replay frontale non lascia dubbi quanto alla fallosità della tenaglia, specie dal momento che Kaiki tocca la sfera una frazione di secondo prima dell’avvento dell’avversario. Una proiezione ortogonale in piena regola, con il comasco lungo l’asse delle ordinate e il reo sdraiato sopra le ascisse: a far premio, evidentemente, la spericolata mossa volante da arti marziali, che da sempre nel calcio - come ravvisano da subito i pundit delle moviole - viene punita con il massimo della penalità. Da lì in poi, la Roma si riorganizza arretrando lievemente il baricentro ma soprattutto rinunciando a colpire, ad esempio con il mancato inserimento di Santiago Castro, rimasto malinconicamente a scaldarsi.
Fatto sta che i due allenatori considerati più “giochisti” producono uno 0-0 nemmeno così appagante sotto il profilo delle occasioni, ma non è una contraddizione in termini. È “risultatismo” (che piace in Italia, cit.) uno striminzito 1-0 giocato in modo conservativo e facendo tesoretto della fortuna, mentre l’esito a specchio della scacchiera tra Gasperini e Cesc Fàbregas somiglia più alla presunta partita perfetta secondo le teorie di Arrigo Sacchi e Francisco Maturana, lo stesso punteggio a occhiali che stava ingabbiando la finale intercontinentale tra il Milan e l’Atlético Nacional de Medellin, rotta dalla punizione mancina di Chicco Evani. Chiaramente i due tecnici sfidatisi in riva al Lario sanno curare bene la fase difensiva anche quando volgono lo sguardo avanti: semmai il Como, compatto senza palla, si è mostrato troppo allungato quando attacca.
Gongola quindi l’Inter, facile vincitrice per 3-0 contro il Parma, lo stesso punteggio che riabilita il Napoli in faccia alla sorpresa Frosinone. Il resto, appunto, sono occasioni mancate da “vorrei ma non posso”: vale per la Juventus messa a lungo sotto dal Cagliari, vale per il Milan che non riesce ad aver ragione del Sassuolo. Un plauso comunque a Ruben Amorim, che nei venti infiniti giorni di assenza delle competizioni per club ha capito come la rosa attuale gli offra un comodo 4-4-2 ingiustamente bollato come vecchio; lo stesso modulo in cui Daniele de Rossi ha deciso di riplasmare il suo Genoa in base agli elementi che si trova a disposizione. A respirare l’aria salubre delle vette, con pieno merito, anche due “infiltrate”: ovvero i sardi che Fabio Pisacane sta facendo esprimere al meglio, anche tecnicamente, e la Lazio alla quale tutto continua a girare ancora bene.
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Quando un fatto non è ancora avvenuto, ma è nell’aria. Questione di secondi, e lo spostamento di una farfalla determina conseguenze nella giornata di campionato, forse nell’intero torneo. Fermo immagine è il fotogramma di Enrico Veronese che racconta la Serie A 2026-2027