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Bolso vs Re Media •
La tristezza per l’addio alla Nazionale di CR7 e Messi è nulla sapendo che giocheranno ancora
L'argentino continuerà a pascolare sui campi della Mls applicando al calcio il detto sull’orbo che è re nella terra dei ciechi, il portoghese insisterà a segnare gol contro i beduini in Arabia per aggiornare il pallottoliere
8 OTT 26

(Foto Getty)
Non sarò particolarmente originale a sottolineare come nel giorno della farsa d’addio alla Nazionale di Leo Messi, Cristiano Ronaldo abbia superato non i famigerati mille gol, ma la soglia del ridicolo, con la “spiegazione” sui social della sua fuga dal ritiro del Portogallo prima della sfida alla Danimarca in Nations League. Da una parte un’amichevole “di lusso” nientepopodimeno che contro il Benin, il solito gol sul solito rigore, varie tamarrate coi droni sponsorizzati alla fine, lacrime, applausi e retorica (ho però apprezzato il fatto che, pur essendo in Argentina, la celebrazione è stata comunque più sobria di quella post ultima partita di Totti). Dall’altra un carosello Instagram da cui si capisce che il ct portoghese Jorge Jesus è un figlio di buonadonna, e che CR7 è caduto con entrambi i piedi, tutti i pettorali e le sopracciglia rifatte nella trappola ordita per screditarne aura e peso in Nazionale.
Non mi unirò però al coro di chi paragona i due finali dei due calciatori più forti e più disagiati degli ultimi vent’anni – anche perché finali non sono per nessuno dei due: Messi continuerà a pascolare sui campi della Mls applicando al calcio il detto sull’orbo che è re nella terra dei ciechi, Ronaldo insisterà a segnare gol contro i beduini in Arabia per aggiornare il pallottoliere. Il dio del calcio però sa essere stronzo, oltre che manipolatore e piromane.
Leggere che nel patto stretto tra Cristiano, Federazione e allenatore, Jorge Jesus si sarebbe dovuto scusare pubblicamente per avere “fatto scaldare e poi non mandato in campo uno della statura di Maradona e Pelè” mi ha fatto andare il brandy di traverso. Erano le stesse ore in cui tutti si sentivano un po’ argentini repostando reel melensi sull’ultima di Messi e parlavano con originalità di “ultimo tango” sentendosi degli Osvaldo Soriano di provincia, era ovvio che le cheerleader di Leo avrebbero impallinato Ronaldo, manco si fosse paragonato a Lui, tra l’altro.
Amico del potere, e quindi dei giornalisti, Messi da tempo è nella fase Re Media della sua carriera: qualsiasi cosa tocchi o faccia viene raccontata come dorata. Cristiano Ronaldo è bolso, fa scenate da caricatura di se stesso, avrebbe dovuto smettere qualche anno fa, è vero, ma non merita le lezioni di comportamento dai giornalisti sportivi, quei custodi della morale calcistica che da giorni dicono che CR7 “è stato un grandissimo, però…”, come se non stessero aspettando altro.
Se c’è un aspetto positivo di queste due vicende, è che il giorno dell’addio definitivo al calcio di entrambi si avvicina sempre di più: a parte la parentesi eterodiretta dalla Fifa e iper esaltata dai media di Messi al Mondiale, i due non regalano più nulla di realmente significativo da anni. Mentre gli appassionati si sfiniscono a discutere su chi sia il più grande, se il duro lavoro valga più del talento o viceversa, Leo e Cristiano bivaccano sui campi, costringendoci a commentare ammirazione posticcia a ogni tap-in a porta vuota o assist in orizzontale da due metri, manco fossero il padre e la madre da onorare come da comandamento. Qui lo dico e non lo nego, quando smetteranno di giocare davvero ci avranno talmente rotto i coglioni che sarà una festa, e non piangerà (quasi) nessuno.