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Giulio Ciccone e la stagione del quasi
Il secondo posto agli Europei 2026, ha confermato l'ottima forma del corridore abruzzese e l'andazzo di una stagione incompleta

Davanti a lui ci sono la Tre Valli Varesine e il Giro di Lombardia. Poi forse un'altra giornata con il numero di gara attaccato alla schiena in Veneto per terminare davvero la stagione. Due giorni sicuri, più forse uno evitare che il 2026 sia davvero la stagione del quasi. Sarebbe un peccato. Perché in questo 2026 Giulio Ciccone è andato forte, ha pedalato benissimo, è stato protagonista spesso e volentieri, avrebbe meritato di sorridere più spesso. Poteva essere una delle migliori annate della sua carriera. Al momento è la quasi migliore stagione della sua carriera.
Il secondo posto agli Europei di ciclismo 2026 alle spalle, per due millimetri, di Remco Evenepoel racconta perfettamente il 2026 del corridore abruzzese. Una stagione nella quale ha vinto la maglia di miglior scalatore al Giro d'Italia, ha disputato il miglior Mondiale della sua carriera e ha sfiorato grandi vittorie. Tutte però svanite. Nove piazzamenti tra i tre, quattro volte secondo, nessuna linea d'arrivo superata per prima.
E sì che agli Europei aveva fatto tutto benissimo, era riuscito pure a inventarsi il finale perfetto. Quasi perfetto. Remco Evenpoel ha recuperato e grazie al colpo di reni lo ha superato.
Stesso ordine d'arrivo del Grand Prix Cycliste de Québec. In Canada però l'abruzzese non era riuscito davvero a contendere la vittoria al belga al termine di una corsa gagliarda e determinata.
Due giorni dopo al Grand Prix Cycliste de Montréal aveva disputato una gara ottima, salvo poi rimanere senza le energie necessarie per resistere al forcing di Paul Seixas e Isaac Del Toro.
Il corridore che per anni aveva seminato ottime prestazioni raccogliendo poco o nulla, dando la sensazione di poter essere un atleta capace di giocarsi le corse con i migliori, è dal 2023 che lo sta facendo davvero. Salvo poi peccare di impazienza e troppa vitalità nei momenti decisivi. Imperfezioni che gli hanno precluso la gioia della vittoria, relegandolo troppo spesso a spettatore ravvicinato di soddisfazioni altrui.
Eppure la sensazione è che non sia mai stato così vicino il superamento del quasi. Perché Giulio Ciccone è corridore d'antan, di quelli che migliorano le gambe con l'età e l'esperienza, di quelli che hanno bisogno di arrivare a patti con se stessi per poter andare forte. E dopo tutti questi piazzamenti, queste opportunità svanite, anche nel suo sguardo qualcosa è cambiato. Non è mai troppo tardi.