Lacrime iridate. Brandon McNulty ha vinto i Mondiali 2026

L'americano è il nuovo campione del mondo. A Montréal ha conquistato una corsa bellissima, sconvolta da Mathieu van der Poel, ma vinta di gambe e tempismo. Al secondo posto ha terminato l'australiano Michael Matthews, terzo il campione olandese 

27 SET 26
Ultimo aggiornamento: 20:48
Immagine di Lacrime iridate. Brandon McNulty ha vinto i Mondiali 2026

La vittoria di Brandon McNulty ai Mondiali 2026 di ciclismo (foto Getty Images)

L'immagine della gioia è un volto sconvolto, lacrimante, spaesato. Sul podio dei Mondiali di ciclismo 2026, il volto di Brandon McNulty era una maschera di stupore, un corpo che si muoveva cercando una spiegazione a quello che era successo poco prima. Poi, una volta avuta al collo la medaglia d'oro e addosso la maglia bianca con sul petto i colori dell'iride, un sorriso fanciullesco gli si è stampato sul volto. In quel momento Brandon McNulty ha compreso di essere il campione del mondo di ciclismo e che quella maglia la porterà in giro per il mondo per un anno intero.
Il podio dei Mondiali di ciclismo 2026 (foto Getty images)
MONTREAL, QUEBEC - SEPTEMBER 27: (L-R) Silver medalist Michael Matthews and Team Australia, gold medalist Brandon McNulty and Team United States and bronze medalist Mathieu Van Der Poel and Team Netherlands pose on the podium during the medal ceremony after the 99th UCI Road World Championships Montreal 2026 - Men Elite Road Race a 273.4km one day race from Brossard to Montreal on September 27, 2026 in Montreal, Quebec. (Photo by Dario Belingheri/Getty Images)
Brandon McNulty si è meritato quello stupore e quel sorriso. Se l'è meritato perché in un Mondiale eccellente, spettacolare, sconclusionato e, a tratti, eccessivo, è riuscito a cogliere l'attimo giusto, quello buono per infuturarsi allontanandosi dalla confusione di troppe intenzioni di vittoria, da troppe gambe di talento. Trentatré chilometri di solitudine davanti a tutti, molti dei quali passati con la convinzione dei più, non certo la sua, che sarebbe bastata un'accelerazione per riprenderlo. Le buoni intenzioni non servono a nulla se non si mettono in pratica. Brandon McNulty è stato prassi, non intenzione. Uno scatto e un semplice messaggio rivolto a tutti: ora venitemi a prendere. Non c'è riuscito nessuno.
E non c'è riuscito nessuno anche grazie al lavoro, eccellente, di Mateo Jorgenson, rivale tutto l'anno, compagno di squadra al Mondiale. L'americano del Team Visma ha inseguito tutti, si è piazzato alla ruota di chiunque provasse a inseguire il connazionale. Ha spento qualsiasi entusiasmo.
Brandon McNulty ha vinto un Mondiale meraviglioso, appassionante, capace di essere sempre in discussione.
Un Mondiale che avrebbe dovuto premiare come Migliore attore protagonista, ex aequo con l'americano, Mathieu van der Poel. Il campione olandese ha scombussolato la corsa con un attacco a novantanove chilometri dall'arrivo, l'ha provata a stravolgere con Wout van Aert a novantun chilometri dal traguardo. Il belga a un certo punto ha mollato (sacrificandosi per provare a dare una scossa a un assopito Remco Evenepoel), l'olandese no. Ha terminato la corsa al terzo posto su di un percorso che sembrava essere troppo duro per lui. Il suo talento però è capace di adombrare i metri di dislivello. Tra il primo scatto e la volata finale per il secondo posto (vinta da Michael Matthews, anche lui eccezionale a farsi trovare tra i migliori), è riuscito a portare alla luce tutto il talento e i limiti di gestione della gara di Isaac Del Toro e Paul Seixas. È stato demiurgo l'olandese, il caos creatore.
E alla pari di McNulty e van der Poel, il premio di Migliore attore protagonista dovrebbe essere dato anche al circuito di Montréal, capace di rimescolare di continuo la trama di questi Campionati del mondo di ciclismo. Duro, ma non eccessivamente, complicatissimo, pieno di spazi vuoti, quelli che la fantasia dei ciclisti riescono a riempire. Quello iridato è il percorso che ogni anno va in scena, settembrino, al Grand Prix Cycliste de Montréal. Solo che il pregiudizio che fanno considerare le corse nordamericane corse di serie B, spesso non ce lo fanno apprezzare davvero. E questo nonostante il Grand Prix Cycliste de Montréal sia, nelle ultime stagioni, una delle corse più interessanti dell'anno. Meritava di avere un palcoscenico migliore. L'ha avuto Mondiale.
Diranno: sì ma Tadej Pogacar non c'era. La ragione ce l'ha chi c'è, chi manca è nel torto. Ha vinto Brandon McNulty, un corridore che negli ultimi anni è riuscito a vincere una ventina abbondante di corse pur concedendo tutto se stesso agli altri. Un corridore troppo educato e troppo gentile per far sentire la sua voce L'ha fatta sentire in Canada. Ha guardato la sua maglia, le lacrime hanno smesso di sgorgare.