Politica e sport, uno sprint suicida attorno a Malagò

Silurare il (superficiale) presidente della Federazione italiana giuoco calcio non sarà indolore. Del resto, follow the money
2 OTT 26
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Il presidente della Figc Giovanni Malagò (foto LaPresse)

È bizzarro che due vicepresidenti del Coni vadano contro al loro presidente. Ed è giusto che lo faccia notare un membro di giunta come Gianni Petrucci, ex numero uno proprio del Coni (e non solo). Ma se a sottolineare l’anomalia è il ministro per lo Sport e i Giovani, ecco che il suo intervento diventa “sgrammaticato e fuori luogo” come ha detto ieri, senza usare mezze parole, Giovanni Malagò. Non passa giorno che la guerra tra Coni e Figc non assuma contorni politici che devono far scattare il campanello d’allarme. La tanto agognata autonomia dello sport ormai sta diventando una barzelletta. D’altra parte basta seguire il flusso del denaro per capire che lo sport italiano ormai dipende dalla politica che ne ha affidato la cassaforte nelle mani di Sport e Salute.
La politica paga e vuole comandare o, se non altro, dire la sua. Malagò da presidente del Coni era riuscito a tenerla fuori da Palazzo. Buonfiglio, che pure è un dirigente di lunga esperienza, sta cercando di sfruttarla. In nome delle regole si sta per arrivare al commissariamento della Figc e alla cacciata di Malagò. L’appuntamento è per martedì 6, sbrigate le “ultime formalità”, ossia le partite della Nazionale di Mancini. In quella data sono convocate Giunta e Consiglio del Coni. Se la Giunta darà l’ok, si passerà al Consiglio. Con il voto palese potremmo assistere a delle belle scenette. Malagò ha amici ovunque, ma votare contro Buonfiglio avrebbe un significato dirompente. A rischio non c’è solo il futuro della Figc, ma quello dello sport italiano che, nonostante tutto, sta vivendo un momento d’oro.
La colpa però è di Malagò che ha peccato di superficialità. Sapendo di avere un bersaglio disegnato sulla schiena del blazer, doveva stare attento a ogni dettaglio. Non poteva non sapere di quella norma che richiede il tesseramento. E la stessa Figc doveva avere la scaltrezza politica di fiutare il pericolo. Hanno sbagliato in tanti, forse tutti. E adesso si rischia di dover ripartire da zero facendoci ridere dietro da tutto il mondo sportivo. Quello che ha portato Malagò al Cio, anche senza tessere.