È tornata la vita a Capannelle. La riapertura dell'ippodromo romano

L'ippodromo di Capannelle ha rischiato di essere solo un ricordo passato, è stato chiuso, ha riaperto a fine settembre. Il racconto di una giornata tra corse di cavalli, scommesse, umanità mista e una sensazione di allegra decadenza
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Foto di Giovanni Battistuzzi

Sotto una nuvola di capelli bianchi sfumati di un grigio-azzurro, sotto due baffoni folti e ispidi, imbionditi dalle sigarette che spezzano il reticolato scombinato di rughe profonde come i ricordi, si muovono due labbra ambrate, screpolate ai lati. “Gente ce n’è, ce n’è assai. Certo un tempo...”. Quel tempo era il tempo nel quale i cuori di un sacco di italiani battevano al ritmo degli zoccoli dei cavalli sul prato. “...un tempo era così sempre, ora è così mai, solo oggi che c’è l’evento. Un tempo era così e pure di più, qui c’era vita, anche troppa vita. Ma almeno la vita è tornata, qua rischiava d’esse un cimitero”. Alessandro Rufi ha quasi ottant’anni, si guarda attorno e ricorda l’ippodromo di Capannelle che fu. Qui c’era finito per prossimità: “Sono nato allo Statuario”, il quartiere a nord di Capannelle percorrendo l’Appia verso il centro di Roma. “Qui c’ho passato anni. Un po’ a lavorare, soprattutto a scommettere. Ho vinto poco, ma non mi sono rovinato per fortuna”.
I cavalli a Roma correvano tra Capannelle e Tor di Valle, il galoppo nel primo ippodromo, il trotto nel secondo. Poi Tor di Valle venne abbandonato e rimase solo Capannelle. E pure l’ippodromo lungo l’Appia rischiò di diventare solo un ricordo. Il 5 gennaio, l’Hippogroup, che da anni gestiva l’impianto, lo ridiede al comune: esercizio in perdita un po’ a causa del dirottamento del montepremi di alcune corse verso altre strutture, un po’ per il calo dell’interesse attorno all’ippica. A lungo Roma ha rischiato di dire addio alle corse. Sono ritornate a settembre. Il 20 settembre il grande evento che ha fatto rivivere agli appassionati i momenti andati, a cent’anni dalla grande ristrutturazione di uno dei più bei ippodromi d’Italia.
Foto di Giovanni Battistuzzi
Foto di Giovanni Battistuzzi
Capannelle ha riaperto, le persone sono tornate a sedersi sulle tribune, ad animare la piazza che dà sull’ovale dove si scaldano i cavalli e il grande fagiolone sul quale i fantini salgono in sella. Tutt’attorno una sensazione di allegra decadenza: una cabina telefonica caduta, ruggine e pittura scrostata sui pali del camminatoio superiore, erbacce sulle tettoie delle tribune, muri scrostati nella sala scommesse. C’è però vita, vita rumorosa e caotica, vociante di “aho” e di “daje”, di “imbeccate bbone” e “vale manco du spicci”. Di nomi di cavalli sciorinati alla maniera di calciatori. Nomi bizzarri e pretenziosi, italianissimi e internazionali. “Se so’ sempre dati un tono”, commenta un signore sulla sessantina guardando un noto proprietario romano di cavalli e leggendo sul foglietto delle corse il nome del castrone che gareggerà poco dopo. C’è pure Francesco Rutelli, non proprio l’attualità politica.
Foto di Giovanni Battistuzzi
Foto di Giovanni Battistuzzi
Capannelle s’è rianimata di quel mescolio di umanità mista che ha sempre trovato riparo tra le sale scommesse e le tribune degli ippodromi. Giovanni Arpino ricordava l’accavallarsi “di odori di sigaretta, birra troppo tiepida per essere bevuta e olezzi d’ascella e tensione”. Ora prevalgono l’odore delle flatulenze emesse dalle sigarette senza combustione, quello dolciastro delle bevande energetiche. Solo le ascelle sono rimaste ascelle. L’igiene però è migliorata. O forse la tensione per le scommesse è diminuita.
Rimangono i signori vestiti da cavallerizzi d’oltremanica; le signore dai bei vestiti a fiori vaporosi come i loro profumi troppo profumati; le dita nervose di chi tiene in mano il foglietto di carta che può dare gioia al portafoglio; vecchie cariatidi dei bei tempi che furono, quando gli ippodromi erano il centro del mondo, fosse anche solo il loro.
E poi tantissimi parvenu, arrivati sino a lì richiamati dal grande evento, perché a Roma agli eventi non si può mancare. Due ex giovani dai jeans attillati, canottiera in bella vista sotto una camicia a fiori chiacchierano e ridono con una birra in una mano e lo svapo nell’altra. Un signore pronto per la caccia alla volpe li guarda, scuote la testa, si dirige verso la Club house. Fuori da questa un altro signore si agita, sbraita, minaccia. “Te nun sai ch’i so’ io. Io so quello che te cava gli occhi! Io te cavo gli occhi! N’hai capito ch’i so’ io. Questa è robba mia, io qua ce sto da sempre. Co’ i mi cavalli”. Si qualifica come C. Dei C. che avevano i cavalli e che oltre a far correre i cavalli muovevano altri affari a Roma. Molti altri affari, non tutti leciti. Un vecchio dai lunghi capelli bianchi lo porta via, gli parla, lo calma. Vanno assieme a vedere la corsa. “Oh, questo cavallo è bbono bbono! Garantito”. Talmente bbono che non vincerà la corsa.
Capannelle ha riaperto, Capannelle non è cambiata.
Foto di Giovanni Battistuzzi
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