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IL FOGLIO SPORTIVO •
Speriamo che la pausa da Nations League passi in fretta
Scopro i con orrendo ritardo che una Nazionale di calcio italiana è andata in finale nei Mondiali di calcio per robot umanoidi che si sono tenuti a Pechino il mese scorso. Quindi tranquilli, quando vi stuferete di Mancini, potrete sempre ripiegare sulla Nazionale dei robot

(Foto Getty)
Vi giuro che avevo chiesto al direttore di posticipare la chiusura del giornale di oggi per potermi permettere di commentare l’importantissima sfida di Nations League di ieri sera tra Italia e Belgio. Purtroppo – nonostante l’imprescindibilità dell’evento – non è stato possibile. Mi era già bastato il primo turno di partite, giovedì sera: una bruttezza paragonabile forse soltanto all’Europa League. Ma questo mi tocca fare, e mi aspetta più di un triplete di match a sera, sperando di uscire vivo da queste tre settimane da incubo senza Premier League (preferirei essere arrestato dalla polizia del metoo per le mie battute sul calcio femminile). Almeno questa sera c’è Inghilterra-Spagna, e mi aspetto quantomeno una sconfitta onorevole.
Un aiuto a non soccombere in questi giorni inutili può arrivare dall’evitare di leggere qualunque media sportivo. Ho notato che in Italia ultimamente un nuovo genere letterario si è affiancato al grande classico delle interviste agli ex calciatori che raccontano di come ai loro tempi si giocasse per strada e non si pensasse ai soldi. Mi riferisco agli articoli “ecco perché Tizio non ha sfondato nella squadra Tale”, con la variante “ecco perché la squadra Tale non ha creduto in Tizio che oggi spacca i culi agli avversari” (è un modo di dire vostro, nessuna omofobia, giuro). Non che vada meglio con l’abusatissimo “come è andata tutte le volte che un ct è tornato sulla panchina dell’Italia”, cose che spero Mancini non legga o che legga toccando legno (o palle, fate voi).
A proposito di tornei inutili, mi segnalano che in Canada continuano a giocare con la “regola Wenger” sui fuorigioco, per cui l’offside si fischia solo se c’è luce tra attaccante e difendente: immaginate una partita di calciotto tra amici cinquantenni, ecco, siamo lì.
Scopro infine con orrendo ritardo che una Nazionale di calcio italiana è andata in finale nei Mondiali di calcio per robot umanoidi che si è tenuto a Pechino il mese scorso. Non so e non voglio sapere se abbia vinto, ma dopo avere letto la notizia il fottuto algoritmo mi ha invaso di video con robot che giocano a calcio: roba che mi ha fatto rivalutare subito le partite tra donne e fatto stare sereno nei confronti della fine del mondo causata dall’intelligenza artificiale, che avverrà soltanto quando una squadra di androidi batterà l’Inghilterra nella finale del Mondiale (tra molto tempo ma succederà, pur di non rivincere quella maledetta Coppa perderemo anche contro una Nazionale di robot aspirapolvere chiamati Jack).