Sport
ma a chi frega della Nations League? •
La straziante pausa di campionato per le Nazionali, peggio di un coito interrotto
Due interi weekend senza match a campionato appena iniziato fanno male. Anche perché delle Nazionali importa poco a tutti, calciatori in primis
23 SET 26

I giocatori della Nazionale italiana in allenamento (foto di Sara Esposito per LaPresse)
Io non so chi si è inventato questo indecente coito interrotto della pausa di tre settimane per la Nations League, so però che avrò bisogno di molta birra e molto brandy per superare indenne tutto questo tempo non solo senza la Premier League, ma con partite delle Nazionali più brutte di una serata senza bionda ben spillata. Due interi weekend senza match a campionato appena iniziato fanno male, malissimo. Non soltanto perché ci privano della gioia di vedere gol e giocate, ma perché ci costringono a un bombardamento mediatico di cazzate insuperabile: è vero, in estate la pausa è più lunga, ma almeno c’è il calciomercato. Delle Nazionali frega niente a nessuno, diciamolo, da voi in Italia ancora meno: non frega ai giocatori, che già fuggono dai ritiri grazie a referti degni di Molière; non frega alle società, che già si lamentano delle convocazioni ma poi se la Nazionale non si qualifica al Mondiale si indignano; non frega ai tifosi, idem come sopra. In generale non frega neppure ai giornalisti, che salvo poco prima e poco dopo le partite non hanno materiale con cui riempire carta, siti e social. E qui arrivano le cazzate di cui sopra: facezie spacciate per notizie, gossip passato per inchiesta, curiosità dal campionato turco presentate come fondamentali, immancabili interviste agli ex di turno che raccontano per la centesima volta di quella volta che, rovistamento dei media tra l’immondizia dei profili social dei calciatori in vacanza per farci sapere cosa ha mangiato il famoso attaccante e a quale figa ha messo like al noto centrocampista.
È un problema che attanaglia tutti, sia chiaro: ieri il Guardian apriva la pagina sportiva online con un fumetto sul proprietario del Manchester United, per poi prendersela con “la pseudoscienza che sta ingannando il calcio” e farci spiegare da Aurélie Csillag del Liverpool la sua idea per rendere il calcio femminile più inclusivo (purché non faccia come nell’ultima stagione della serie tv Ted Lasso, forse il peggior spot per il football giocato dalle donne che si sia visto negli ultimi dieci anni – partite di calcio femminile escluse, of course). Sempre meglio che in Italia, dove come in ogni pausa di campionato che si rispetti, arriva la tassa dell’intervista a Francesco Totti. Questa volta tocca agli estratti del suo nuovo libro – gnamme, direbbe quella – in cui mescola simpatici siparietti con ex compagni (da raccontare esclusivamente in romanesco), riflessioni rimasticate sul suo rapporto con Spalletti, dettagli amletico-piccanti da terza media sulla sua relazione con Noemi (“metto la lingua o no?”), pagine “momento serio” sull’elaborazione del lutto. Ma non c’è safe space: dribblato Totti, ecco le corna a Costacurta raccontate da Martina Colombari, i tifosi che baciano la pietra su cui ha poggiato le chiappe Salah, Belen che esce con Okoye e l’argentino che fa il saluto nazista indossando una maglia della Fiorentina.
Lo capite, brutti stronzi che vi siete inventati questa pausa per le Nazionali più lunga di una revisione Var dei bei tempi, a che cosa ci avete condannato per le prossime tre settimane? Chiedete almeno scusa. E datemi subito da bere, please.