La scoperta del grande ciclismo di Lorenzo Mark Finn ai Mondiali 2026

A nemmeno vent'anni il talento azzurro correrà con i professionisti. Amadio e Viviani hanno fatto la scelta giusta: solo in Italia ormai si è ancora convinti che serva aspettare, dosare, centellinare. E poi quando gli capiterà un'occasione del genere. Poter correre libero con la migliore scusa possibile per giustificare se non andrà bene: non ho ancora vent'anni

25 SET 26
Ultimo aggiornamento: 16:07
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La vittoria di Mark Lorenzo Finn un anno fa al Mondiale 2026 categoria U23 (foto Epa images via LaPresse)

Tutto è nuovo sebbene nulla lo è davvero. Senz'altro l'ambientazione: Montréal, Canada. Non il contesto: i Mondiali di ciclismo. Eppure anche questo in parte è cambiato, almeno per categoria. Lorenzo Mark Finn correrà il suo terzo Campionato mondiale di ciclismo, ma due giorni dopo del giorno nel quale avrebbe potuto correre. Non più tra gli Junior come due anni fa, quando indossò la maglia iridata senza poter però indossarla la stagione successiva causa passaggio di categoria. Non più tra gli Under 23 come ha corso un anno fa, vincendo il suo secondo Mondiale di fila. Lorenzo Mark Finn correrà la corsa dei grandi: categoria Elite. Al suo fianco vedrà pedalare campioni e grandi corridori affermati: Mathieu van der Poel, Remco Evenepoel, Wout van Aert, Mads Pedersen, Tom Pidcock. Al suo fianco ci saranno campioni e grandi corridori pronti a diventarlo: Isaac Del Toro, Paul Seixas, Luke Tuckwell, Jørgen Nordhagen. Sarà il più giovane al via: 19 anni e 282 giorni.
Fino a qualche anno fa, nessuno si sognava nemmeno di far correre tra i professionisti un corridore di nemmeno vent'anni. I tempi però sono cambiati, hanno subito l'accelerazione dell'anagrafe. È da tempo che gli Under 23 ragionano e si preparano più da professionisti che da Dilettanti. Succede quasi ovunque, a eccezione dell'Italia, dove ancora si è convinti che serva aspettare, dosare, centellinare. Qualcosa sta cambiando anche nella penisola. Anche perché i nostri talenti vanno altrove a correre e altrove li svezzano prima, diventano uomini prima, non sono considerati "ragazzi" fino ai trent'anni. Lorenzo Mark Finn nel 2024 è andato al Team GRENKE - Auto Eder, la squadra giovanile della fu BORA-hansgrohe, ora Red Bull-BORA-hansgrohe. L'anno scorso è passato a quella development. Il prossimo farà il suo debutto tra i professionisti da professionista.
In mezzo c'è un Mondiale da correre con la maglia della Nazionale. Nessuno gli chiede niente, i capitani saranno altri, un posto sul podio lo proveranno a conquistare Giulio Ciccone, Giulio Pellizzari e Davide Piganzoli. Possono farcela? Difficile, ma a Montréal sarà corsa complicata e, probabilmente, imprevedibile.
Lorenzo Mark Finn però sarà accanto a loro. La speranza è il più possibile accanto a loro. Il team manager Elia Viviani e il commissario tecnico Roberto Amadio hanno preferito averlo in squadra: meglio che impari subito, si sono detti. Ha senso centellinare in un ciclismo che accelera? Vedendo correre Paul Seixas la risposta è no. E questo è un passo in avanti per il ciclismo italiano, un passo in avanti per nulla scontato.
Lorenzo Mark Finn quest'anno ha vinto il Giro d'Italia U23 e il Tour de l'Avenir, le due corse a tappe più importanti del ciclismo U23. L'ha fatto vestendo la maglia iridata, quella che o rende tutto più leggero oppure ti si attacca alle gambe come un piombino di venti chili. In qualche corsa ha corso con i professionisti, non sempre è andata bene, ma il Sibiu Tour (dura corsa a tappe rumena) se l'è portata a casa e al Tour of the Alps ha fatto intravedere buone cose prima di ritirarsi.
Ora tutto è nuovo sebbene nulla lo è davvero. Le biciclette sono sempre quelle, l'iride che si vede ovunque pure. Sono le gambe che spingono sui pedali a cambiare, il nome e la classe dei contendenti ciò che è mutato e irreparabilmente. Lorenzo Mark Finn vede tutto questo e mostra un sorrisetto un po' imbarazzato e un po' sbarazzino. Sognava di essere lì. Non desiderava altro. Ha una voglia matta di dimostrare che quello è il suo posto.
E Amadio e Viviani hanno fatto bene a portarlo a Montréal. Non gli capiterà più un'occasione del genere, poter correre libero con la migliore scusa possibile per giustificare se non andrà bene: non ho ancora vent'anni. Una scusa che è allo stesso tempo uno sprone: non ho ancora vent'anni e sono qui, dove ho sognato di stare. La bicicletta sa essere un sogno.