L'avvenire di Lorenzo Mark Finn nel ciclismo

Il corridore italiano ha vinto anche il Tour de l'Avenir dopo il Giro d'Italia Next Gen: solo Gibì Baronchelli c'era riuscito. Ora c'è un altro Mondiale da inseguire prima di dover sopportare le delusioni e le frustrazioni del ciclismo italiano

26 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 14:30
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Quello che voleva fare quest'anno l'ha fatto Lorenzo Mark Finn. O meglio, quasi fatto. Perché c'è ancora quel pensiero mondiale di fine settembre che gli ronza in testa: salire per la terza volta sul gradino più alto del podio della rassegna iridata di categoria dopo esserci riuscito tra gli Junior due anni fa e tra gli Under 23 un anno fa, al primo anno tra loro. Lorenzo Mark Finn ha vinto il Tour de l'Avenir 2026, la corsa a tappe più importate e prestigiosa tra quelle riservate ai giovani, quelli che un tempo si chiamavano Dilettanti ma che è da un bel po' che già fanno la vita dei professionisti (o quasi). Si è vestito di giallo dopo aver vinto a cronometro e in salita, ai 2.243 metri sul livello del mare del Lago Surrù, sotto il Nivolet. Una lampante dimostrazione di superiorità in bicicletta. Ieri, sull'Iseran aveva dato dimostrazione invece di avere nervi saldi e capacità di analizzare la corsa. E a diciannove anni è merce rara, segno di intelligenza ciclistica. E l'intelligenza ciclistica è una delle poche cose che non si migliorano facilmente.
Lorenzo Mark Finn ha vinto la gara francese dopo aver vinto a giugno il Giro d'Italia Next Gen 2026Prima di lui a mettere insieme Francia e Italia in una sola stagione c'era riuscito solo Gianbattista Baronchelli, per brevità chiamato Tista o Gibì.
Il corridore italiano avrebbe potuto già correre tra i professionisti come ha deciso di fare Paul Seixas. Il francese si sentiva pronto a sfidare i migliori. L'italiano pure, però aveva un conto in sospeso con le corse che per imperizia o per sfortuna, non era riuscito a vincere. Lorenzo Mark Finn non si sente ardere dalla fretta, sa che certe cose, e il Tour de l'Avenir e il Giro d'Italia Next Gen sono tra queste, possono non ritornare e che era meglio quindi evitare i rimpianti e provare a gioire di quello che si può avere subito e che è destinato a evaporare. Del resto il tempo è dalla sua. A nemmeno venti anni si ha davanti almeno una quindicina di stagioni piene di pedalate e di grandi obbiettivi. Forse qualcosa di più. Anni nei quali dovrà lottare contro il più forte – di sicuro di quest'epoca e forse non solo di quest'epoca, Tadej Pogačar. Poi anche lo sloveno dovrà fare i conti con il passaggio del tempo.
Lorenzo Mark Finn ha deciso di rallentare il suo futuro per godersi il presente, ha preferito una serenità vincente all'ansia di dover dimostrare di essere un possibile corridore da primissime posizioni.
C'è tempo, si è detto.
C'è tempo sì, ha ragione. E c'è soprattutto tempo per prendere per mano le ambizioni di un paese, l'Italia, che ancora si considera centro gravitazionale del ciclismo europeo, nonostante le strade dicano il contrario. Lorenzo Mark Finn dovrà avere spalle larghe e tanta sopportazione perché accadrà quello che abbiamo capito essere inevitabile: su di lui verranno scaricati anni di delusioni e frustrazioni, di vittorie sognate e patatrac vissuti. Il corridore è intelligente, va forte, saprà gestire tutto questo.
Intanto c'è un altro sogno mondiale da inseguire. Ma c'è tempo fino a fine settembre.