L'istinto del gol (evitato) di Randal Kolo Muani

Con un guizzo in area il centravanti della Juventus è stato decisivo nella partita contro l'Atalanta. L'area era la sua e il gol non è stato segnato ma evitato

21 SET 26
Ultimo aggiornamento: 11:39
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Avere Saturno contro, insegna il film di Ferzan Ôzpetek, è presagio di effetti non certo positivi. Almeno per chi crede ai segni zodiacali. Avere Lautaro Martínez contro, anche nel senso esteso del Fantacalcio, trascina con sé un senso di ineluttabile: puoi essere la Roma di Gian Piero Gasperini, stare in vantaggio casalingo di due gol alla fine del primo tempo, continuare a giocare magnificamente dall’inizio della stagione, ma è sicuro che se dall’altra parte viene schierato Lautaro non consideri più solida alcuna delle tue presunte certezze.
Prova ne sia il minuto di ferro e fuoco, alla cifra 79, che ha preceduto il raddoppio personale dell’argentino: la palla doveva semplicemente entrare, e non poteva filosoficamente decidere di non farlo. È così che l’Inter si è salvata, con qualche merito, nella Capitale. Ed è con la coppia al comando, affiancata per il momento dalla Lazio a cui pare girare tutto giusto, che ritroveremo la Serie A dopo la lunghissima, percettibilmente interminabile, pausa per le Nazionali.
È caduto infatti il Como, sotto i colpi dello spumeggiante Frosinone: non è solo per l’abilità di Giacomo Calò, la forma di Giorgi K’vernadze e le parate impressionanti di Lorenzo Palmisani che alla banda Fàbregas farà comodo un discreto bagno di umiltà, se vorrà rimanere agganciata alle zone che contano. Del resto, a sfarfallare in difesa non è stata la sola: due gol subiti accomunano infatti Jean Butez agli altrettanto quotati Mile Svilar, Marco Carnesecchi e al pur titolare nerazzurro Josep Martínez, solo omonimo del salvatore in maglia numero 10.
Al netto dello spettacolare dribbling reiterato con sette finte consecutive da Mërgim Vojvoda al 62esimo minuto di Udinese-Cagliari, la copertina dell’album settimanale va a Randal Kolo Muani, e non - come si potrebbe pensare senza aver visto la partita - per le sue doti offensive, che pure si sono fatte valere più volte nel corso del match interno della Juventus con l’Atalanta. Sempre allo scoccare del 62esimo minuto (il punteggio è 1-0) il centravanti francese copre il palo a sinistra di Guglielmo Vicario durante un calcio d’angolo per i bergamaschi: calcia il mancino di Lazar Samardžić, la palla come radiocomandata spiove nell’area piccola, dove la attende Thomas Kristensen, al suo attivo tre gol di testa lo scorso torneo.
Vicario non si allontana dalla linea di porta, Douglas Luiz si lascia sorprendere dall’avversario, Jhon Lucumí (look at me, Lookman) non ci può arrivare, Kristensen impatta il pallone in modo quasi innatural mentre torna a terra dopo il santo anticipato, colpendolo con la tempia sinistra a rimbalzare contro il terreno. Il portiere allunga le braccia in extremis, ma la sfera è destinata a spegnersi in rete, nei pressi del palo. Dove è appostato appunto il centravanti bianconero, spesso criticato in avvio di stagione: il tempo di reazione è di un secondo al massimo, l’intervento pulito e frontale, la palla si impenna e torna in campo, mentre il difensore danese strozza il grido di gioia e i telecronisti schiamazzano increduli.
Se la Juve ha vinto, non lo deve solo ai gol di Francisco Conceição e Gleison Bremer (un marcatore che segna, un centravanti che evita la capitolazione), ma anche al discusso numero 9, che pure non era arrivato in tempo nel cross iniziale di Zeki Çelik né nell’imbucata centrale di Pape Sarr: ma oltre a sventare un pareggio già scritto, aveva creato le condizioni per il vantaggio -portando via con sé due controllori- producendosi fino alla fine della partita in recuperi ficcanti e dribbling danzanti, segno di una condizione in netta crescita assieme al miglior Nico González dei sui anni bianconeri. Certo, rimane l’ombra del rigore negato a Jonathan Rowe, ma dopo la vendemmiata in Europa League contro gli olandesi del NEC la Signora riscopre la punta che ha inseguito tutta un’estate.
   
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Quando un fatto non è ancora avvenuto, ma è nell’aria. Questione di secondi, e lo spostamento di una farfalla determina conseguenze nella giornata di campionato, forse nell’intero torneo. Fermo immagine è il fotogramma di Enrico Veronese che racconta la Serie A 2026-2027