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La Spagna ormai si è quasi abituata a vincere e le feste durano poco
Camisetas, murales e biscotti per la colazione. Viaggio nel calcio spagnolo due mesi dopo la vittoria del Mondiale
19 SET 26

Foto LaPresse
Per il secondo titolo mondiale della Selección spagnola la festa estiva è stata partecipata e condivisa in tutte le città della Spagna, comprese quelle basche e catalane, e si è conclusa con l’arrivo della squadra all’aeroporto di Madrid e il giro in bus per il centro città, con circa due milioni di persone a festeggiare nella capitale. Il giorno seguente però la gente è tornata regolarmente al lavoro, i giornali pian piano hanno smesso di scrivere della Nazionale, riempiendo le pagine quasi soltanto con il calciomercato prima e con le partite di Liga poi. Certo, della vittoria mondiale della Spagna qualche traccia rimane ancora oggi a distanza di settimane. Non esattamente come successe nell’edizione precedente vinta dall’Argentina, quando Buenos Aires si riempì di cinque milioni di tifosi in una festa sviluppata in orizzontale, creando una marea umana di cui non si percepivano i confini, ma anche in verticale, con tanta gente arrampicata in modo alquanto pericoloso sui pali per vedere meglio e sventolare bandiere. A Buenos Aires e nelle altre città, a distanza di mesi, c’erano decine di murales di Messi, Di María e del Dibu Martínez quasi in ogni quartiere, oltre ai bus cittadini sui quali erano raffigurati gli eroi del Mondiale (anche a Madrid per i giorni della Coppa del mondo viaggiava una metro rossa dedicata ai giocatori).
Per tutta l’estate spagnola le strade si sono riempite di gente con la camiseta della Selección. Adidas magari smentirà i numeri, ma l’impressione è che la seconda maglia (quella bianca con cui i giocatori sono scesi in campo per la semifinale con la Francia, ma non nella finale con l’Argentina) sia andata per la maggiore. Se negli stadi americani i tifosi sembravano indossare soprattutto quella rossa, una volta tornati a casa sono evidentemente passati ad acquistare quella bianca, sicuramente più elegante e magari più adatta ai mesi caldi. Sta di fatto che sembra proprio un successone. C’è stata la corsa all'acquisto, anche quando è uscita quella nuova con le due stelle. Come sempre, velocissimi anche i venditori abusivi in zona Puerta del Sol, che hanno saputo aggiornare i loro prodotti non originali in tempi record. Anche i negozi di souvenir hanno esposto t-shirt celebrative della vittoria, ma quelle sembrano più per turisti: gli spagnoli indossano la maglia da campo.
Rispetto all’Argentina, di murales calcistici in Spagna non se ne vedono poi così tanti. Ne avevano realizzato uno nei giorni successivi alla vittoria a Barcellona, raffigurante Ferran Torres, autore del gol decisivo e in quel momento ancora giocatore dei blaugrana. L’opera artistica di TvBoy è stata però imbrattata subito, probabilmente da qualcuno vicino all’indipendentismo catalano. La città di Salamanca si è resa disponibile ad accogliere l’opera in Castiglia e León: Salamanca ha infatti un quartiere vicino al centro, il Barrio del Oeste, aperto alla street art. Qui, immediatamente dopo la vittoria nel New Jersey, è stato dipinto un portone di rosso con le due stelle in giallo, davanti al quale chi passa può farsi un selfie. La vittoria del Mondiale resiste anche tra gli scaffali dei supermercati. Si possono trovare i biscotti per la colazione su cui sono raffigurati, a mo’ di figurina, i giocatori della Roja: Nico Williams, Fabián Ruiz e Mikel Merino sono quelli che appaiono sulla confezione di cartone, ma all’interno ci sono tutti. Negli scaffali ci sono anche delle tavolette di cioccolato con in rilievo le sagome dei calciatori.
Anche le figurine del Mondiale, che in Spagna si chiamano cromos, sono state un successo. I bambini se le sono scambiate per tutta l’estate, anche se nel frattempo sono uscite quelle della Liga maschile e di quella femminile. Anche in questo caso, però, è difficile sostenere il confronto con quello che è accaduto in Argentina: a Mondiale finito, il Parque Rivadavia si era riempito di genitori pazienti che accompagnavano i figli allo scambio di figuritas (come le chiamano comunemente lì). La Spagna, sul campo, nella finale ha dato una lezione di calcio all’Argentina; fuori dal campo, però, gli argentini restano davanti per la passione con cui vivono questo sport. Da fine luglio è in libreria un volume sulla vittoria della Spagna, un instant book celebrativo che si trova in vetrina anche alla Librerías Deportivas Esteban Sanz, una vera istituzione per il genere, un caso più unico che raro in tutta Europa. Ne verranno stampati sicuramente altri e per fine anno dovrebbe uscire una docuserie su Prime Video: quattro episodi dedicati al percorso della Roja (fu “el Sabio” Luis Aragonés a spingere perché la Nazionale venisse chiamata così).
Nonostante il numero delle persone conteggiate in strada sia probabilmente superiore a quello registrato dopo la vittoria del Mondiale in Sudafrica, l’impressione è che quattordici anni fa la festa fosse più spontanea e sentita. “Yo soy español, español, español...” era il coro che si sentiva dappertutto in quei giorni, isole comprese. Era il primo Mondiale vinto: certo, c’era stato l’entusiasmante Europeo due estati prima dopo quarantaquattro anni, ma la Coppa del mondo è sempre qualcosa di diverso. Forse allora si erano mescolate anche tante storie emozionali che avevano appassionato maggiormente gli spagnoli: il gol vittoria di Iniesta che si era ritrovato a esultare in maglietta bianca con la scritta a pennarello dedicata a Dani Jarque (“siempre con nosotros”), compagno di squadra morto pochi mesi prima, oppure le love story sui giornali, come quelle tra Piqué e Shakira e tra Casillas e la giornalista Sara Carbonero, che il portiere baciò durante un’intervista in diretta appena dopo il match. Quel Mondiale là per gli spagnoli è stato vissuto come quello dell’Italia nel 1982 rispetto a quello del 2006. Ormai la Spagna si è abituata a vincere: dal 2008 ha vinto metà dei grandi eventi a cui ha partecipato, cinque competizioni su dieci.
Anche grazie alla folta presenza di calciatori baschi e del Barça, i festeggiamenti sono stati abbastanza condivisi in tutte le regioni, in questo senso probabilmente anche più del 2010. Ma la Federazione, per le prossime partite casalinghe, ha scelto stadi tradizionalmente amici: il 29 settembre con la Croazia si giocherà allo stadio Ramón Sánchez-Pizjuán di Siviglia, mentre il 3 ottobre con la Repubblica Ceca allo stadio Carlos Tartiere ad Oviedo.
(1 - continua)