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Il Bologna prova a ripartire da Raffaele Palladino per dare ordine al caos
Domenico Tedesco è stato esonerato, al suo posto arriva l'ex allenatore di Monza, Fiorentina e Atalanta, ormai abituato a non trovare un posto in estate a a subentrare nel corso della stagione

Raffaele Palladino (foto Ansa)
Dopo stagioni in cui tutto è andato per il verso giusto, successi frutto di una crescita costante e giustamente applaudita, il Bologna ha dato per la prima volta l’impressione di essersi un po’ incartato. Accade nella stagione in cui perde gli introiti delle competizioni Uefa: la Champions League nel 2024-25, l’Europa League nell’ultima, arrivata grazie alla storica vittoria in Coppa Italia agli ordini di Vincenzo Italiano. Il club ha annunciato apertamente la necessità di dover rientrare delle spese degli anni precedenti: “Bisogna rivedere un po’ i costi, vogliamo fare calcio in maniera sostenibile, per noi è un anno di ricostruzione”, ha detto non più tardi di due settimane fa l’amministratore delegato Claudio Fenucci. Ma aveva anche detto altro: “Tedesco è un allenatore nuovo e come Motta e Italiano prima di lui avrà bisogno di tempo. Lo avrà”. Nel frattempo, però, deve essere successo qualcosa che va oltre il solo punto raccolto in quattro giornate dall’ormai ex tecnico del Bologna: i rossoblù, pur con un organico decisamente ridimensionato in termini qualitativi rispetto a quello di due stagioni fa, avevano meritato qualcosa in più, finendo traditi soprattutto dagli episodi nelle sfide contro Lazio e Atalanta.
Eppure, alle soglie della quinta giornata, Tedesco non è più l’allenatore del Bologna. Per una squadra che ha fissato proprio per voce del suo amministratore delegato il decimo posto come obiettivo stagionale, l’esonero dopo aver affrontato Lazio, Atalanta, Sassuolo e Napoli appare così affrettato da far pensare che ci fosse un certo scollamento tra il tecnico e il gruppo, più che un effettivo problema tecnico-tattico. Al suo posto arriva così un “aggiustatore di lusso”: per la terza volta in carriera, Raffaele Palladino sale su un treno in corsa. A Monza, quando era ancora il tecnico della Primavera, gli capitò dopo sei giornate; a Bergamo, dopo la buona stagione con la Fiorentina, dopo undici turni; stavolta dopo quattro. L’addio all’Atalanta è stato per certi versi sorprendente: il suo approdo aveva riportato i nerazzurri a contatto con la zona europea, fino alla qualificazione in Conference League e in semifinale di Coppa Italia, mancando l’obiettivo finale solamente a causa di una serata monstre di Edoardo Motta, capace di parare quattro rigori nella sfida di ritorno contro la Lazio. Luca Percassi ne aveva parlato come di un predestinato, poi i rapporti erano precipitati: a quanto dicono gli spifferi da Bergamo, per una risposta non particolarmente entusiasta alla prima proposta di rinnovo. Nel frattempo, il suo nome è stato accostato a realtà decisamente importanti, inclusa la Nazionale italiana nel pandemonio generale post affaire Guardiola-Pirlo.
Palladino riparte invece da un Bologna che dovrà mettere ordine soprattutto nello spogliatoio, con il “caso Skorupski”, escluso dalla sfida col Napoli per un ritardo alla riunione tecnica ammesso dal ds Di Vaio, che ha tenuto banco nelle ultime ore. Ma dovrà farlo anche sul campo: in una sola estate, il Bologna ha perso Lucumì, Freuler e Castro, la spina dorsale delle ultime stagioni, oltre al riottoso Rowe. Un anno prima erano partiti Beukema e Ndoye, quello prima ancora Calafiori, Saelemaekers (per fine prestito) e Zirkzee. Praticamente un intero undici smantellato. Ecco allora che Palladino dovrà fare quello che gli riesce meglio: mettere mano a quel che c’è, dargli forma e, stavolta, guardare anche oltre. Il contratto dice che rimarrà al Bologna fino al 2029: se davvero andrà così, sarà lui a farsi carico di una non semplice ricostruzione.