Il senso della Lazio per la Coppa Italia. Ultimo capitolo: Edoardo Motta

I biancocelesti hanno messo le mani sopra il pur onorevole trofeo ben quattro volte dal 2004 in qua, e sono pronti a giocarsela tra le mura amiche il prossimo 13 maggio contro l’Inter praticamente scudettata

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23 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:44 AM
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Se dal 2008 tutte le strade della Coppa Italia portano alla finale unica nello stadio Olimpico di Roma, con tanto di presidente della Repubblica in tribuna, vale anche la proprietà transitiva. Ovvero, per una squadra capitolina come la Lazio, fregiarsi della coccarda tricolore è sovente l’unico modo per raggiungere quelle coppe europee già sfuggite in base alla graduatoria di Serie A.
Niente male, per una società perennemente contestata dalla propria tifoseria, che non a torto giudica deficitaria la stagione in corso nonostante il blocco del calciomercato e le peripezie di Maurizio Sarri per darle un senso. Ma se un senso le Aquile di Claudio Lotito hanno dimostrato di averlo, nel suo ventennio storico, è proprio quello per la bistrattata “coppetta”: fino a marzo manifestazione cenerentola e oggetto di ipotetici revisionismi in chiave inglese o francese (coinvolgere le squadre dilettanti, con le grandi in trasferta), in primavera spesso àncora per salvare il lavoro di un anno.
È così che i biancocelesti hanno messo le mani sopra il pur onorevole trofeo ben quattro volte dal 2004 in qua, e sono pronti a giocarsela tra le mura amiche il prossimo 13 maggio contro l’Inter praticamente scudettata: le prodezze ai rigori del giovane portiere Edoardo Motta hanno infatti estromesso l’Atalanta nella semifinale di ritorno, non senza polemiche. Come nella finale del 2019, infatti, i bergamaschi escono di scena accampando fondate recriminazioni arbitrali, tra ciclopici falli di mano in area non visti allora, e cavillose interpretazioni regolamentari sollevate mercoledì sera. Va detto anche che, al di là dell’estremo difensore sùbito diventato meme dolciario, pure i romani potevano reclamare un colpo proibito nell’area avversaria, parimenti non sanzionato.
Ma tant’è, e l’Inter che sperava nell’appoggio dell’Olimpico gemellato si ritrova ora a rivaleggiare proprio contro chi quel sostegno avrebbe fornito. Certo, difficilmente l’epos sarà lo stesso del derby che decise l’assegnazione della coppa nel 2013, alzata proprio dalla Lazio grazie alla rete di Senad Lulić: la famosa “coppa in faccia” associata al numero 71, il minuto della rete. Ma alla curva nord interessa poco: ciò che conta, con logico cinismo, è agguantare l’iscrizione alla prossima Europa League quando ormai tutto pareva perduto.
Una concretezza del resto tipica del sodalizio in mano al senatore di Forza Italia, accusato con più di una ragione di voler andare a nozze coi fichi secchi: nel suo palmares figurano appunto quattro successi di maggio e tre ulteriori finali, compresa quella ancora da disputare.
Giusto l’anno del suo insediamento, correva il 2004, la truppa affidata a Roberto Mancini batté la Juventus nell’allora doppio confronto. Furono i penalty, invece, a consegnarle il trionfo nel 2009, quando allenata da Delio Rossi spense le speranze della Sampdoria targata Cassano-Pazzini, in un impianto straboccante di colore. Delle due vittorie più recenti si è detto, senza dimenticare le due volte in cui il complesso allestito dal direttore sportivo Igli Tare si è inchinato alla Juve impostata da Massimiliano Allegri nel 2015 e nel 2017, quella capace di raggiungere altrettante finali di Champions League.
Solo sparute e lontane volte, invero, l’avventura laziale in Coppa Italia si è interrotta prima dei quarti di finale: segno di un’abitudine chirurgica a prepararla con profitto, che si è rivelata recentemente anche nella gestione dei tanti giocatori infortunati – Mario Gila in primis – e restituiti a Sarri per la partita che valeva tutto.
Caratteristiche che accomunano la Lazio a un’altra emergente d’epoca, ovvero la Sampdoria che guadagnò quattro coccarde tra il 1984 e il 1994: società e squadre a lungo vocate alla vittoria singola, che a un certo punto “lasciano perdere” le ambizioni di campionato e volgono le mire solo verso l’obiettivo che le può mandare in Europa. Quindi ricavi extra per Lotito, se il 13 maggio i suoi sapranno ripetersi, pur partendo sfavoriti come non di rado accade.