Sport
olive s5 e4 •
La coscienza di gruppo di Sebastiano Esposito
L'attaccante del Sassuolo è uno tra undici, si sente parte di un collettivo e sa che la sua gioia può esistere solo se è la gioia di tutti

Si fa tanto un gran parlare del fratellino, Francesco Pio, che quasi ci si è dimenticati che gli Esposito in Serie A sono due. E che Sebastiano magari non avrà il talento ingombrante e a spalle larghe del ventunenne centravanti dell’Inter, ma il suo lo sa fare e lo sa fare bene. Peccato che al contrario del fratellino non viva per il gol, ma si diverta come un matto a essere un giocatore che mette al primo posto il benessere di tutti al proprio. E i calciatori che scelgono questo di solito trovano un posto di secondo piano nel gradimento calcistico, nonostante tutto quello che si dica sulla generosità nel calcio: il pallone è una grande bugia e chiunque appassionato è contento di predicare bene e razzolare malissimo.
Sebastiano Esposito è uno di quegli attaccanti dotati di animo comunitario, di coscienza di gruppo. È uno tra undici, si sente parte di un collettivo e sa che la sua gioia può esistere solo se è la gioia di tutti. Per questo, quando ha la palla tra i piedi cerca fare sempre ciò che è più utile per la squadra: ossia prendere botte, passarla, cercare la cooperazione altrui. Il tiro o il dribbling sono un’eventualità, una necessità soltanto se utile per il benessere di tutti.
Per questo di Sebastiano Esposito non si parla mai tanto. Cosa parli a fare di un attaccante che non segna tanto, non fa giocate buono per applausi e che quasi sempre fa quello che è utile e non ciò che diverte.
I settanta minuti giovati da Sebastiano Esposito contro la Juventus sono stati una delle migliori rappresentazioni di ciò che rappresenta per lui il calcio, il giocare come attaccante, l’essere parte di una squadra. Il tutto esaltato da un gol da centravanti. Il fatto che la difesa della Juventus si sia comportata da squadra di campetto della parrocchia in questo caso ha poca importanza.
Il resto è stato sacrificio, rincorse, generosità e capacità di dare palla a chi era libero o posizionato meglio di lui. Settanta minuti passati a correre, inseguire, liberarsi e mai attendere. Un tempo certe cose le facevano i mediani, questi anni sono poco gentili con i centravanti. Sebastiano Esposito non si è lamentato, anche perché in altre epoche, uno come lui non avrebbe giocato là davanti, avrebbe fatto altro. Che cosa non è dato saperlo.
* * *
Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.