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L'educazione calcistica di Francesco Pio Esposito
L'attaccante dell'Inter non è riuscito a regalare la vittoria ai nerazzurri ma si è guadagnato i complimenti dei difensori milanisti
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9 MAR 26

Foto Ansa
Forse negli spogliatoi dell’Inter echeggia ancora il vecchio diktat che l’allenatore di allora, Giuseppe Meazza, diede a Benito Lorenzi, per brevità Veleno, per insegnargli il mestiere di centravanti visto che era appena arrivato in nerazzurro: “Se te le danno, dalle. Se non te le hanno ancora già date, dalle tu per primo, perché tanto poi arriveranno. Ma sempre con rispetto. E non fare sceneggiate, perché poi te ne danno di più”. Era l’estate del 1947. Benito Lorenzi imparò la lezione prestissimo. E prestissimo iniziò a segnare decine di gol a stagione.
A Francesco Pio Esposito probabilmente nessuno ha dato certi consigli, per il semplice fatto che certi consigli non vengono più dati. Eppure il giovane attaccante dell’Inter si attiene, forse inconsapevolmente, alla lezione del Peppìn. Se non gliele danno prima è lui a darle. Il centravanti dell’Inter usa il fisico come un lasciapassare, le spalle come due bulldozer e quando servono pure braccia e mani. Sempre però con rispetto. E sempre senza fare sceneggiate.
Nel derby di ritorno tra Milan e Inter, perso dai nerazzurri (ancora, così era terminata pure l’andata) per 1-0, Francesco Pio Esposito si è ritrovato spesso tra Strahinja Pavlović e Koni De Winter. Ha combattuto di fisico, a volte le ha prese a volte le ha date. Avrebbe potuto fare sceneggiate, non le ha fatte. Non è stata la partita che sognava, non ha giocato come si augurava di giocare, eppure si è preso i complimenti dei difensori milanisti. Complimenti per un’educazione calcistica vecchia scuola che è sempre più rara in uno stadio di calcio.
Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.
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