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Lo stadio di Taranto doveva essere il simbolo della rinascita della città, è già da rifare
Nello stadio che ha ospitato molte gare dei Giochi del Mediterraneo la Società sportiva Taranto non potrà giocare. La ristrutturazione completata per la manifestazione sportiva è incompleta e molti sono i danni post evento

Foto Ansa
Lo stadio che ha accolto il presidente Mattarella e il premier Meloni un mese fa per la cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo a Taranto, è già da rifare. Era stato celebrato in diretta Rai come esempio della fattività del governo, del sud che ce la fa, dalla rinascita di Taranto. E invece spente le telecamere, le luci, e tolto il tappeto azzurro raffazzonato in fretta e furia per mostrare al mondo che l'Italia sa essere pronta, restano, proprio sotto quel tappeto, buche, cavi e materiali scoperti, che ad oggi impediscono al Taranto calcio di giocare il campionato e di allenarsi. La ristrutturazione dello Iacovone è costata alle casse pubbliche 60 milioni di euro. Per uno stadio da ventila posti, pronto per la Serie A. Ma ancora incompleto. I Giochi si sono chiusi una settimana fa, con una cerimonia finale in second'ordine rispetto a quella inaugurale. Senza ospiti istituzionali, né artisti di grido. La prima partita del Taranto in casa, dopo la squalifica, era prevista per il 13 settembre. Ma non potrà svolgersi allo Iacovone, al momento inutilizzabile.
Le cronache locali parlano di danneggiamenti al manto erboso, agli impianti di irrigazione e ai pozzetti di collegamento elettrici e al drenaggio. Qualcuno dice siano guasti dovuti allo smontaggio dei palchi della cerimonia. Quindi il prato appena seminato (sempre a favore di telecamere del commissario di governo Massimo Ferrarese) è pesantemente danneggiato e inutilizzabile. Per ripristinarlo entro 10 giorni il comitato organizzativo deve incaricare una ditta con spese a carico della G2 eventi che ha organizzato le cerimonie. Ma che il manto fosse parecchio danneggiato lo si era visto già dalla prima partita di calcio durante i Giochi. Inoltre, insieme al prato, c'è ancora da lavorare su cabine elettriche, laterali, divisori reparti, pitturazioni e cover. E poi è completamente distrutto il campo B, che era stato promesso per gli allenamenti. Elementi che nulla hanno a che fare con la società che ha organizzato le cerimonie, la quale, dopo essersi presa tanti complimenti per la bellezza dell'evento organizzato, ora viene messa alla gogna, e probabilmente farà ricorso. Il commissario Ferrarese, il cui mandato prosegue per tutto il 2026, ha detto che si sarebbe occupato lui di completare le opere, con i 3 milioni avanzati. Oltre che dei collaudi, di cui al momento gli impianti sono sprovvisti, insieme alle agibilità (lo Iacovone al momento è autorizzato per max 100 persone). Ma dopo mesi zeppi di post e dichiarazioni, e dopo gli ultimi saluti strappa lacrime, il commissario si è guadagnato il meritato riposo.
Dal Comune di Taranto, proprietario dello stadio, si sono interrotte le passerelle. Ad oggi non sappiamo se la società proprietaria della SS Taranto, guidata dai fratelli Ladisa, ha richiesto di giocare domenica prossima allo Iacovone, e chi glielo ha negato e perché. Ma soprattutto non sappiamo quando il Taranto calcio potrà finalmente tornare a giocare allo Iacovone. Per la città questi Giochi, se pur molto lontani dai 200.000 ospiti promessi dagli organizzatori, hanno rappresentato due settimane di svago. E l'illusione, alla vigilia dei 20 mila esuberi Ilva, della tanto agognata svolta. Gli italiani, che giocavano in casa, hanno guadagnato la maggior parte delle medaglie, avendo mandato una delegazione sopra la media degli altri Paesi. Lo stesso Tamberi appuntandosi l'oro ha ammesso si trattasse di una facile vittoria non essendoci avversari al suo livello, e di aver partecipato più per il pubblico che per la gara, proiettato al Diamond di Bruxelles (dove è arrivato terzo).
Su 400 milioni di fondi pubblici spesi, ne sono rientrati poco più di 1 dai biglietti. I tarantini, più di tutte le altre persone del mondo, hanno riempito gli spalti degli impianti. Ora speriamo non restino senza.