Politica
una narrazione distorta •
Il “riscatto” di Taranto: fuori l’Ilva, dentro i Giochi
Un tempo era la città più importante e ricca del sud Italia, oggi, dopo anni di populismo e decrescismo, se ne parla come di un malato da risanare. Ma da cosa?

La premier Giorgia Meloni alla cerimonia inaugurale dei Giochi (foto ANSA)
"Taranto è oltre Ilva". Il primo a dirlo durante la diretta di Rai 2 dedicata alla cerimonia inaugurale dei Giochi del Mediterraneo, aperti ufficialmente dal presidente Mattarella, è stato Albano. Il cantante di Cellino si è esibito in una performance imbarazzante, e ci sarebbe da chiedere se davvero l’Italia non ha artisti migliori per rappresentarsi durante una cerimonia internazionale in mediterraneovisione. E visto che i cachet non si nascondono, anche quanto il governo (tramite il comitato organizzatore) gli ha dato per sbagliare un playback. Ma Albano è amico e socio per beneficenza di Massimo Ferrarese, commissario dei Giochi voluto da Raffaele Fitto. E siccome ormai a Taranto non si muove foglia che Ferrarese non voglia, il commissario prossimo candidato del centrodestra come un Bertolaso mediterraneo ha imposto Albano per la cerimonia. Insieme ad altre due artiste pugliesi: Mietta e Serena Brancale. Ma per le Olimpiadi di Milano hanno chiamato Mariah Carey, mica Cochi e Renato! Basta questo per comprendere il provincialismo con cui sono stati tenuti in considerazione questi Giochi. Tanto da scatenare una polemica assurda perché alla cena di gala hanno chiamato lo chef milanese Berton che ha preparato il vitello tonnato, e non un pugliese per le orecchiette e cime di rapa. Tutto nasce nel 2019 quando l’allora premier Giuseppe Conte con accanto Barbara Lezzi e Michele Emiliano proposero Taranto come unica città al mondo candidata per ospitare i Giochi del Mediterraneo 2026: questa manifestazione doveva diventare il riscatto di una città. Ma da cosa? Taranto è stata per anni la più importante e ricca città del sud Italia. E questo è accaduto quando il governo la scelse per dotare il mezzogiorno del quarto polo siderurgico del Paese, per risollevarlo rispetto al nord. E’ da lì che Walter Tobagi coniò il termine metalmezzadri: i contadini che avevano preso il posto fisso all’Italsider e, finito il turno, ritornavano nelle campagne. Ma accanto a loro arrivò a Taranto da tutta Italia il meglio dei professionisti, ingegneri, dirigenti per lavorare nel siderurgico. E insieme all’industria si sviluppavano commercio, cultura, economia. Ma anni di populismo e decrescismo ne hanno cambiato la narrazione, mostrando l’industria come un male da cui riscattarsi, e trasformando lo sviluppo in degrado, e i lavoratori in cassintegrati.
Testimone raccolto dal governo Meloni che, dopo aver completato definitivamente e irrimediabilmente l’opera di distruzione del siderurgico, si è accodato alla narrazione del “riscatto”. E quindi l’investimento da 350 milioni fatto sui Giochi (a cui si aggiungono gli sponsor di governo Eni, Terna, Snam, Trenitalia, e Rai – arrivati dopo l’annuncio della presenza del premier) seppur lontano da quello plurimiliardario del CIS del governo Renzi, è stato una sorta di contentino dovuto alla città “martoriata” arrivato proprio nel momento definitivo della vertenza industriale. Per questo la premier Meloni, in vacanza a pochi chilometri da Taranto, ha deciso di presenziare alla cerimonia, accompagnata da alcuni ministri (mancavano i due che hanno in mano il dossier Ilva: Made in Italy e Lavoro). Non prima di essersi sincerata che i sindacati non l’avrebbero contestata. Ed è incredibile che quelli che ormai scendono in piazza ogni venerdì per l’allarme fascismo, all’annuncio della “bomba sociale” a Taranto, con ventimila esuberi, abbiano accolto con giubilo le cariche di governo affiancandole nei posti riservati allo stadio Iacovone, anziché cogliere l’occasione per protestare in diretta tv. A farlo, al contrario, sono state le associazioni “no Ilva” che hanno fischiato sia la premier Meloni che il sindaco di Taranto Piero Bitetti (cs). E anche qui è surreale che i no Ilva contestino l’unica che l’ha chiusa. Comunque nella diretta televisiva, condotta dal meloniano e tarantino direttore Rai Angelo Mellone, i fischi sono stati ignorati. Persino lui, storico paladino del siderurgico, ha ormai abbandonato l’epica dell’acciaio per abbracciare (EMBRACE the future, il motto dei Giochi), come un Albano senza Borsalino, quella del “riscatto” di una Taranto che si rialza come l’atleta Ikkos raffigurato nella cerimonia. Al momento non ci sono dati sui “200 mila turisti” annunciati dal direttore del comitato Carlo Molfetta (vicini di casa e amico di Burraco di Giorgia Meloni). Le strutture in città sono tutte opzionate per lo staff, e su Booking ci sono ancora b&b disponibili. Da questo punto di vista sarà interessante vedere se il comitato renderà noti i ricavi complessivi, e quanti hanno effettivamente raggiunto la città senza essere dell’organizzazione. Anche nel lungo termine, e rispetto ai nuovi posti di lavoro creati. Se per le Olimpiadi sappiamo che hanno accumulato un deficit di 320 milioni con 80 milioni di ricavi in meno del previsto, quanti saranno quelli dei Giochi estivi? Non vorremmo che il “riscatto” significhi passare dalla mono cultura dell’acciaio alla mono cultura del tennis, per poi fare la stessa fine di Ilva: che si mantiene solo con gli aiuti di Stato. E ormai neanche più.