I Giochi del Mediterraneo a Taranto non copriranno le colpe di politica, sindacati e del sistema Italia

Oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in città per la cerimonia d'apertura della rassegna sportiva. Il messaggio del capo dello stato e i troppi errori di chi governa e ha governato su Ilva

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Foto Ansa

Taranto. ​Oggi saranno a Taranto per la cerimonia inaugurale dei XX Giochi del Mediterraneo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e mezzo governo. Per accogliere i capi di Stato e le delegazioni degli atleti che parteciperanno a questa manifestazione sportiva internazionale, e per celebrare in diretta su Raidue l’apertura di questo evento che vede Taranto in vetrina. Non è un caso che, più di sei anni fa, con il governo gialloverde e il governatore amico Emiliano fu scelta questa città come unica candidata (di tutto il Mediterraneo) per ospitare la manifestazione.
L’idea era quella, quando ancora Ilva era in auge, di offrire una nuova immagine della città, lontana dai fumi dell’acciaio con cui era stata descritta negli ultimi anni, e poi vicina a quella del governo di allora: allevamenti di cozze e acquari green. Idea poi accolta e rilanciata dal governo attualmente in carica, che con l’intervento iniziale dell'allora ministro Fitto decise di commissariare le opere e il comitato organizzativo fino a quel momento non operativo, e di ampliare gli stanziamenti fino a 350 milioni. Nel frattempo Ilva è collassata definitivamente, senza più alcuna possibilità di recupero. Persino la proposta di acquisizione da parte delle 14 aziende italiane coordinate da Federacciai non è in realtà un tentativo di salvataggio di Ilva, ma solo dei suoi laminatoi. Per evitare che finiscano in mano straniera. Ilva per come l'abbiamo conosciuta fino a oggi, e per come ce l'hanno raccontata politici, industriali, sindacati, economisti, e addetti ai lavori, non esisterà più. Non sarà più il siderurgico più grande d’Europa, e l’unico a ciclo integrale tricolore, che ha reso grande la manifattura italiana e l'intero paese. E questo non certo solo per colpa della magistratura. Di fronte a tutto questo la politica non può restare silente. E non può farlo sopratutto venendo a Taranto per tagliare il nastro a dei “giochi di società”.
Ieri, in un messaggio inviato al Quotidiano di Puglia in vista dell’apertura dei Giochi del Mediterraneo, Mattarella ha rivolto “un pensiero particolarmente intenso di attenzione e di vicinanza” ai cittadini di Taranto, “che negli ultimi tempi hanno dovuto fronteggiare drammatici aspetti di occupazione e di salute, di sviluppo economico e di qualità della vita”, augurandosi che “a partire da questi giochi, Taranto torni ad "abbracciare il futuro”. L’augurio di tutti è che le sue parole vengano seguita dai fatti, perché panem et circensem non può essere la cifra della politica di uno Stato.
E questo vale sia per la maggioranza che per l’opposizione. Tutti oggi abbracciati a Taranto a festeggiare il “rilancio” della città. Che non potrà mai essere realizzato solo con lo sport, il turismo o l’enogastronomia. Nonostante la bellissima vetrina internazionale che la città dei due mari saprà dare. Eppure proprio “embrace the future” è il motto di questi Giochi. Quello che abbracceranno i diecimila esuberi dell'acciaio? Se è comprensibile un governo che tenta di nascondere il grande errore fatto dal ministro del Made in Italy (non a caso oggi l'unico assente a Taranto), non lo è quello dell’opposizione e di una sinistra che dovrebbe difendere i lavoratori. Ma che stando al governo di Taranto e della regione Puglia per anni ha inseguito l’idea di uno sviluppo “oltre l’area a caldo”. Senza mai realizzare questo “oltre”. Se non in iniziative estemporanee, finanziate dal pubblico, e, proprio come Ilva, non in grado di reggersi con le proprie gambe. Ma, a differenza dell’industria, senza riuscire a creare mai un posto di lavoro. Come dimostrano, restando a Taranto, le centinaia di cassintegrati da anni del bacino Ilva in As, Cementir, Evergreen, e molte altre aziende mai rimpiazzate. E non è comprensibile l’atteggiamento dei sindacati, disposti a bloccare mezza Italia ogni venerdì per trasporti, scuola, fascismo, e che invece di fronte alla vertenza occupazionale più grave del secolo hanno deciso di accomodarsi nel loro posto riservato stasera allo stadio Iacovone. “Taranto e l’intero territorio ionico riscopra l’amore per la propria identità ed il sano orgoglio di poter progettare oggi il proprio futuro, guardando al Mediterraneo, all’Europa e al resto del mondo” è l’invito che Cgil, Cisl e Uil hanno rivolto nel loro “caloroso benvenuto agli illustri ospiti”. Niente appello allo “sciopero” da parte di Landini, che certamente avrà modo di attaccare ancora Meloni e i “neo fascisti” ma non oggi, non disturbare le celebrazioni. Si poteva fare a Sanremo quando la Fiom irrompeva sul palco dell’Ariston per difendere i lavoratori Ilva di Genova, ma non per quelli di Taranto a cui per il momento si offre solo l’esibizione di Albano nel nuovo Iacovone. I violinisti del Titanic erano 8, quelli dell’orchestra della magna Grecia che suoneranno stasera a Taranto sono molti di più. Resta il monito di Mattarella, che si spera non sia trascurato.