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Antonelli tra gli Immortali. Ma la Ferrari non sa più vincere
La rimonta di Monza entra nel Pantheon dello sport italiano, come Coppi, Tomba e Mennea. Ma mentre Kimi rimonta dal 19° posto e fa 26 sorpassi, Leclerc elimina il compagno e la Rossa si perde ancora una volta nel giorno più importante

Quel che ha fatto a Monza Kimi Antonelli entra di diritto nel Pantheon dello sport italiano. Siamo a livello della Cuneo-Pinerolo vinta da Fausto Coppi nel 1949. Ma quel giorno il Campionissimo staccò tutti e se ne andò solitario. Qui, invece, parliamo di rimonte. E allora viene in mente quel che fece Alberto Tomba nel 1996 ai Mondiali di Sierra Nevada (sesto dopo la prima manche, recuperò 81 centesimi a Jagge e vinse il titolo iridato in slalom). Oppure il prodigioso recupero di Pietro Mennea alle Olimpiadi di Mosca 1980 quando era settimo in curva nella finale dei 200 metri prima di mettere tutti dietro e conquistare la medaglia d’oro. Andrea Kimi Antonelli si è guadagnato a Monza un posto tra gli Immortali. Partire dalla 19esima piazzola e finire la gara sul gradino più alto del podio, è qualcosa che non ha una spiegazione razionale. Oppure, ne ha molte. Ma nessuna del tutto superiore alle altre. D’accordo, guida un missile e aveva il motore nuovo. Ok. E’ stato fortunato con la bandiera rossa e poi con la virtual safety car. Tutto vero. Ma ci ha messo tanto, tantissimo di suo andando a completare 26 (ventisei!) sorpassi senza tenere conto di quelli inflitti ai doppiati. Ovviamente in giornate come questa la retorica non è arginabile. Quella del: “Kimi ha unito il paese portando con sé il sostengo dei tifosi della Ferrari” è la più demagogica. Abbiamo sentito, è vero, la gente di Monza, cantare: “Voooolare!” sulle note di Mimmo Modugno, ballare sul motivetto dei Ricchi e Poveri “Sarà perché ti amo”. Mancavano solo Toto Cutugno e Al Bano. In questo siamo proprio un paese che non riesce a uscire dagli anni ’80.
Kimi ha vinto, evviva Kimi. Ma evitiamo, per onestà, di dire che i Ferraristi ora tifano per lui. Antonelli ha superato, e lo ha fatto alla grande, il suo compagno di squadra George Russell. Un inglese, nemmeno particolarmente simpatico (a parte Mr. Bean non è che da quelle parti ce ne siano tantissimi). Il paragone con Riccardo Patrese a Imola il 1° maggio del 1983 non ha alcun senso. Quel giorno il pilota italiano, al volante di una Williams, finì fuori pista a pochi giri dalla fine regalando, di fatto, la vittoria al ferrarista Patrick Tambay. La gente di Imola esultò come a un gol decisivo nei tempi di recupero. A Monza, per onestà, sarebbe stato interessante, dal punto di vista sociologico, vedere la reazione del pubblico nel caso la sfida avesse visto di fronte il ragazzino bolognese contro un pilota Ferrari. Tutto questo non è accaduto, anche, per colpa dell’insipienza della Scuderia.
Al solito introdotta dai trombettieri di regime, la Rossa si è confermata la Regina del venerdì. Salvo poi balbettare al sabato e franare nel giorno in cui si fanno i punti. Peccato, le premesse erano addirittura per una doppietta Rossa. Invece abbiano assistito a un tracollo non giustificabile. Non è giustificabile il comportamento di Leclerc, bravo e generoso ma altrettanto sciagurato nel buttar fuori il suo compagno alla seconda curva e finire poi in barriera alla “Alboreto” rischiando l’osso del collo dopo aver subito due sorpassi. Sul monegasco andrebbe aperta una lunga riflessione. Da “predestinato” al successo si sta, mestamente, trasformando in un predestinato all’insuccesso. C’entra, ovviamente, il fatto che non ha mai avuto a disposizione una vettura vincente. Ma ci sta mettendo tanto, troppo, di suo. Tentare di andare oltre il livello della sua vettura è qualcosa di encomiabile. A patto di non trasformarsi un in moderno Don Chisciotte. Leclerc non è un campione, nel senso che non ha mai (o, ancora) vinto un Campionato del Mondo. E’ un ottimo pilota, tra poco compirà 29 anni. Ha vinto 9 Gran Premi in carriera. Antonelli ne ha già vinti 7 in una stagione. Essere un po’ frustrati gli va concesso. Mettere fuori il suo compagno e lasciare un altro zero alla sua casella di punti conquistati non è però accettabile. Se ne riparta subito a Madrid nel prossimo fine settimana. Quando toglieremo il velo a un Gran Premio al suo esordio assoluto. Può succedere ancora di tutto, chi pensa che Antonelli abbia già vinto il Mondiale piloti farebbe bene ad aspettare ancora qualche gara. Non troppe, forse. Ma qualcuna sì.