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Il capolavoro di Kimi Antonelli riscrive la storia della Formula 1
Il trionfo del pilota italiano della Mercedes a Monza che era partito nelle ultime posizioni in griglia. E anche i tifosi Ferrari s’inchinano

Foto Ap via LaPresse
Ci sono mille modi di riscrivere la storia. Kimi Antonelli ha scelto la più difficile e complicata, ma alla fine ha dipinto un capolavoro che nessuno aveva mai visto prima. Da diciannovesimo a primo con 25 sorpassi che sono stati altrettante pennellate sulla tela. La sua Gioconda ha trascinato la Monza vestita di rosso Ferrari ad alzarsi in piedi e gridare per lui, il ragazzo che sta riscrivendo la storia della Formula 1 e sembra davvero solo all’inizio della leggenda. L’ultimo italiano a vincere a Monza era stato Ludovico Scarfiotti che 60 anni fa guidava una Ferrari. Kimi non guidava una vettura rossa, ma ha conquistato i tifosi della Ferrari che hanno invaso il rettilineo di Monza sotto il podio dove lui cantava e piangeva, piangeva e cantava insieme a mamma, papà e alla sorellina che lo guadavano dal sotto, stravolti di felicità.
Sembra di vivere in un sogno perché nessuno alla vigilia aveva previsto quello che è successo. L’altro giorno Kimi aveva previsto di poter arrivare tra i primi cinque, quando sabato sera ha vinto a briscola ha intravisto un segnale favorevole, lui che è molto scaramantico, ma poi quando si è trovato in fondo allo schieramento con 18 macchine davanti ha pensato solo a non sbagliare nulla. Aveva promesso “full attack” e “full attack” è stato. Alla fine del primo giro era giù 13°. Quando Leclerc è finito fuori pista alla Parabolica interrompendo la gara era 12°. E anche quello era un segno del destino perché il 12 è il suo numero favorito. Nessuno ci credeva ancora, ma in tanti hanno cominciato a sperare. In fin dei conti era incappato in una penalità per montare un motore nuovo. E quel motore lo ha aiutato a recuperare posizione su posizione fino ad arrivare ad attaccare e superare il suo compagno di squadra. Era già nella storia perché solo due puliti erano riusciti ad andare in testa a Monza scattando oltre l’undicesima posizione. Ma non era ancora abbastanza. Lo hanno richiamato per cambiare le gomme in regime di Saferty Car e al 29° dei 53 giri in programma, era sesto. “Non so anch’io che cosa ho fatto. Non avremmo mai pensato di arrivare qui. Sto cercando di realizzare. La vittoria era un sogno e sono riuscito a realizzarlo, ma ancora non ci credo. Ma quando alla seconda partenza ho visto dov’ero ho detto: questa la devo vincere, la devo vincere”. E in quel momento si è messo in modalità martello. Ha cominciato a realizzare un giro veloce dietro l’altro e otto giri dopo era già secondo. Davanti a lui solo il compagno di squadra, l’unico vero rivale per il campionato considerando il distacco Ferrari sulla pista di casa. Kimi ha continuato ad attaccare, aggredendo un cordolo dietro l’altro. Quando ha visto Russel a un metro ha commesso l’unico errore della giornata. Lo ha attaccato subito, anche se mancavano cinque giri. E’ andato sullo sporco all’esterno della seconda curva, in uscita della prima variante. E’ andato sulla sabbia, ma ha fatto un po’ di fuoristrada ed è tornato all’attacco. Un giro dopo lo ha sorpassato. E non in un posto qualsiasi. Ha passato Russell alla Ascari, la curva dedicata all’ultimo campione del mondo italiano. Quasi un passaggio di consegne. Una scenografia che sembra studiata a tavolino in uno di quei film americani strappalacrime. Solo che qui è tutto vero. “Oh my god” ha detto Kimi via radio, mentre fuori sembrava di essere in paradiso. E’ tutto vero e tutto fantasticamente italiano. C’è chi ha vinto scattando più indietro di lui, come John Watson che con la McLaren a Long Beach nel 1983, vinse scattando dal 22° posto. Ma è solo una statistica. Perché Kimi ha davvero riscritto la storia con qualcosa di unico che lo proietta ancora più lontano nella classifica del Mondiale dove ora ha 66 punti di vantaggio su Russell. Nessun italiano aveva mai vinto sette gare in una stagione. Non c’è weekend in cui non stabilisca un nuovo primato. Come racconta chi ne capisce: è un ragazzo che ha la stessa stoffa di Hamilton e Verstappen. Un ragazzo che può sedersi al tavolo con i più grandi di sempre anche oggi che ha solo 20 anni. E’ solo l’inizio. Come era stato il primo Open di Sinner che guarda caso ieri era accanto a lui prima del via. I fenomeni si attraggono.