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IL FOGLIO SPORTIVO •
L’Italvolley ora sa vincere anche giocando male
Altro che marziane: le Azzurre possono anche giocare male, soffrire e far salire l’ansia all’autista. Adesso l'ostacolo si chiama Polonia e le italiane sono troppo vicine al traguardo per lasciare la presa
5 SET 26

(Foto Federvolley)
La storia dice: tre ori, due argenti e tre bronzi. Questo recita il memorandum della Nazionale femminile di pallavolo agli Europei. Oggi, a Istanbul (ore 18), le Azzurre se la vedranno con la Polonia e in palio c’è l’ennesima finale di un gruppo a cui non manca niente (per favore, non parlate di obiettivo triplete che sale l’ansia persino all’autista del pullman) ma che ha – questo sì, questo sempre – fame di arrivare più in alto di tutte. Le altre semifinaliste sono Serbia e Turchia e se ne vedranno delle belle anche dall’altro lato del tabellone. Le Azzurre arrivano all’appuntamento con la storia dopo un quarto di finale vinto in rimonta, giocato male a muro e con poca lucidità in distribuzione. Ma oggi nessuno si ricorderà più della partita con cui le campionesse olimpiche e mondiali hanno staccato il pass per la Final Four di Istanbul (per la cronaca, 3-1 contro la Svezia). E questo perché neanche i 43 punti di Isabelle Haak, l’opposta talentuosissima che vince scudetti a ripetizione con Conegliano e contro l’Italia ha giocato da iradiddio, potevano bastare, da soli, ad impedire alle Azzurre di cullare il sogno della terza medaglia consecutiva. Il volley resta e resterà sempre uno sport di squadra. E se Julio Velasco insegna che “bisogna saper giocare male”, le ragazze hanno decisamente imparato la lezione. Appuntamento quindi stasera a Istanbul contro la Polonia di Stefano Lavarini. Da questo momento in poi, da qui sì, può succedere di tutto.
“Non vi siete divertiti di più a vedere una partita combattuta?” dirà Miriam Sylla alla fine dell’incontro con la Svezia. Lei che è sempre una certezza, che prima con il muro del 23-22 su Haak nel quarto set e poi con il punto finale ha messo tutti i dubbi a tacere. È una provocazione la sua, chiaro. Ma neanche tanto. Perché poi la schiacciatrice continua: “Non è sempre domenica oh, ci sono partite come queste… e poi mi viene da dire che se non vinci soffrendo, se non pensi che capiterà anche a te, non devi neanche partecipare ai tornei”. Il messaggio è chiaro: non siamo marziani, la partita brutta tocca a tutte. Però l’errore imperdonabile sarebbe non farne tesoro. E allora mentre ci prepariamo ad assistere alla sfida con la Polonia, che le Azzurre hanno tutte le carte in regola per vincere (ma metterlo in pratica è chiaramente un altro paio di maniche) facciamo un po’ di ordine in questa nazionale che nella serata in cui soffre più del previsto trova in Paola Egonu la trascinatrice perfetta nel momento del bisogno. Ma i suoi punti strategici serviranno soprattutto oggi, quando si giocherà per una medaglia. “Se prima mi chiudevo, dopo un errore o un momento in cui non stavamo funzionando – dice l’opposta azzurra indiscutibilmente maturata anche grazie al ruolo di capitano a Milano – adesso guardo le mie compagne e stiamo tutte insieme, insieme soprattutto nei momenti di tensione e nervosismo”.
C’è molto della nuova Italia in queste parole, che per necessità è tornata a schierare Kate Antropova in posto 4 come nella prima parte dell’estate. Prima che Velasco chiudesse il discorso con: “Esperimento finito”. Per poi ricredersi quando una delle quattro schiacciatrici (Loveth Omoruyi) non una prima scelta ma la più potente in attacco, si infortunasse. Così, quella che poteva sembrare una riserva (ai Giochi le titolari erano Sylla-Bosetti e ai Mondiali Sylla-Nervini con qualche ingresso di Giovannini) è diventata talmente importante per gli equilibri di squadra che il maestro Julio ha chiesto da un momento all’altro ad Antropova di tornare ad attaccare e ricevere insieme. Come nel film “I cento passi”, dove contavano e camminavano. Ecco, Ekaterina detta Kate ha fatto lo stesso. Ha schiacciato e ricevuto insieme. E l’ha fatto egregiamente. Partita dopo partita i suoi punti sono diventati pesantissimi nell’economia del successo. Punti in attacco e punti in battuta. E lei ed Egonu si sono ritrovate così per la prima volta a condividere lo stesso spazio. Non più una di supporto all’altra ma una e l’altra insieme. Adesso l’ostacolo si chiama Polonia, che come ricorda Velasco “gioca con due opposte e dovremo stare molto attente”. Ma le Azzurre – a cui è mancata “la lucidità, non la pazienza” con la Svezia come analizza ancora Velasco, evidenziando poi con la schiettezza che lo contraddistingue come non sia stata la miglior partita di Orro – adesso sono troppo vicine al traguardo per lasciare la presa. Lo spiega perfettamente la centrale Sarah Fahr: “Siamo cariche, siamo pronte, vi abbiamo fatto soffrire e abbiamo sofferto anche noi nell’ultima partita, ma siamo arrivate all’atto finale di questo Europeo e ora seguiremo il nostro istinto, perché sappiamo giocare a pallavolo e sappiamo quello che dobbiamo fare”. Davanti al pubblico turco, che nella prossima stagione ammirerà Sylla, Orro e Antropova in tre squadre diverse della capitale, l’Italia proverà a fare come in quel film: camminerà, conterà e schiaccerà insieme. Perché lo sa fare.