Il volley azzurro non è finito, si sta solo ricaricando

Durante l'ultima, deludente Volleyball Nations League, Velasco e De Giorgi hanno gestito assenze, recuperi e rotazioni con in mente un solo obiettivo: gli Europei
8 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 05:29
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Ekaterina Antropova, 23 anni, nata in Islanda da genitori russi e naturalizzata italiana e Paola Egonu, 27 anni, nata a Cittadella da genitori di nazionalità nigeriana sono le stelle della nazionale azzurra di Julio Velasco (foto FIVB)

Il momento d’oro della pallavolo italiana è davvero finito? Qualcuno, non dubitiamo, se lo sarà chiesto. A noi la domanda (pretestuosa) serve per incollarvi a quella che sarà la risposta. Partiamo dal principio. La Volleyball Nations League (da ora in avanti solo VNL) si è chiusa con un bronzo per la nazionale femminile e una misera uscita ai quarti di finale contro gli Usa per quella maschile. Poco per quello che le due formazioni hanno espresso nell’ultima stagione. Entrambe Campioni del Mondo (come la Spagna del pallone) donne e uomini hanno atleti capaci di battere chiunque. A patto, però, che giochino.
E arriviamo al nodo: le campionesse olimpiche allenate da Julio Velasco sono scese in campo per la maggior parte della manifestazione senza quattro titolari su sette, senza contare che il libero Eleonora Fersino (bravissima) era alla prima apparizione da titolare dopo l’addio di Monica De Gennaro e Stella Nervini è stata sì in campo ai Mondiali, ma è pur sempre molto giovane. Lo zoccolo duro - Egonu, Orro, Sylla e Danesi - si è preso un periodo di riposo ed è tornato solo poco prima delle finali. Il che non era un mistero per nessuno. Quindi nella sconfitta al quinto set con il Brasile, in semifinale, c’era sì la formazione titolare, ma con ben pochi minuti di campo nelle gambe. “È sbagliato pensare che si possa sempre vincere, a maggior ragione dopo due anni come quelli che ci siamo lasciate alle spalle, mi è piaciuta invece la nostra reazione”. A parlare è Alessia Orro a margine della vittoria con la Cina che ha consegnato loro il bronzo in VNL e 350mila euro di montepremi. Senza dimenticare il secondo aspetto.
L’estate era partita con l’intenzione di Velasco di spostare Kate Antropova da opposta a schiacciatrice-ricevitrice e far giocare contemporaneamente lei e Egonu quando Paola sarebbe tornata. Peccato che dopo due tappe di VNL lo stesso Velasco abbia decretato finito l’esperimento e Antropova si sia riaccomodata al posto 2 a picchiare palloni come sa fare meglio. Ma ciò che non ha permesso alle azzurre di arrivare in finale è stato accidentalmente quello che in questi due anni aveva invece garantito il successo: l’alternanza delle due opposte. Contro il Brasile né Antropova né la rientrante Egonu sono riuscite a trascinare la squadra. Peccato.
Adesso c’è un solo interrogativo da sciogliere in vista degli Europei: chi è l’opposta titolare della nazionale italiana che esordirà il 21 agosto a Goteborg contro la Croazia? Ekaterina Antropova, che ha giocato tutta l’estate e ha raggiunto ormai il livello della sua compagna-rivale simbolo, o Paola Egonu, che resta ancora l’opposta più forte che ci sia in circolazione in Italia? Perché la Turchia, che ha battuto il Brasile e ha vinto la VNL, ha in Melissa Vargas il suo punto fermo. “Dopo anni di grande stress era giusto concedere a queste ragazze un periodo extra di pausa ed il solo fatto che fossero con noi ad allenarsi e giocare mi lascia pensare che arriveremo all’Europeo in ottime condizioni”, chiude Velasco giustamente fiducioso. Manca pochissimo.
Poi ci sono i maschi. Qui la situazione è un po’ più complessa. Perché le assenze sono il frutto di infortuni. Anche gli uomini hanno iniziato la manifestazione senza alcuni titolari, ma nel caso della squadra di Ferdinando De Giorgi, in prospettiva Europei c’è da valutare principalmente il recupero fisico di due pilastri della squadra: Daniele Lavia e Alessandro Michieletto. Se il primo arriva da un inizio di 2026 che l’ha visto piano piano riprendere spazio in campo e sicurezze in attacco (basteranno?) quello che sta tenendo tutti con il fiato sospeso è il secondo. Per l’MVP del Mondiale, il 2026 è partito malissimo. Una frattura da stress alla schiena l’ha costretto ad uno stop forzato - l’ultima partita risale addirittura al 21 gennaio - e se la VNL non era certo una priorità, lo è invece il completo recupero in vista degli Europei di settembre in Italia. Che però pare essere lontano. Michieletto si allena (e vale pure per lui: basterà?) nel frattempo ci sono Mattia Bottolo e Luca Porro, che arrivano da un’annata molto positiva con Civitanova e Modena, ma le speranze di vincere l’oro europeo in casa passano dall’avere a disposizione quantomeno gli stessi giocatori che un anno fa si confermarono sul tetto del mondo.
Manca ancora un mese, comunque. Il 10 settembre da Napoli (per la precisione: Piazza del Plebiscito) partiranno i sogni azzurri. Poi Modena, Torino e le finali a Milano. La delusione della VNL (vinta ancora dalla Polonia) è archiviata. “Avremmo potuto giocarcela meglio, ma il risultato di una partita non deve oscurare il percorso. Ci prepariamo agli Europei con ottimismo” dice Fefè De Giorgi. “Anche perché vogliamo fare risultato davanti ai nostri tifosi”, prosegue Yuri Romanò, l’opposto azzurro che da cinque anni non è mai sceso di rendimento. Che l’Italia sia con lui. Perché i momenti d’oro del volley si chiamano generazioni e questa è tutt’altro che finita.
E poi c’è una battaglia che accumuna tutta la pallavolo italiana. Mai come questa volta unita contro i possibili cambiamenti voluti della FIVB, la federazione internazionale. Alla proposta di organizzare manifestazioni internazionali nei mesi invernali, con un comunicato congiunto (e questo basterebbe già a certificare la gravità) lega maschile e lega femminile dichiarano: “Comprometterebbe gravemente la regolarità dei campionati nazionali, pregiudicherebbe il valore economico, sociale e sportivo che i club hanno costruito negli anni attraverso ingenti investimenti, altererebbe la preparazione tecnica e atletica delle squadre, aumenterebbe il rischio di infortuni e renderebbe definitivamente insostenibile un calendario già oggi eccessivamente congestionato. Il rispetto dei campionati nazionali non è negoziabile”. Il problema dei calendari internazionali esiste da sempre, dagli anni ’90, ma questa volta la pallavolo italiana deve fare fronte comune. E i giocatori, che loro malgrado hanno accettato il Mondiale ogni due anni e una VNL che tutte le estati dura due mesi, stanno pienamente con i loro club.