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In due anni Kimi ha fatto innamorare la Formula 1
Piace agli avversari. Attira i giovani. A Monza parte dal fondo, ma vuole divertirsi. E Milano lancerà la nuova F1
5 SET 26

Foto Ansa
Gli sono bastati due anni per conquistare la Formula 1. Andrea Kimi Antonelli ci ha messo poco a far innamorare il mondo della velocità. Prima con il suo sorriso, poi con le sue vittorie. È un peccato che a Monza, nel Gran premio di casa, debba partire dal fondo dello schieramento per la penalità che la Mercedes pagherà per avergli montato un motore tutto nuovo. Più affidabile, ma non più potente. Lui ha sorriso anche a questo perché sa che è un sacrificio giusto da pagare pensando al Mondiale che guida con 59 punti di vantaggio su Russell e Hamilton. “Non è il massimo prendere una penalità nel Gran premio di casa, soprattutto una penalità così importante. Però noi come team guardiamo al campionato e questa è sicuramente una delle piste migliori dove farlo. Meglio cambiare tutto adesso per non avere problemi in futuro”, ha detto. Gli permetterà di essere più leggero in una gara dove la pressione sarebbe stata enorme visto che per la prima volta Monza avrebbe ospitato un derby con la Ferrari. Un favore anche per i tifosi che così potranno tifare tranquillamente per Leclerc e Hamilton domenica e poi per Kimi nella corsa al Mondiale.
I sondaggi, anche quello della Gazzetta, raccontano di un tifo che pende ancora per Leclerc, ma Kimi lo sa e non si preoccupa. Ha il tempo e la classifica dalla sua parte. E poi la Formula 1 l’ha già conquistata. Max Verstappen tifa per lui. “Non penso che abbia bisogno dei miei consigli: deve solo essere se stesso e fare quello che sta facendo, perché è bravissimo. Sta affrontando tanta pressione e la cosa migliore che i media possano fare è lasciarlo stare e farlo lavorare in pace. E se lui si trovasse nella posizione di lottare per il titolo, gli direi di non aver paura di nessuno: basta concentrarsi su se stessi, fare punti ogni weekend senza commettere errori. Finora ha dimostrato di avere un grande controllo”. Anche Leclerc dice che se non dovessero farcela lui o Hamilton gli piacerebbe veder vincere questo ragazzino che batterebbe ogni record di precocità.
A parte George Russell, il suo compagno avversario, sono tutti con lui. D’altra parte l’effetto Kimi sulla Formula 1 è impressionante. “Oggi abbiamo un’età media che è passata da 57 anni a 34 o giù di lì. Siamo in una condizione in cui l’ingresso di un pilota come Kimi ci ha portato non solo interesse sportivo in pista, perché ha dimostrato di essere un pilota davvero molto forte, ma ha portato un’ondata di gente che prima non seguiva la Formula 1 grazie a lui”. Perché piace così tanto è presto spiegato: “È un ragazzo che affronta questa grande responsabilità di essere in testa al Mondiale con la leggerezza tipica di tutti i giovani. Gli auguro di tenersi per sempre questa sua naturalezza e questa freschezza, sono elementi che attraggono, perché i ragazzi della sua età si riconoscono in lui. È trainante. È un professionista serio, però mantiene quella giovialità che è tipica di quell’età, non ha ancora il peso e quindi gli auguro di non averlo mai, di non sentirsi ingabbiato nell’essere per forza il pilota professionista che deve comportarsi in una certa maniera. In questo c’è qualcosa di tipicamente italiano, ovvero la capacità di avere sempre il sorriso, con una giovialità straordinaria, tipica del nostro modo di vivere”. Promosso a pieni voti. Anche quando si prende decine di torte in faccia dai suoi meccanici che hanno voluto festeggiare così i suoi 20 anni appena compiuti. “Sono dovuto restare un quarto d’ora sotto la doccia per togliere la panna…”, scherza lui, mentre Hamilton si mette in posa con la sua nuova F40 e un cappottone che fa caldo solo a vederlo. Generazioni diverse.
Kimi è la punta di diamante di una Formula Italia che prima di lui era rappresentata solo dalla Ferrari. Oggi l’Italia è di nuovo al centro della Formula 1 e non è un caso che l’anno prossimo, a febbraio, sarà proprio Milano ad ospitare lo show di inizio stagione con tutti i team. Dal 18 al 20 febbraio, avremo tra la Fiera e il nuovo palazzo di Santa Giulia il F1 Live Milan. Sarà quasi una settimana della velocità. Ci mancava dopo la Design Week e la Fashion Week. E pensare che fino a qualche anno fa il Gran premio d’Italia era a rischio: “Credo che ora ci sia da parte di tutti la consapevolezza che questo sport non è uno sport che rimane nella dimensione sportiva, è qualcosa che genera interesse e devo dire che come mai prima vedo un interesse che va al di là della dimensione sportiva da parte di tutti a cominciare dal nuovo presidente dell’Automobile club, Geronimo La Russa. La Formula 1 è riconosciuta come una nuova piattaforma sportiva con una dimensione più grande e il nostro paese è tornato protagonista”.
Merito della Ferrari, di Kimi, di chi investe come i tanti sponsor italiani che hanno abbracciato il campionato. Portiamo le gomme, i freni e perfino la pasta. E magari il campionato verrà a concludersi proprio in Italia, a Imola, pronta a ospitare l’ultima tappa a dicembre se i venti di guerra non smetteranno di soffiare in medio oriente. “Per ora il calendario è confermato con le gare in Qatar e ad Abu Dhabi”, dice Domenicali, sapendo di mentire. È troppo pericoloso portare un campionato made in Usa da quelle parti. Nessuno è disposto a prendersi un rischio. “A metà settembre prenderemo una decisione definitiva”. Intanto è già ufficiale che l’anno prossimo Monza avrà anche la gara Sprint, quella che piace ai giovani. “Ce ne saranno di più, ma resteranno meno della metà di quelle lunghe”. Intanto ci godremo un weekend che ha già visto la Formula 1 invadere Milano dove gli sponsor hanno riempito la città con le loro installazioni. È davvero Formula Italia.