Come sarà il nuovo stadio del Venezia, che lascerà la laguna per puntare in alto

L’impianto dovrebbe vedere la luce fra un anno e sostituire il vecchio Penzo fra due: si prospetta un’arena virtuosa nell’Italia a corto di infrastrutture sportive. Peccato però che sarà troppo piccola per ospitare gli Europei

2 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:07
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Foto per gentile concessione del Venezia F.C.

Una nuova casa che guarda al futuro, con buona pace del passato. Il Venezia è appena tornato in Serie A e già guarda alle prossime stagioni: da oggi infatti i tifosi avranno la possibilità di prenotarsi per ottenere l’accesso prioritario ai vari settori del nuovo stadio comunale. Che deve ancora essere completato, eppure non è mai stato così vicino a vedere la luce – dopo decenni di infinito dibattito tecnico e burocratico. Al momento, in zona Tessera, a circa un chilometro nell’entroterra dall’aeroporto Marco Polo, il cosiddetto Bosco dello Sport è un cantiere a cielo aperto: si tratta di un’area verde da 115 ettari, al centro della quale sorgeranno le avveniristiche arene del calcio e del basket cittadino. Quest’ultima è già in fase avanzata, mentre dello stadio si comincia a delineare la struttura portante in cemento armato. I lavori dovrebbero concludersi tra circa un anno, con il club arancioneroverde pronto a trasferirvisi ufficialmente a partire dal 2027/28.
Finirà dunque l’era secolare del Penzo sull’isola di Sant’Elena – il secondo più antico impianto italiano tuttora in uso, dopo il Luigi Ferraris di Genova –, tanto suggestivo quanto strutturalmente inadeguato ad accompagnare le ambizioni sportive del Venezia. Il nuovo stadio, di cui ancora si deve decidere il nome, ha tutta l’aria di un gioiellino all’ultimo grido: spazi polifunzionali, efficienza energetica, elementi decorativi che richiamano il paesaggio lagunare. È un caso virtuoso, in un paese in cui i moderni impianti sportivi vengono costruiti con il contagocce. L’unica pecca? Il Venezia ha fatto trenta, forse poteva tentare di fare trentuno: l’erede del Penzo avrà una capienza di 18.500 posti, espandibili fino a 25mila in occasione della grande concertistica. Numeri sufficienti ad assicurarsi la licenza Uefa per ospitare le partite delle coppe europee, ma non gli Europei 2032 – per i quali la soglia minima prescritta è dai 30mila spettatori in su.
Un peccato soprattutto per l’Italia, visto il deficit infrastrutturale con cui siamo alle prese da paese organizzatore: la Figc dovrà sottoporre le sedi del torneo alla Uefa entro il mese prossimo e per molti di questi stadi si prospetta una corsa contro il tempo. D’altronde per il Venezia la sfida si preannunciava già abbastanza grande così: per un club rifondato poco più di un decennio fa, l’obiettivo era dotarsi di una nuova dimora costruita su misura – senza sobbarcarsi il rischio di una costosa cattedrale nel deserto.
L’intero progetto del Bosco dello Sport ha richiesto investimenti da oltre 300 milioni di euro, 185 dei quali soltanto per l’erede del Penzo – interamente finanziati da fondi privati. La proprietà americana degli arancioneroverdi, che in questi mesi ha vissuto un nuovo avvicendamento ai vertici, ha fatto capire che un impianto all’altezza è un requisito fondamentale per puntare davvero in alto. Inaugurarlo in Serie A sarebbe il viatico migliore: tre promozioni dal 2021 in poi sono segnali incoraggianti, ora il Venezia punta alla salvezza. E al grande trasloco.