Per le italiane in Champions l’importante è partecipare

Sta finalmente finendo il mercato, ma attenzione ci sono ancora un sacco di pacchi da piazzare
29 AGO 26
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Foto Ansa

Dispiace per il Manchester United (che dopo il mio “scommettete sui Red Devils” della scorsa settimana ha perso male contro l’Hull City, of course), unica inglese che in Champions League dovrà affrontare ben due squadre italiane, Como e Roma, alle altre ne tocca una (il Liverpool con l’Inter, l’Arsenal e il Manchester City con il Napoli) o nessuna, come all’Aston Villa. Le squadre che arrivano dalla Serie A faranno il solito torneo con spirito decoubertiniano, ché vincere la coppa non se ne parla, noi inglesi ci proveremo sapendo di potercela fare. Meglio Europa e Conference, per voi, soprattutto quest’anno che ci avete mandato Milan e Juventus, con i rossoneri che hanno beccato due inglesi, Sunderland e Bournemouth, e i bianconeri che affronteranno rappresentanti di quartiere e compagini amatoriali.
Sono gli ultimi giorni di calciomercato, e bisogna resistere, amici: i media sparano trasferimenti possibili, ma improbabili ogni due ore, così poi i tifosi si incazzeranno non vedendoli concretizzati, ed è il momento in cui i più bravi piazzano dei pacchi clamorosi alle avversarie, avendo fatto finta fino all’ultimo di volersi tenere un giocatore che avrebbero venduto già il 15 giugno. È tutto un gran teatrino, lo sappiamo, con sgarbi tra società, finti certificati medici per saltare gli allenamenti, presidenti che bloccano i propri allenatori su WhatsApp come fidanzate offese pur di non comprare loro l’esterno che manca alla rosa, e sceneggiate come quelle di Alvarez in Spagna, con Altetico Madrid e Barcellona che si insultano tramite interviste televisive e si promettono guerra sul trasferimento dell’attaccante argentino parlando di “superamento della linea rossa” manco fossero Trump a Hormuz.
A proposito di Trump, seguo con simpatia le avventure della Fiorentina, dove il presidente Giuseppe Commisso ha investito molto, moltissimo, ha le stesse movenze del cialtrone della Casa Bianca e si becca dei meravigliosi “vaffanculo” dopo che in piazza deve leggere gli appunti dal telefono per dire “Io amo la Fiorentina”. Anche lui ha promesso di riportare la squadra “dove merita”, formula ambigua e pericolosa che serve a fingere grandi obiettivi e illudere. Chi decide cosa merita una squadra? Se fosse per i tifosi, nella gran parte dei casi il proprio club merita lo scudetto, o almeno la qualificazione in Champions. Dopo un po’ i posti finiscono, però. A meno che tu non sia una squadra inglese.