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addio rossonero •
L'illusione Rafael Leao se ne è andata dal Milan
L'attaccante portoghese va al Galatasaray, lascia la fascia sinistra rossonera dopo sette stagioni, qualche gioia e la consapevolezza che non ci sarà più un Godot da attendere

C'era un calciatore che vestito con un maglia rossonera sulla fascia sinistra accelerava, caracollava, dribblava come fosse la rappresentazione del vento. Quel giocatore si chiama Rafael Leão e dava l'illusione di essere inafferrabile, che a lui fosse tutto o quasi possibile, di poter combinare qualsiasi cosa se solo l'avesse voluto. Le illusioni sono ammalianti perché spingono chi guarda a crederci davvero a ritenerle reali. Il problema è che non lo sono.
E infatti finiscono. Rafael Leão lascia il Milan, andrà a giocare in Turchia, al Galatasaray.
Rafael Leão ha giocato con le illusioni. Forse ci ha creduto davvero di essere inafferrabile, senz'altro che a lui fosse tutto o quasi possibile. Se si sale sugli spalti di San Siro e si osserva bene il campo da gioco si può vedere dove questa illusione è svanita: lo stesso luogo che è stato casa sua per sette stagioni, quel rettangolo di campo che termina con la linea laterale sinistra.
Rafael Leão era arrivato a Milano, al Milan, il primo agosto del 2019 senza fanfare, ma con addosso gli occhi di chi era disposto a incuriosirsi per un giocatore che descrivevano veloce come il vento e capace coi piedi di fare divertire. In pochi però si fidavano davvero di quel portoghese che con la Nazionale under 21 del suo paese nemmeno giocava titolare e che al Lille faceva la punta ma in area ci stava poco e poco pure segnava.
Al Milan, Rafael Leão iniziò come punta, interprete sconclusionato in quella parentesi di calcio sconclusionata che fu il breve periodo di permanenza di Marco Giampaolo sulla panchina rossonera. Sembrava una storia sbagliata quella del portoghese al Milan, si trasformò in una grande storia, almeno apparente.
L'arrivo di Stefano Pioli alla guida dei rossoneri vide lo spostamento progressivo di Rafael Leão sulla fascia e lì il portoghese iniziò a costruire la sua illusione. Un'illusione a tratti convincente, capace di cullare nei tifosi milanisti una nuova fiducia, una vorticosa convinzione che tutto fosse alla loro portata. Un'illusione che si trasformò in gioia nell'anno nel quale il Milan festeggiò uno scudetto che ai più sembrava quasi impossibile. Su quella fascia Rafael Leão era un prodigio di velocità ed eleganza, una forza della natura che veniva coadiuvata a perfezione da quell'altra illusione che si trasformò in convincente realtà chiamata Theo Hernández.
Durò abbastanza da scambiare tutto questo per certezza. Poi i tifosi del Milan scoprirono che quel magnifico palazzo che si pensava di cemento era in realtà fatto di neve. Che Rafael Leão stesso fosse nient'altro che neve destinata a sciogliersi al sole. E il sole arrivò.
La storia di Rafael Leão al Milan è durata sette stagioni, ha riempito di ricordi eccitanti le teste dei tifosi rossoneri, ha lasciato la sensazione di qualcosa di incompiuto, come fosse una storia profondamente giusta diventata una storia sbagliata. I tifosi perdonano tanto, quasi mai però la poca volontà di dare più di tutto per una maglia. E a Rafael Leão si poteva chiedere tutto, ma non di essere uno capace di prendere per mano chi gli stava attorno e spronarlo a dare tutto per la maglia.
Rafael Leão se ne va che il campionato è iniziato, che agosto non è finito. Se ne va in un mescolarsi, ovviamente altrui, di malinconia per quello che è stato, di malumori per quel che poteva essere e non è stato, di consapevolezza che non ci sarà più un Godot da aspettare.