Tutto molto bello, tutti esperti di nuoto e atletica. Ma la domenica si aspetta solo il campionato

La verità è che come il pallone non c’è niente. Potete anche esservi appassionati ai 50 dorso fingendo di riconoscere le nuotatrici dal colore della cuffia, o alla 4x100 facendo finta di sapere come si passa il testimone senza essere squalificati, ma l’unica cosa di cui vi frega è contro chi gioca la vostra squadra del cuore la prossima partita
18 AGO 26
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Foto LaPresse

Nessun brindisi per gli organizzatori degli Europei di atletica e di nuoto, capaci di mettere in piedi due eventi sportivi così importanti negli stessi giorni, costringendoli a rubarsi ascolti, spettatori e spazio mediatico. Molte pinte alla Gran Bretagna, invece, e poiché mi sento buono e l’Italia ha oggettivamente spaccato i culi a entrambi gli appuntamenti, un brindisi anche a voi. Resto fedele al calcio, mio primo amore subito dopo la bionda ben spillata, ma essendo inglese non sono stato costretto a inventarmi esperto di sport sconosciuti come l’ottanta per cento degli italiani nelle scorse settimane.
Forse delusi da un calciomercato più barzotto che sodo, per 15 giorni avete abbandonato le discussioni su giochismo e risultatismo per scoprirvi improvvisamente maestri di mezzofondo, esperti di virate, amici d’infanzia di Quadarella, fisioterapisti che avrebbero saputo consigliare meglio Jacobs e Furlani. C’è chi si è ricordato di quando a educazione fisica il professore faceva provare il lancio del disco (ma loro avevano la giustificazione) e della prima volta al mare senza braccioli. E’ stato un bel testa a testa, e non mentirò dicendo che non mi girano le palle per il medagliere dell’atletica vinto da voi per tre centesimi davanti a noi – sarà che lo stadio di Birmingham in cui si svolgevano le gare sembrava quello di calcio del Catanzaro, e vi siete sentiti a casa in una struttura fatiscente. Sono abbastanza fair da ammettere che classificare le nazionali solo in base agli ori vinti è una stronzata sesquipedale, e che nel nuoto mi poteva andar bene anche un ex aequo.
La tragedia – vostra – è che degli atleti applauditi nelle scorse due settimane vi ricorderete di nuovo ai Mondiali del prossimo anno, e solo se faranno risultati importanti. Dopo avere commentato le interviste di staffettisti e tuffatrici con “ah, come parlano bene e come sono umili, mica come quei montati buzzurri di calciatori strapagati, signora mia”, da ieri siete già tornati a parlare delle polemiche tra Maldini e Malagò, di quando verrà esonerato Gattuso dopo il brillante esordio in Coppa Italia, di dove giocherà Diego Moreira, di quanto Vicario sarà meglio di Di Gregorio. Il tutto annaffiato dalle solite banalità che i giornalisti sportivi partoriscono in serie ogni volta che un italiano vince qualcosa senza calciare un pallone in porta: mi riferisco ai classici editorialoni su “il calcio impari da…” (là dove l’insegnante di volta in volta è la pallavolo, la scherma, il tennis, l’atletica, il nuoto, il rugby, le bocce), o alle accuse di razzismo a caso perché non ci sarebbero abbastanza calciatori di colore come invece succede in altri sport. Che noia.
La verità è che come il calcio non c’è niente, e che potete anche esservi appassionati ai 50 dorso fingendo di riconoscere le nuotatrici dal colore della cuffia, o alla 4x100 facendo finta di sapere come si passa il testimone senza essere squalificati, ma l’unica cosa di cui vi frega è contro chi gioca la vostra squadra del cuore la prossima partita. Mi spiace per i vostri atleti e nuotatori, se ne faranno una ragione. (Sì sì, anche le atlete e le nuotatrici, tranquill*).