Nuoto, atletica, scherma e non solo. Indagine sulla Formula Italia, che ci porta in cima al mondo

Sara Curtis, Jannik Sinner, Kimi Antonelli. Nell’estate del Mondiale di calcio, dove per la terza volta di fila abbiamo marcato visita, siamo riusciti a divertirci lo stesso. Ma forse ci manca ancora un po’ di cultura

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La Formula Italia ormai è questa. Quando corriamo, saltiamo, nuotiamo e ci tuffiamo siamo i migliori d’Europa e spesso del mondo. Quando tiriamo di scherma, non ci batte nessuno. Adesso abbiamo addirittura il numero uno del tennis mondiale e il leader del campionato del Mondo di Formula 1. Tutti italiani, giovani, belli e pure simpatici. Chi non vorrebbe un figlio come Sara Curtis, Jannik Sinner o Kimi Antonelli, tre ventenni che stanno ribaltando il mondo dimostrando di saper giocare anche con le parole e non solo con gli attrezzi dei loro sport. Sara ne ha parlato addirittura con il presidente Mattarella in occasione degli 80 anni della Repubblica italiana, quando fu inserita tra i dieci giovani ammessi al colloquio con il capo dello stato. Ormai sta diventando una piacevole abitudine. Facciamo incetta di medaglie ai Giochi estivi e a quelli invernali e quando arrivano estati come questa, senza Cinque Cerchi all’orizzonte, proseguiamo la festa tra Europei e Mondiali.
Siamo diventati maestri pure nel flag football conquistando la qualificazione a Los Angeles 2028. E’ un football senza placcaggi, sembra l’ennesima follia dello sport business, ma poi lo vedi tra le discipline olimpiche e leggi che pure Marcell Jacobs (l’unico azzurro sbiadito di Birmingham) vorrebbe giocarci e allora porti a casa pure questo risultato. Prima abbiamo vinto il medagliere ai Mondiali di scherma, poi abbiamo fatto altrettanto agli Europei di atletica andando a battere gli inglesi all’ultimo centimetro dell’ultima gara. A casa loro, gridano i telecronisti. E sì, proprio a casa loro, dopo che due anni fa avevamo dominato a casa nostra. Abbiamo fatto il pieno anche in piscina e nell’acqua torbida della Senna: 43 medaglie tra acque libere, tuffi e nuoto. Secondi solo agli inglesi, questa volta. In questa calda estate tra scherma, atletica e nuoto abbiamo portato a casa 73 medaglie. E devono ancora scendere in campo le nazionali di volley e quella di basket femminile. Non è ancora finita, insomma.
Nell’estate del Mondiale di calcio, dove per la terza volta di fila abbiamo marcato visita, siamo riusciti a divertirci lo stesso. Sappiamo fare tutto, ma non sappiamo più fare bene quegli sport nei quali una volta eravamo maestri. Il calcio, certo, ma anche il ciclismo e la boxe, dove non riusciamo più a esprimere un campione vero. In compenso abbiamo tre italiani fra i primi 15 tennisti al mondo e, per la prima volta dopo 73 anni, potremmo avere un pilota italiano campione del mondo in Formula 1. Il nuovo presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ancora prima del raccolto estivo, aveva detto: “I risultati dello sport italiano non sono un miracolo, ma il frutto del lavoro dei presidenti federali, delle federazioni e di un metodo”. La conferma viene dal fatto che cambiano i presidenti del Coni, ma i risultati restano. Lo sport è ancora lontano dalle scuole, ma entra nel tessuto italiano grazie alle società sportive, al volontariato di genitori e dirigenti che lo fanno funzionare. Oggi gli esempi da guardare e seguire sono i ragazzi e le ragazze che stanno riempiendo di successi quest’estate. Giovani e non più giovani perché non dobbiamo scordare Gianmarco Tamberi, Simona Quadarella o Arianna Errigo. Vinciamo con i ventenni, ma anche con chi i vent’anni li ha passati da un pezzo. Abbiamo il presente e il futuro. E un trend che non finisce: secondo gli ultimi dati resi noti da Sport & Salute tra le prime sette federazioni italiane, il calcio è la sola che ha perso tesserati attivi.
Uno dei primi compiti del nuovo presidente della Federcalcio, uno che lo sport lo conosce meglio di chiunque altro, sarà capire perché ragazzini e ragazzine scappano dal calcio e perché quello che un tempo era il mestiere dei sogni, ancora di più dell’astronauta, sia scivolato al terzo o quarto posto nelle loro preferenze. Sabato si riparte con il pallone, la serie A è già sui blocchi di partenza e non meravigliamoci se un quotidiano sportivo dei tre ancora in edicola preferisca titolare sul nuovo portiere della Juve piuttosto che sulle imprese azzurre. Abbiamo i risultati e i giovani, ma forse ci manca ancora un po’ di cultura.